Web 2.0 Reti di relazione

Tempo fa «tecnologia» era solamente sinonimo di progresso, automazione, sviluppo industriale, e non aveva nulla a che fare con i concetti e le esperienze di amicizia e relazione. Oggi invece il suo riflesso  immediato e decisivo sui rapporti umani in generale è semplicemente un dato di fatto, una ovvietà. Se una volta i due termini «tecnologia» e «relazione» sembravano stonati se usati insieme, oggi invece nel nostro tessuto sociale ha fatto irruzione una rilevante mediazione tecnologica: è un fatto con il quale bisogna confrontarsi.

Il mondo delle comunicazioni sta unificando l’umanità rendendola davvero un «villaggio globale». Il web 2.0 non è che questo: la Rete trasformata in un network sociale, luogo di partecipazione e di condivisione. Un social network collega persone comuni (e dunque non tecnici o esperti) aperte a condividere pensieri, conoscenze, ma anche pezzi della loro vita. La loro caratteristica è quella di essere aperti a tutti sia nella fruizione sia nella costruzione. Blog, YouTube, Facebook, aNobii,… sono tutti termini che identificano piattaforme di social networks. Il cambiamento delle abitudini e dei modelli di relazione appare significativo. [Continua »]


Luctari

Ex Antonii Spadari charta Rosa Elisa Giangoia vertit

Mihi me quietum pacatumque esse semper dixerunt. Nescio utrum ita sit an non, sed quod cum mihi dicunt reminiscor illius diei qua, gymnasii alumnus, condiscipulus meus me sine mora deridebat. Difficillime me more solito agebam: animus meus timidus me contrariorem esse vetabat. Quo loco exire, quod antea semper evenerat, sed tunc ita non fuit, conatus sum. Nescio quod accidit, sed me repente ei pugnum naso ictum quod eum stravit incussisse memini. Qui non repugnavit. Nulli repugnaverunt. Ne ego quidem. Tempus subito consistit. Spiritus tempus. Nemo me ita contra acturum esse putaverat. Certamenne mihi fuit? Provocationine cessi? Ita non fuit, certamen mihi non fuit. Repercussus necopinatus fuit.  Irae impetus.  Parva mora,  collare meae tunicae manicatae sublato, ivi. Certamen impetus non est. Certamen progressus, “incrementum” quoque est. Irae impetus communis, necessarius, naturalis est: animi effusio est. Certamen contra ad consilium studium est. [Continua »]



La bellezza infinita di Ende

(Il presente articolo è stato pubblicato domenica 11 aprile su RomaSette)

«L’essenza della bellezza è il mistero e la meraviglia». Su questa affermazione ruota il volume inedito di Michael Ende, lo scrittore tedesco morto nel 1995 autore del celebre romanzo fantasy “La storia infinita”, che contiene sei testi mai pubblicati in Italia, diversi per dimensioni, destinatari e argomenti, che ora il filologo e giornalista Saverio Simonelli ha raccolto, tradotto e curato per l’editore Rubbettino. Diversi tra loro, questi testi sono legati da alcuni «fili rossi», il primo dei quali è proprio l’amore per la bellezza, intesa come fonte e frutto di mistero e meraviglia. Come spiega il curatore nella preziosa introduzione, questa difesa della bellezza non è una posa o una battaglia astratta, al contrario è il richiamo concreto alla responsabilità di ogni poeta perché c’è un compito da svolgere: «La perorazione della causa della fantasia come patrimonio di sensibilità che il poeta può offrire come strumento di guarigione dell’animo del singolo e quindi, indirettamente, di progresso del vivere sociale». Può colpire la presenza di questo impegno sociale in Michael Ende, quasi da scrittore «civile», ma essa è invece un nodo centrale di questi testi che va compreso bene per evitare facili equivoci.

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Report Laboratorio O’Connor – aprile 2010

Un Laboratorio O’Connor sui generis? Forse un po’.

Di certo un Laboratorio O’Connor pieno, partecipato e coinvolto, che ha fatto seguito in termini temporali e spaziali, al Laboratorio di Cinema. Insomma un “mega-laboratorio” come ha detto qualcuno, viste le innegabili “intersezioni” fra le parti. Pubblico attivo e partecipativo, attento e con quel pizzico di provocazione che rende equilibrato lo scambio. Come sempre, nessun tema portante, eppure, come sempre, i testi letti hanno evidenziato incroci di contenuti, personaggi, immagini, sensazioni evocate. Alcuni brani, tuttavia, avevano una certa connessione con l’azione scelta per il mese di aprile, ovvero lottare, combattere.

Bella la “novità” introdotta nel corso delle discussioni: ogni testo ha evocato il riferimento ad una pellicola cinematografica, dando così prosecuzione al Laboratorio di Cinema che poco prima aveva proposto una serie di titoli davvero “cult”. [Continua »]


Dicono di BombaCarta…

«Se “Carmilla” o “Nazione Indiana”, proprio per il loro successo, tendono a diventare siti chiusi  e unidirezionali, che danno poco spazio all’interazione con il proprio pubblico, altri siti mantengono aperto un dialogo vivace con i propri utenti, sebbene anch’essi dotati di una redazione chiusa. Tre esempi anche qui: l’articolato sito “Bombacarta” fondato nel 1998 dal critico cattolico Antonio Spadaro, “laboratorio sull’espressione creativa” con forum, mailing list, rivista letteraria, eccetera (www.bombacarta.com)».

(da: Giancarlo FERRETTI – Stefano GUERRIERO, Storia del’informazione letteraria in Italia dalla Terza pagina a Internet 1925-2009, Milano, Feltrinelli, 2010, 339-340)


Si può ridere di Dio? / 3

Ricordiamo tutti l’orbo monaco che, ne Il nome della rosa, avvelena quanti si avvicinano alle pagine dove Aristotele difende la commedia e il riso. E’ proprio vero che la tristezza intossica… ma sulla veridicità di questa visione storica che vuole un Medioevo cupo, tristo e penitente ci sarebbe molto da discutere. Eric Auerbach, nel suo immortale studio Mimesis, ha documentato che la struttura portante della narrativa cristiana, a partire dai Vangeli, è proprio la commedia… non la tragedia. E Dante ne è la pietra miliare. Lo affianca il prologo che Francois Rabelais – frate francescano (a suo modo), monaco benedettino (a suo modo), parroco diocesano (a suo modo) – antepone al Gargantua et Pantagruel. Altrettanto si potrebbe dire per il suo predecessore padano, Teofilo Folengo. La tradizione del grottesco e del caricaturale crebbe febbrilmente in Occidente, dalle statue gotiche alle pagine di Flannery O’Connor. La mesta vulgata dirà: ovvio, per contrapposizione. Fosse pure, il fatto è che la tradizione comico-grottesca crebbe qui, crebbe come non avvenne altrove. Prolificò qui l’umorismo religioso, un umorismo anche dissacrante. Le barzellette più sconce girano in sacrestia. Come si rapporta, allora, Dio con il ridere? Una possibile risposta in questi versi di un grande poeta irlandese…

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PATRICK KAVANAGH, Una visione di Dio e del Diavolo
(
A View of God and the Devil
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