Spogliarsi

Oggi il giardino splende alla luce del sole e gli alberi sono di un verde brillante. Anche i fiori squillano con i loro colori vivaci. Oggi sembra quanto mai vera la frase: “Osservate come crescono i gigli del campo: neanche Salomone, con tutta la sua gloria, vestiva come uno di loro”. I fiori e gli alberi non si spogliano da soli: non possono deporre petali e foglie. Il loro spogliarsi, il loro divenire “spogli”, è un fatto naturale, involontario, dovuto al ciclo delle stagioni. L’uomo si spoglia invece. E questa è una grande differenza.

L’albero spoglio ha una sua bellezza: L’albero spoglio non è uno scheletro: è una energia in piena incubazione, pronta ad esplodere al momento opportuno, al momento giusto. L’essere spoglio dice attesa, preparazione, adeguamento a condizioni ambientali che sono fuori dal suo dominio,  inconsapevole “obbedienza” a un ciclo vitale. Per l’uomo è diverso. Innanzitutto, certo, nel freddo, l’uomo si copre, al contrario degli alberi. Ma ecco già una sottile differenza che investe un gesto fatto delle medesime procedure: coprirsi e vestirsi, e dunque, al loro opposto, scoprirsi e spogliarsi (e anche svestirsi). Sono cose simili ma differenti. Coprirsi serve a proteggersi dall’esterno, vestirsi serve a prendere una forma. Così scoprirsi significa “mostrare il fianco”, mettersi in una posizione in qualche modo vulnerabile, esporsi mettendo l’accento sul proprio corpo; spogliarsi invece significa il gesto di togliersi ciò che si ha addosso, mettendo l’accento su ciò che riveste il corpo, dandogli una forma per l’esterno.

Ma c’è un’altra differenza: lo scoprirsi è sempre parziale, lo spogliarsi è totale. Si dice: “scopri il viso” non “spoglia il viso”. Si scopre qualcosa, ci si spoglia tutti. E si dice così anche se non si vuole o si deve restare completamente nudi. Dunque che significa spogliarsi? Significa togliersi di dosso qualcosa che comunque riguarda tutto il nostro corpo, anche se alla fine questo gesto non ci porta alla nudità completa.

Perché ci si spoglia? Che cosa implica lo [Continua »]


Lab. O’Connor – report di maggio

È il laboratorio dei contrasti quello di maggio. I contrasti che fanno ridere e quelli che inumidiscono gli occhi.

La carità ipocrita di fronte alla disperazione (La notte, Elie Weiser), l’amore che prova a giocare con il dramma della malattia (Solomon Silverfish, da Questa è l’acqua di D.F. Wallace), la violenza sanguinaria che irrompe dentro una risata (Suttree, Cormac McCarty), l’arroganza che si tramuta in pietà (Mia sorella è una foca monaca, Christian Frascella), l’infanzia tutt’altro che ingenua che turba gli adulti (Trilogia della città di K, Agota Kristof), l’uomo preistorico che ritorna sugli alberi messo in fuga dal progresso (Il più grande uomo scimmia del Pleistocene, Roy L. Lewis).

A completare la batteria 121 anni di solitudine (Paul Collins) e i versi di R. S. Tomas (dalla raccolta Il senso è nell’attesa). [Continua »]


Svolta di respiro

Antonio SPADARO, Svolta di respiro. Spiritualità della vita contemporanea, Milano, Vita e Pensiero, 2010, pp. 240.

Cos’è, dunque, Svolta di respiro? Mi permetto di trasferirvi in semplicità l’esperienza personale che ne ho fatto…

“Svolta di respiro” è una citazione dal poeta Paul Celan, il quale intende affermare che il poeta “espira” in forma poetica la realtà che egli ha “inspirato” perché gli sta intorno come l’aria e subito Spadaro precisa che l’esperienza è sempre una forma di respiro.

