Ma in fondo, BombaCarta, cos’è?

Domanda pericolosa, che rischia di far sparire la magia. BombaCarta è un po’ come “l’ingrediente segreto” degli spaghetti del papà-cicogna di Po, il mitico e “prescelto” campione di Kung-Fu Panda: il segreto degli spaghetti è che non c’è alcun ingrediente segreto. Però è anche giusto chiedersi e rispondere alla domanda delle domande (“Quid est?“) e così ho provato a dire (balbettare) qualcosa davanti alle telecamere di Rai Educational e a quelle dell’Archivio della Generatività, una delle più belle realtà che si aggira di recente nel nostro paese, che già da tempo ha messo gli occhi addosso al piccolo, variegato e generativo mondo di BombaCarta.

In una recente riunione di questo Archivio, nella sede dell’Istituto Sturzo, nel presentare BombaCarta ho citato Romano Guardini, per cui l’opera d’arte non ha uno scopo ma un senso, e questo vale anche per BombaCarta che si occupa non a caso di opere d’arte. BC ha un senso, lo so, anche se non lo conosco; direi che più che altro ha un orizzonte, che a volte si vede, altre volte scompare, poi si intravede tra le nuvole, ma c’è sempre, inafferrabile e invitante. Se avesse solo uno scopo sarebbe una mera associazione culturale che si scioglie non appena lo scopo viene raggiunto, e invece BC è un movimento, una “tensione a”.. non a caso “a” è il tema di questo mese.

Buona visione dei due video che provano a togliere qualche nuvola di troppo dal nostro orizzonte, spero.

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Intervista ad Antonio Monda

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“Essere innocenti oggi non è né deve essere diverso da quello che è significato essere innocenti da sempre. La presunzione di innocenza è un diritto”.

Inizia così l’intervista ad Antonio Monda, incontrato ancora una volta a Roma, durante la presentazione del suo primo romanzo in una piccola libreria in via Siacci.

Assoluzione nasce dalla voglia di raccontare il diritto che tutti gli uomini hanno a una giustizia giusta, a una giustizia svincolata da quella spettacolarizzazione e da quel compromesso mediatico con cui spesso scende a patti.

E poi ancora l’arte, i film, Napoli e l’affinità elettiva.

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“Assoluzione” di Antonio Monda

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Ad aprile, Antonio Monda, ha presentato il suo primo romanzo: Assoluzione.
Circondato dalla cornice dei suoi affetti provenienti in gran parte dal mondo giornalistico e cinematografico, Antonio Monda ha raccontato le fondamenta, gli ideali e i sogni da cui ha preso forma il suo romanzo d’esordio.

Tantissimi gli spunti suggeriti dall’eclettico autore, nel racconto e nel corso della presentazione.Arte, letteratura, musica, cinema e sport, tenuti insieme dal motivo dominante del libro: lapresunzione d’innocenza, aspirazione alla garanzia di una giustizia per tutti anche per coloro che la società ha già sommariamente condannato.

Tale aspirazione, ad un’ideale di giustizia civile, è indimenticabilmente descritto da un linguaggio limpido, che l’autore ha anticipato leggendo qualche brano del libro e suggerendo anche lo scenario che fa da sfondo. Una Napoli misteriosa e lontana dal tedio di ogni retorica giornalistica, come l’inaspettata presenza di Roberto Saviano ha sottolineato.

…“Non ho mai creduto al mito dell’artista che soffre, o al bohèmien, ma so che chi crede all’ossessione in un ideale è destinato a soffrire. Soprattutto se questo ideale è la bellezza, o la verità, che poi sono la stessa cosa.”…

Antonio Monda, Assoluzione, Mondadori

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La Città dei ragazzi di Eraldo Affinati

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Nasce da un contatto autentico il romanzo-diario di Eraldo Affinati. Nasce dall’incontro con Omar e Faris e con tanti altri ragazzi che come loro sono fuggiti dai loro Peasi di origine per arrivare a Roma, nella Città dei ragazzi, storica comunità fondata nel secondo dopoguerra dal sacerdote irlandese John Patrick Carroll-Abbing. In questa comunità, Affinati si ritrova a essere per loro non solo un insegnante ma anche un padre, e come tale decide di accompagnarli da dove sono partiti e guardare assieme a loro la terra che hanno lasciato da bambini e che ora li accoglie “italiani”.

“Tu ti senti italiano o musulmano”, chiede a uno di loro Affinati. “Be’, musulmano dentro e italiano fuori”.

