Reale come una favola

«…ma questa è un’altra storia, e si dovrà raccontare un’altra volta». Se questa frase vi dice qualcosa, probabilmente siete tra i fortunati che hanno amato un curioso romanzo in 26 capitoli, alcuni scritti in rosso rubino e altri in verde acqua, introdotti da grandi capolettere che procedevano dalla A alla Z. Se invece questa frase non vi dice nulla, siete probabilmente tra gli sfortunati che conoscono solo i film molto liberamente ispirati a La Storia Infinita e cordialmente detestati dal suo autore. Proprio uno strano destino, quello della Storia Infinita, esibita nelle manifestazioni di pacifisti e ambientalisti negli anni Ottanta e oggi involontaria patron – attraverso il nome di un suo protagonista, Atreju – del convegno annuale di un partito di tutt’altra area. Destino tanto più bizzarro se si pensa che alla sua uscita il romanzo fu accusato di apoliticità, destino che però lo accomuna al capolavoro di J.R.R. Tolkien, tirato per la giacchetta dalle direzioni più disparate. [Continua »]


Cantare con i polmoni pieni di gioia

jeffUn paio di giorni fa mi è capitato di leggere due brani che nulla hanno in comune e che pure hanno continuato a rimbalzare nella mia testa per tutto questo tempo, come palline su un campo da ping pong. Il primo è un testo di Henry Miller, citato per intero (e non ho ancora capito il perché) all’interno del volume The Wilco Book (dell’omonima band). Il secondo è un testo breve di Jack Kerouac, scritto nel 1941. Non so cosa esattamente abbiano in comune, ma in un modo o nell’altro (complesso e però preciso), la gioia di cui parla uno, e la nostalgia evocata dall’altro, sembrano fare comunque orbita intorno a uno stesso cerchio, a un solo sfuggente punto. Che forse è il punto in cui arte e vita si incontrano, si specchiano e si sorridono, riconoscendosi l’una nell’altra. [Continua »]

Un libro per il viaggio più lungo

A cosa serve la Letteratura? Forse ad aprire la strada alla goccia nel fiume che si apre / la strada in mezzo alla pietraia. Questi versi di Bertolt Brecht alludono alla possibilità di riattivare un flusso vitale attraverso l’aridità e il pietrisco dell’anima quando questa si è abituata a vivere fuori da se stessa. Ma come fare, da dove cominciare? Un punto di partenza potrebbe essere la lettura, lenta e meditata, de Il continente interiore  di Carlo Ossola (Marsilio), critico letterario (formidabili i suoi articoli sull’inserto domenicale del Sole24ore) e professore al Collège de France , la cui parola erudita sembra bagnata di rugiada per tanta freschezza e vitalità: 55 “stazioni” scandiscono un viaggio in compagnia di libri, autori, storie e personaggi che appartengono alla memoria sapienziale delle Lettere e delle Scritture. Una memoria in grado di proiettarci nel futuro inscritto all’interno di noi  stessi e di aiutarci a compiere quel movimento che l’autore, medievista di professione, sintetizza nel “te tandem tibi restitue” dell’amico Agostino: restituisciti a te stesso perché, come scrive il poeta Vittorio Sereni, Con non altri che te / è il colloquio. // […] E qui t’aspetto. Ma che cos’è il “continente interiore”? Nel frammento di questa video intervista, la risposta dell’autore di questo libro tanto atipico nel panorama della critica letteraria italiana quanto indispensabile, soprattutto per chi sente che “il viaggio più lungo / è il viaggio verso l’interno” (Dag Hammarskjold) e che l’Arte è un antidoto alla distrazione che ci porta continuamente fuori strada.


PyrobolusChartaceus vestimentum ad solem pandens est

Ex Antonii Spadari charta Rosa Elisa Giangoia vertit

“ Sic volsellis suspensa filis tensis ex altero ad alterum tabernaculi latus litterarum acta mestrua, dimidiati mensis, hebdomadalia vestimenta ad solem pandentia videntur”: sic incipiebat in primo exemplari litterarum actarum quae italica lingua “Letture” inscribitur, in remoto anno MCMXLVI “Litterarum actarum recognitio”, id est series brevium recensionum non librorum sed … litterarum actarum, scilicet. Litterarum actarum imago ut vestimenta ad solem pandentia igitur animi miram aciem comitatur: quae mundi vitaeque sententiam iudicandam, id est aestimandam ferunt. Locus interretialis PyroboliChartacei litterarum acta quae vitae mundique sententiam ostendere vult est. Necesse non est recordari officii

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Stornoway, esordio col botto

Piace condividere un ascolto che mi ha folgorato, il disco d’esordio degli Stornoway, “Beachcomber’s Windowsill”, band rivelazione di Oxford. Bella la location scelta per la realizzazione di un set dal vivo, una villa di Oxford appartenuta a Vivien Greene, moglie dello scrittore e drammaturgo inglese Graham Green, celebre in Italia per il suo romanzo “Il Potere e la Gloria”. [Continua »]


La parola a chi legge

Dall’incontro tra il laboratorio di lettura O’Connor di BombaCarta e Feltrinelli Roma nasce:

LETTORI CERCASI

A partire da ottobre, un incontro al mese dedicato ai lettori per leggere ad alta voce una pagina di un libro che ci ha stimolato.

Chi decide la fortuna di un libro? Il lettore.
Per chi si scrivono i libri?
Per i lettori. E allora, la parola a chi legge!

Ogni partecipante propone agli altri solo un brano (narrativa/poesia) tra quelli che più ama con il patto di rivelare l’autore e il titolo solo alla fine. Un modo semplice per rendere omaggio agli unici protagonisti della lettura: le parole e i loro lettori. Seguirà un dibattito che sarà anche un’opportunità per conoscere e far conoscere nuovi testi, per incontrare persone appassionate della lettura.

Il laboratorio non è una lezione su argomenti letterari né un incontro a tema su un determinato libro, ma un’occasione di confronto, libero e aperto a chiunque, sulle impressioni suscitate dalla lettura. È una buona occasione per conoscere e far conoscere nuovi testi, per incontrare persone appassionate della lettura.

Prossimo appuntamento

Lunedì 10 gennaio, ore 19:00, presso la Feltrinelli di Galleria Colonna (piazza Colonna, 31/35 – Roma).


Tra Venezia e Roma. Dov’è finito il cinema italiano?

La bocca del lupo di P.Marcello

Sono francamente stanco di sentir blaterare a proposito della crisi del cinema italiano, di quanto siano cattivoni questi beceri berlusconiani che tagliano i fondi per il cinema e di quanto siamo intellettuali noi che ci indigniamo per i film con tante parolacce dei Vanzina e vorremmo dieci cento mille Sorrentino per appagare la nostra fame borghese di libertà di pensiero perché viviamo in una dittatura travestita da democrazia bla bla bla.

Se il cinema italiano non produce più vagonate di film di qualità come nei gloriosi anni del dopoguerra e della censura DC non è certo perché non ci sono fondi governativi, ma perché non esistono più produzioni che investono sugli autori di qualità – che ci sono eccome e non si limitano a Sorrentino e Garrone. E perché le produzioni non dovrebbero più investire su un certo cinema? Perché non c’è alcun tipo di riscontro di pubblico. E questo è dimostrato dal fatto che anche i pochi film di qualità stranieri che arrivano sui nostri schermi stanno 1-2 settimane, se va bene, in una sala, e poi basta. E’ un problema di pubblico, quindi culturale. Non è un problema politico. [Continua »]