Uccidere

Minerva impedisce ad Achille di uccidere Agamennone

Minerva impedisce ad Achille di uccidere Agamennone

Un uomo, un cercatore d’oro, cammina con il suo compagno, Bill, per l’immensità di una distesa di ghiaccio. Sono entrambi deboli e stanchi, col loro carico di masserizie e di metallo prezioso sulle spalle. L’uomo si sloga una caviglia e chiede aiuto all’altro che invece se ne va per la sua strada, come in una sorta di parabola invertita del buon samaritano. Davanti all’uomo ferito resta l’immensità della paurosa e terribile desolazione pronta a schiacciarlo. L’uomo comincia a tremare ma non si ferma né si lascia vincere dal pensiero dell’abbandono. Si convince che Bill lo avrebbe atteso più avanti: era costretto ad aggrapparsi a questa convinzione, altrimenti non avrebbe avuto senso tutta quella fatica, e si sarebbe lasciato cadere per morire. Se l’uomo perde la “compagnia” si lascia morire.

Nel frattempo i lupi con i loro ululati vagano avanti e indietro per quella desolazione, tessendo nell’aria un velo di minaccia. Nel suo tragitto l’uomo incrocia le tracce di un altro uomo. Poi vede un mucchio di ossa. Era ciò che era rimasto di Bill dopo il passaggio dei lupi. L’uomo prosegue come un fantasma, guidato dalla visione di un miraggio irraggiungibile: il mare che si intravede alla fine dei ghiacci e una nave. L’ultimo atto è la lotta con un lupo, stremato tanto quanto l’uomo: una lotta estrema, lenta, affannata di due corpi senza più energie. L’uomo l’avrà vinta ma senza alcun trionfo. [Continua »]


BombaFoto, il laboratorio fotografico di Bombacarta

Salve a tutti,

Flickrho il piacere di annunciarvi la nascita di Bombafoto, il laboratorio fotografico di Bombacarta. È un laboratorio un po’ particolare, che vivrà principalmente su internet, approfittando del fatto che il supporto informatico è ormai la forma principale di esistenza delle foto.

Siete tutti invitati, e approfitto per esprimere lo spirito che vorrei animasse il laboratorio; un paio di concetti che spero si autoalimentino in un circolo virtuoso:

  • le cose vanno fatte bene, ma soprattutto vanno fatte
  • non c’è ragione di faticare più del necessario

Sfrondiamo la nostra tecnica da tutto ciò che non è necessario e che ci appesantisce (un piccolo corollario a questo è: avere una macchina da pochi megapixel non è una scusa per non partecipare; non avrò una foto abbastanza definita per una grande stampa, ma sullo schermo sarà più che adeguata).

Entriamo a questo punto nel vivo della questione.

Il primo tema per il laboratorio sarà “Iniziare”. Cosa vuol dire “Iniziare” in fotografia? [Continua »]


Il sacro oltre lo scandalo

ongHo il piacere di annunciarvi che è appena uscito il volume: Walter ONG, Il sacro oltre lo scandalo. Hopkins, il sé e Dio (Milano, Medusa, 2009) per il quale ho scritto la postfazione.

Walter Jackson Ong, celebre per i suoi studi sulla storia della scrittura e della oralità, allievo di Marshall McLuhan, è una figura interessantissima nel panorama multidisciplinare della letteratura intesa come meditazione, uno scenario, dunque, non afflitto da specialisti ma aperto alla poesia intesa come via d’accesso al bello e al bene, alla beatitudine. In questo volume, Ong attraversa con densità e partecipazione i meandri e gli slanci dell’opera di Gerald Manley Hopkins, il grande poeta e mistico dell’Ottocento, riscoperto con ardore nel primo dopoguerra e assunto tra i maestri di intere generazioni. Ma l’originalità delle letture di Ong consiste soprattutto nel porre in luce l’elemento fondativo dell’arte di Hopkins, il suo insistere sull’identità, il Self, come chiave per meditare la presenza reale, incarnata, dì Dio nell’intimo di ciascuna persona.

Hopkins non fu l’unico dei poeti dell’età vittoriana a mettere in luce la questione del sé o del “paesaggio interiore”; ma l’intensità e l’acuto senso di pienezza esistenziale che emerge dai [Continua »]


Jan Twardowski e la fretta di amare

Twardowski(il presente articolo è uscito il 12 ottobre su Roma7)

Nel suo recente viaggio nella Repubblica Ceca il Papa ha affermato che: “Buono ed onesto è colui che non copre con il suo “io” la luce di Dio, non mette davanti se stesso, ma lascia trasparire Dio”. Le parole di Benedetto XVI vengono subito in mente al termine della lettura delle sessanta poesie di Jan Twardowski raccolte nel volume Affrettiamoci ad amare che finalmente permetto al pubblico italiano di conoscere un altro grande esponente della poesia polacca, all’altezza di Herbet e dei premi Nobel Milosz e Szymborska.

Il carattere più immediato che risalta prepotente da questi versi sobri e scarni è la “trasparenza”, che è anche il titolo di un componimento in cui il poeta, [Continua »]


U2 in concerto su YouTube

Qui si fa la storia del rock: il primo concerto trasmesso in streaming live sul web e con gli U2. Novantamila spettatori paganti in uno stadio, milioni di fans collegati ad internet per la diretta del 25 ottobre dal “Rose Bowl America’s Stadium” di Pasadena, in California (ore 20.30). In Italia saranno le 4.30 del mattino di lunedì. Il “Global Live Webcast” degli U2 potrà essere visto integralmente su YouTube U2official e sul sito della band di Dublino, U2.com. Sarà bello esserci… con un click.