Vestono con jeans e maglietta, questi ragazzi, amano la pizza e la televisione ma conservano le radici di una cultura diversa, fatta di silenzio, di regole tacite, di poche cose essenziali. Hanno imparato l’italiano e con esso la magia di suoni e parole nuove, magia dimenticata per chi come noi ne fa un uso automatico.

Eraldo Affinati, La città dei ragazzi, Mondadori

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Intevista a Claudio Piersanti

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Ci ha accolto nella sua casa romana, un piccolo rifugio affacciato su Trastevere dove la scrittura si fonde con la riflessione e il silenzio. Claudio Piersanti ha parlato dei suoi libri e della totale incapacità umana di star bene in solitudine.

È su questo concetto che lo abbiamo interrogato e ascoltato: per Piersanti il suo Enrico, protagonista del romanzo Il ritorno a casa di Enrico Metz, è un uomo che sceglie di stare da solo, di ritornare ad apprezzare la quotidianità, di lasciarsi affascinare da gesti semplici e umili.

Solitudine non significa chiudersi in se stessi e allontanarsi dal mondo, come avviene, invece, per il personaggio di Luisa e il silenzio. Essere solitari, apprezzare la propria compagnia, non significa soffrire.

Claudio Piersanti è nato in Abruzzo nel 1954. Laureatosi in Filosofia a Bologna, attualmente vive tra Roma e le Marche. A lungo giornalista scientifico, è anche autore di sceneggiature cimematografiche (ha lavorato soprattutto con Carlo Mazzacurati) e di un libro a fumetti,Stigmate, scritto con Lorenzo Mattotti.

È autore di una raccolta di racconti e di numerosi romanzi tra cui L’amore degli adulti, Luisa e il silenzio, Charles, L’appeso, Gli sguardi cattivi della gente e Il ritorno a casa di Enrico Metz. Con quest’ultima storia ha vinto il “Premio Campiello 2006″, il “Premio Napoli 2006″, il “Premio Alassio 100 libri – Un autore per l’Europa 2006″ e il “Premio Frontino Montefeltro 2006″.

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Confini

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Esiste un confine in letteratura? E che cosa si intende con questa parola?

Noi di BombaTV lo abbiamo chiesto a tre scrittori incontrati a maggio di quest’anno a Torino, in occasione della XX Fiera Internazionale del Libro, edizione dedicata proprio a questo tema.

Hanno parlato con noi:

  • Claudio Piersanti, giornalista e autore di numerosi libri come Luisa e il silenzio e Il ritorno a casa di Enrico Metz;
  • Davide Sapienza, traduttore e autore de I diari di Rubha Hunish e de La Valle di Ognidove;
  • Fabio Stassi, il giovane autore di Fumisteria (premio Vittorini opera prima 2007) e di È finito il nostro carnevale.

Per dire che il confine in letteratura è una categoria labile tanto da scomparire e diventare orizzonte, opportunità, ponte e occasione di dialogo. Perché la letteratura travalica i perimetri geografici, le lingue e le epoche…

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Intervista a Lia Levi

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A Trastevere, nel cuore di Roma, BombaTv è stata accolta da Lia Levi nella sua casa. L’intervista si è trasformata ben presto in una conversazione tra amici ai quali la scrittrice ha mostrato le fotografie della sua famiglia e ha raccontato la genesi dei suoi libri, frutto quasi tutti dei suoi ricordi da bambina.

Un’infanzia vissuta tra le leggi razziali contro gli ebrei, a cavallo della Seconda guerra mondiale. Un’infanzia come quella di tanti bambini che scoprono di avere delle radici religiose e culturali che fanno parte della loro pelle e alle quali non si può voltare le spalle.

Lia Levi è nata nel 1931 a Pisa. Di famiglia piemontese, da piccola si è trasferita a Roma, dove vive ancora oggi. Scrittrice e giornalista è autrice di numerosi libri per adulti (tra i quali Ogni giorno di tua vitaL’albergo delle MagnolieQuasi un’estateSe va via il re) e per ragazzi (come Che cos’è l’antisemitismoLa portinaia ApolloniaGiovanna e i suoi reFontane e bugie). Con Una bambina e basta ha vinto il premio “Elsa Morante opera prima” nel 1994.

Ha fondato e diretto per trent’anni “Shalom”, il mensile della comunità ebraica.