L’autore stesso nella prefazione definisce il libro come una “giuda spirituale all’esperienza ordinaria del mondo d’oggi”. C’è posto nella vita dell’uomo d’oggi, immerso nel caos degli impegni e segnato da ritmi faticosi, per la spiritualità? È forse qualcosa di riservato solo a quelle poche persone che riescono di tanto in tanto a ritirarsi in qualche eremo immerso nel verde? Decisamente no. [Continua »]


Sgradevole è brutto

Ieri, lunedì 3 maggio, ho partecipato come relatore alla presentazione del saggio “La falce spezzata. Morte e immortalità in Tolkien” (Marietti), un incontro moderato da Saverio e con relatore, oltre a me, anche il giornalista e saggista Roberto Arduini. Bel po’ gente, bella gente, bel dibattito.. ma prima nel pomeriggio ero stato alla presentazione di un altro libro, presso la Casa del Cinema a Roma. Il libro era quello dell’amico Diego Mondella “Sgradevole è bello”, un saggio (forse il primo in Italia) sul regista americano Todd Solondz. È intervenuto Roberto Cotroneo, noto critico letterario e ha fatto un discorso che non mi ha convinto del tutto. Lo avevo già visto sempre alla Casa del Cinema che difendeva spassionatamente il film (sgradevole anch’esso) Lourdes, e anche in quella occasione non mi aveva convinto del tutto. [Continua »]


BombaBibbia Report (04/2010)

Serata intensa per il primo BombaBibbia nella nuova sede di via Panama! Un rincorrersi di keywords davvero sorprendente. Cominciamo con il Libro del profeta Isaia 30,18-26, una promessa di pace… guadagnata!

«Anche se il Signore ti darà il pane dell’afflizione e l’acqua della tribolazione, tuttavia non si terrà più nascosto il tuo maestro […] il Signore curerà la piaga del suo popolo e guarirà le lividure prodotte dalle sue percosse».

Il Signore non si nasconde più al suo popolo, ma invece che nutrirlo di latte e miele… lo ciba di afflizione e tribolazione. Lo cura, sì, ma dai lividi che lui gli ha procurato. E’ il realismo della correzione che il «maestro» – sorprendente che compaia questo titolo – dispone prima di dire: «Questa è la strada, percorretela». Ed ecco la prima keyword: strada. Il brano successivo, infatti, è il Vangelo secondo Giovanni 14,1-8: «Io sono la via, la verità e la vita». Beh, wow. Alla faccia della coincidenza. Tutt’altra atmosfera nella conclusione del Libro di Qohelet 12,1-8[Continua »]


[Bombafoto] combattere

Premessa necessaria del combattere è l’avere un ostacolo e doverlo superare.  Ma l’ostacolo non è neutro; il termine infatti sottointende qualcosa che agisce contro.

Un nemico, qualcosa di attivamente avverso al nostro obiettivo.  La cosa che mi da da pensare è che spesso siamo noi, il nostro avversario.

Ma detto questo, cosa vuol dire fotografare il “combattere”?

Fotografare un combattimento?  E che combattimento?  Una rissa, una battaglia, un incontro di pugilato?

Un momento di battaglia interiore?  E nel caso, cosa mi da’ evidenza di questo conflitto?  La battaglia interiore di qualcuno che ho inquadrato nel mio obiettivo o la mia battaglia interiore, che viene resa visibile nella mia pellicola (o nei miei pixel)?

A voi la risposta, vi aspetto qui https://www.flickr.com/groups/bombafoto/


Isole da Nobel

Grazia Deledda, Luigi Pirandello, Salvatore Quasimodo:
la metà dei Nobel conferiti all’Italia provengono dalle isole…


Sardegna e Sicilia, “isole felici” della narrativa italiana? Da oltre una decina di anni a questa parte, gli scrittori insulari hanno scalato le classifiche dei bestseller, sbancato ai premi letterari, spopolato sul piccolo schermo. Quasi fosse in atto una rivincita del locale sul globale. Quasi che la narrativa delle grandi città, incolore e standardizzata, non riuscisse a colmare la nostalgia per ambientazioni più delimitate, perfino isolate, ma ancora ben identificabili, ricche di gusti e sapori caratteristici, di dialetti legati all’esperienza quotidiana. E di storie antiche, e di usanze ataviche, tramandate alle generazioni tra tante incertezze, ma senza smarrirsi nel meccanismo anonimo di una vita frenetica. Isole, scogli sicuri che resistono all’assalto quotidiano dell’eterno movimento: il mare, l’infido e sconfinato mare, legame e divisione con gli Altri… quelli della terra ferma, quelli che conoscono solo metà del mondo. Gli scrittori già noti sono Vincenzo Consolo e Andrea Camilleri per la Sicilia; Marcello Fois, Salvatore Niffoi e la cagliaritana d’adozione Milena Agus per la Sardegna. Ma, oltre a questi “assi pigliatutto”, quali altri nomi vanno segnalati? [Continua »]