Verso una “nuova epica”? Riflessioni critiche sulle posizioni di Wu Ming

(ho pubblicato questo articolo in: La Civiltà Cattolica 2009 IV 137-149)

New Italian EpicTutti a scuola abbiamo studiato «epica»: storie di dèi ed eroi, storie mitiche, proiettate in un passato senza tempo o in epoche lontane segnate radicalmente da grandi scenari e da grandi conflitti, che davano vita ad affreschi di ampio respiro. La lotta e la guerra sembravano essere il motore di ogni grande storia o la sua conseguenza. Nella sua monumentale Estetica, pubblicata nel 1832, Hegel considerava la guerra un evento opportuno per la letteratura, anzi «la situazione più appropriata» (1) al genere epico. Il motivo fornito dal grande pensatore tedesco è preciso: l’epica deve rappresentare una totalità capace di dar conto, da un lato, di uno sfondo universale; dall’altro, degli avvenimenti degli individui o, meglio, dell’eroe. Essa presenta uno scenario drammatico di sconvolgimenti (a volte coinvolgenti anche gli dèi) e la vicenda personale di uomini che in questo sfondo si stagliano a tinte forti o deboli, a seconda dei casi. Hegel, parlando dell’epica, in realtà ha illustrato uno dei motivi che rendono, a nostro avviso, significativa un’opera letteraria in generale: la possibilità di raccontare una storia particolare che si dispiega entro un orizzonte ampio, per entrare nel quale è necessario un respiro profondo.

Ma che cos’è la letteratura? «Un libro esiste nella storia dell’umanità proprio come una battaglia, e Renzo non è meno popolare, influente e cruciale nella storia d’Italia di quanto lo sia Garibaldi. La letteratura dunque ha un peso nel mondo reale, e sebbene ci sia in larga parte sconosciuto il processo alchemico per cui le parole diventano fatti, nondimeno sappiamo per esperienza che così accade. La letteratura è l’insieme di tutti i mondi inventati dagli scrittori, e questi mondi — assai più delle stelle del cielo — influiscono sulle vicende della terra» (2). Queste considerazioni di Fabrizio Rondolino, per quanto estremamente sintetiche e giornalistiche, risultano efficaci. Un personaggio «epico» come Renzo Tramaglino dei Promessi Sposi, cioè un personaggio le cui vicende si stagliano su un ampio affresco storico e teologico, può avere un impatto popolare di significato più profondo di un personaggio storico. Del resto, nessuno si può sentire ingannato dall’Odissea («finta»), ma può esserlo da un reality show («vero»). I mondi inventati influiscono sulle vicende della terra, forse più degli stessi astri.

Una Terra «essiccata»?

È singolare che le parole citate siano frutto del fiume di inchiostro versato intorno al febbraio 2009, subito dopo la pubblicazione di un volume dal titolo New Italian Epic (3). I suoi quattro autori costituiscono un collettivo che ha assunto il nome di «Wu Ming», che in cinese significa «Senza Nome». Il gruppo è molto riconoscibile nel panorama letterario italiano sin dal gennaio del 2000. È autore di opere tradotte in molti Paesi: quattro romanzi collettivi, alcuni saggi, oltre ai romanzi «solisti» (4). I singoli scrittori restano formalmente anonimi e si identificano con un numero (1, 2, 3 e 4). La definizione di New Italian Epic è stata coniata da Wu Ming 1 nel marzo 2008, durante i lavori di un seminario sulla letteratura italiana contemporanea [Continua »]


Vado a prendere d’anticipo il mattino

Molti inizi sono figli di uno strappo, di una sconfitta, di una disattenzione ed hanno in sé la cifra della necessità. Inizi obbligati, dovuti e indispensabili. Spesso si è costretti ad iniziare – per non dire ricominciare – solo perché non si è stati bravi a conservare, tutelare e dare respiro a ciò che si aveva. Il sonno, la disattenzione, la mancanza di cura e la superficialità, portano, di frequente, le cose verso la loro fine. E allora, in questi casi, si è tenuti, purtroppo, a dover ricominciare, da capo, ex novo; perché sì, non c’è scampo:  quando ci si assopisce placidamente sulle cose, sulle verità di dentro e sulle bugie comode come i migliori cuscini sul mercato, si paga. Sempre. Perché, quando tutto è messo a tacere e tutti sono a dormire,  le cose, nel frattempo, vanno, da sole, lungo strade che, quasi sempre, corrono troppo veloci per poi poter  essere riacciuffate.
Tre anni fa Vinicio Capossela raccontava veramente tanto nel suo album Ovunque proteggi. Tra mostri, lanterne, processioni, fragilità, attese, scoppi di gioia e lacrime, si fa strada anche la figura di Nutless (Dove siamo rimasti a terra Nutless), l’amico fratello, suo fedele compagno di cuore.
Di notte, nell’ora delle confessioni più feroci, il telefono diventa l’abbraccio tra i due amici, colpevoli, probabilmente, di  essersi lasciati troppo soli nel momento in cui il grosso pensavano di averlo fatto, quando invece…Il dialogo con l’amico Nutless diventa per Vinicio preziosa occasione per riprendere le fila dei propri errori.  La sua storia d’amore è finita, senza che né i suoi occhi, né quelli dell’amico fratello, si fossero sgranati in tempo per evitare che il vuoto si aprisse sotto i suoi piedi  “Potevamo aiutarci un poco di più, tu eri mio fratello. Dovevamo starci un poco più vicini, lasciarci meno soli – recita all’amico Nutless in una lettera che accompagna il testo  – senza perdere il tempo a ricordare mentre intanto,  avanti, si stava preparando un altro rimpianto.” [Continua »]