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Intervista a Eraldo Affinati

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Nel marzo 2007 BombaTv ha incontrato lo scrittore e giornalista Eraldo Affinati. L’incontro si è concentrato sull’esclusivo rapporto tra lo scrittore Affinati e la letteratura, seguendo le mappe tracciate nel libro recentemente edito per la Fandango dal titolo “Compagni Segreti”.

Abbiamo parlato con lui di letteratura, di lettori e dei percorsi di una vita trascorsa nell’attivismo continuo. È stato un lavoro entusiasmante grazie alla particolare disponibilità dello scrittore ed alla identificazione di un argomento a lui e a noi particolarmente caro.

Scrittore, giornalista e insegnante Eraldo Affinati nasce a Roma nel 1956.

Ha pubblicato, tra gli altri, Soldati del 1956 (Marco Nardi 1993), Bandiera Bianca (Mondatori 1995, Leonardo 1996), Il teologo contro Hitler, Sulle tracce di Dietrich Bonhoeffer (Mondadori, 2002),Compagni Segreti (Fandango 2006), Il nemico negli occhi (Mondadori, 2001) e Campo del sangue(Mondadori, 2000), quest’ultimo finalista ai Premi Strega e Campiello. Ha curato l’edizione completa delle opere di Mario Rigoni Stern Storie dall’Altipiano (I Merdiani-Mondadori 2003).

Vive a Roma e insegna letteratura alla Città dei ragazzi.

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O Qoelet

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“Vanità delle vanità” dice Qoelet. “Tutto è vanità”; non c’è niente di nuovo sotto il sole, quello che è stato sarà di nuovo e quello che è si ripeterà.

Abbiamo pensato che c’è una città, con la sua gente, che vive queste e le altre parole del vecchio saggio Qoelet. Questa città è Napoli, con il suo bel golfo di mare blu che in realtà giace sopra un enorme lago di fuoco sotterraneo, potente quanto il vesuvio che esploderà un giorno o l’altro.

“Tutti i fiumi vanno a mare”, fiumi di acqua, fiumi di gente, fiumi di persone che vivono la giornata aspettandosi solo quello che darà in quello stesso giorno. C’amm’a'fa’: adda passa’ a’nuttata.

La saggezza di Qoelet ci ricorda quella dei tanti anziani che a Napoli passano quasi tutta la giornata seduti su una sedia fuori dal loro “basso”, la casa che si affaccia direttamente in strada, conversando e lasciando che il giorno scorra. Perché agitarsi tanto? Tutto è vanità. Tutto passa, portato dal vento. E il vento soffia, e soffia ancora, e ‘ncoppa ai giri sui turn’a sciosscia’. Vanità delle vanità, vento di vento.

I traghetti che da Napoli vanno alle isole sono l’emblema dello spirito del Qoelet: passano, ripassano, ripassano, avanti e indietro e cosi’ via tutti i santi giorni…

E tutto quello che è stato, bello, buono, cattivo o dolce, ritorna al mare, e si spegne alla fine.

Abbiamo provato a riesprimere questi ed altri sentimenti del vecchio Qoelet “traducendo” il testo della Bibbia in napoletano. L’abbiamo ascoltato, recitato, e l’abbiamo “visto” nelle immagini forti di questa città tra code, corse, panni stesi nei vicoli dei quartieri spagnoli, pattumiere, graffiti, musica, autobus perennemente fuoriservizio, case in perenne restauro, mare, vento, sole, tramonti, albe, notti e giorno.

Ne abbiamo fatto una video-poesia che unisce la Sacra Scrittura con una realtà molto reale, un documento che possa emozionare ancora ed in un certo qual modo travalichi alcuni confini.

“O Qoelet” è stato realizzato da quattro studenti della Facoltà Teologica di Napoli – San Luigi, come elaborato del corso sui libri sapienziali (tra cui appunto il Qoelet).

La fotografia è stata curata da Alessandro Viano, un giovane gesuita di Torino con la passione dell’immagine. Eraldo Cacchione, uno gesuita originario di Milano, si è divertito a montare il pezzo col suo Mac. La voce fuori campo in napoletano è quella di Rosario Antignano, seminarista della diocesi di Acerra e consumato attore di teatro.

L’ideazione e la regia è stata invece opera di Giuseppe Zito, gesuita laureato in Film Production presso la Loyola Marymount University di Los Angeles e già regista di corti in video e pellicola che hanno partecipato e vinto premi in vari festival italiani e statunitensi.

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