BombaBibbia Report (10/2010)
Il nuovo anno di BombaBibbia? Novità e continuità. Novità perché al primo incontro si sono aggiunti cinque nuovi amici, continuità perché… qualcuno ha portato lo stesso brano che ha chiuso il precedente ciclo di laboratori. Parliamo di Isaia 55, un capitolo colmo di immagini che s’inenellano l’una nell’altra: l’appello a chi ha sete («O voi tutti assetati venite all’acqua», v. 1), l’arrivo delle piogge («scendono dal cielo e non vi ritornano / senza avere irrigato la terra», v.10) e il rifiorire della terra («tutti gli alberi dei campi batteranno le mani», v.12). Tutte immagini della Parola, che esce dalla bocca come saliva, come un oggetto, come un fatto concreto e non un flatus vocis.
A seguire la storia di Giuda e Tamaar raccontata in Genesi 38: più piccante di una novella bocaccesca, più astuta di una novella da Mille e una notte, così umanamente universale che Thomas Mann la riprenderà nel grandioso affresco di Giuseppe e i suoi fratelli. Omicidi, invidie, gelosie, stratagemmi. [Continua »]

Proust, nella sua celebre polemica con il critico Sainte-Beuve, l’autore delle Conversazioni del lunedì, afferma che il cuore del lettore non può essere dispensato da quello sforzo che occorre per ricreare in fondo al nostro io l’io più profondo dell’autore, del quale l’opera d’arte è il prodotto. Al contrario Sainte-Beauve, legando strettamente alla lettura dei testi la ricerca biografica sui loro autori rischia di impedire questa sorta di ricreazione interiore, tutta sbilanciata com’è sui dati esteriori. Leggere è fondamentalmente una questione di disponibilità interiore, non di ricostruzione della biografia dell’autore. Il biografismo di Sainte-Beuve aveva come formula tel arbre, tel fruit. A giudizio di Proust, al contrario, «un libro è il prodotto di un io diverso da quello che si manifesta nelle nostre abitudini, nella vita sociale, nei nostri vizi. Un tale io, se vogliamo cercare di comprenderlo, possiamo attingerlo solo nel profondo di noi
Oggi più che mai possiamo chiederci se il successo di pubblico è davvero il criterio determinante delle qualità di un’opera letteraria, perché sappiamo quanta parte possa avere e quanta forza fuorviante, in quest’ambito, la risonanza mass-mediatica.