Andalusia Farm, la fattoria di Flannery O’Connor: immagini da una visita

Ecco alcuni istanti di una bella visita a Milledgeville, Georgia, nei luoghi in cui Flannery O’Connor ha scritto le sue storie. Le voci che sentite in sottofondo sono quella di Mary Barbara Tate, cara amica di Flannery, e la mia. Lascio che le immagini prendano il posto delle parole…

(N.B. per problemi di copyright il video precedentemente inserito, visto da 142 persone, è stato rimosso e sostituito da questo che è più corto di 30 sec.)


Bimbi d'Africa

Quando Antonio Spadaro accenna ad un libro da leggere, io mi affretto ad acquistarlo, perché so che non sarò delusa, ( se mai turbata, se non sconvolta), perché il suo punto d’osservazione sul mondo è di ampio spettro e il suo giudizio letterario sicuro. Così è stato anche per Di’ che sei una di loro di Uwem Akpan (Mondadori, 2009), opera di un gesuita di origine nigeriana che attualmente insegna nello Zimbabwe. In copertina il libro viene indicato come “romanzo”, anche se la definizione può considerarsi impropria, in quanto si tratta di cinque racconti, accomunati da parecchie caratteristiche, ma con personaggi diversi e senza collegamenti di trama tra di loro. Questo comunque nulla toglie alla suggestione e alla potenza narrativa del testo, che ha come filo conduttore il guardare e descrivere gli angoli peggiori e le situazioni di vita più brutali dell’Africa nera dal punto di vista dei bambini, quei bambini che tante volte abbiamo visto in TV con la desolazione negli occhi e i segni della sofferenza materiale sul corpo, sempre muti e in attesa. Qui a farsi sentire è proprio la loro voce, sempre turbata e impaurita. Le situazioni che sfilano sotto i nostri occhi nei diversi racconti vanno oltre le immaginazioni che possiamo concepire noi, comodi e sicuri nella nostra realtà di vita. [Continua »]


Reato di felicità

copertina-uomovivo-1Tra i suoi lettori ci sono stati John Kennedy, Martin Luther King e Paolo VI. Le sue pagine ispirarono l’indipendenza dell’India a Gandhi e quella dell’Irlanda a Michael Collins. Influenzò una moltitudine di scrittori, da George Orwell ad Agatha Christie, da J.R.R. Tolkien fino a J.K. Rowling. Stiamo parlando dello scrittore inglese Gilbert K. Chesterton, il papà del prete-investigatore padre Brown e l’autore di romanzi come L’uomo che fu Giovedì. Nella nuova traduzione di Paolo Morganti è tornato in libreria il suo capolavoro, Uomovivo, un romanzo anticonvenzionale che spiazza e disorienta a ogni pagina. Preannunciato da un vento soprannaturale, un uomo gigantesco vestito di verde piomba in una tranquilla pensione inglese, scatenando il finimondo. È il fanciullesco Innocent Smith, che organizza picnic sui tetti, istituisce strane regole, volteggia come un acrobata tra alberi e steccati, farfuglia filastrocche, gioca con gli oggetti più improbabili. I giovani inquilini ne sono prima travolti, poi coinvolti, infine stravolti al punto di poter «fare una di quelle cose che sappiamo di non poter fare». Atti imprudenti e sconsiderati. Come, ad esempio, manifestare i propri sentimenti. [Continua »]


Freewheelin’ DJ – il vostro umilissimo B.D.

L’autunno del patriarca del rock, Robert Allen Zimmerman alias Bob Dylan, continua a scorrere dolce. Dopo la primavera degli anni ’60 e la rigogliosa estate degli anni ’70, dagli anni ’80 è cominciato questo lungo autunno che sembra non finire (in concomitanza con il suo neverending tour) e non condurre mai a quel freddo dell’inverno che nessun amante della musica può augurarsi. I suoi ultimi dischi sono sempre lievi e lieti, non cadendo mai nel vicolo cieco del rimpianto e/o del “ri-masticamento”. La scorsa primavera è uscito Together Trough Life, pieno di perle nascoste che, come lascia intendere il titolo, è un perfetto album “di accompagnamento”: chi usa ascoltare la musica in automobile, nei lunghi viaggi, può comprendere meglio quanto sto affermando. Nello stesso cofanetto del CD la Columbia ha pensato bene di inserire una “chicca”: la puntata sul tema “Amici e vicini” del programma Theme Time Radio Hour. Di che cosa si tratta? [Continua »]


Solem arripere

Ex Antonii Spadari charta Rosa Elisa Giangoia vertit

Quomodo solem arripere possumus? Ad solem sumendum nos eius radiis obiectamus et plane inertes manemus. As solem sumendum nos sternimus, nos laxamus, aliquid expectamus, quamvis vere nihil expectare sciamus. Remissionis est status cui definitus finis est, quem autem nullo digito moto comprehendere possumus: se opportuno loco ponere sufficit et forsitan se perspicillis et unguentis ab nimiis radiis difendere. Tam nimium solem sumere possumus ut perniciosus sit, etiamsi nos statim hoc non sentimus. Legere vel musica audire possumus dum solem sumimus, sed hoc se radiis non interponit, qua re inertia nostra immutata manet. Cuius rei enim interdum nos taedet praesertim si tam integram expectationem, veris intentionibus et finibus cum quibus interagere possumus carentem non ferimus.

Qua in re sermo ad terminum qui contradictionem attingit pervenit. Vere est sol qui nos capit nec contra, sed cum ipse nos capit eum intelligendo suos exitus in cute nostra sumimus.
Quod sole sumendo experimur simile est legendi usu et operibus arte factis frui. Cum exitibus fruimur, Romanicae fabulae nodo vel tabulae pictae pulchritudine vel pelliculae rebus capti, tunc nos illud opus arte factum sumimus; tunc cum ita tacti sumus exitibus usque ad – dicere possemus – colorem mutandum, ut totum nostrum esse dicere possimus. Sed illud est solum initium itineris quod altissime agit, ut ultraviolaceii radii.


Prendere il sole

Prendere il soleCome si fa a «prendere» il sole? Per prendere il sole ci esponiamo ai suoi raggi e restiamo completamente passivi. Per prendere il sole ci si distende, ci si rilassa, si attende qualcosa sapendo di non attendere nulla in realtà. È una situazione di rilassamento che ha un fine preciso, il quale però si raggiunge senza muovere un dito: basta mettersi nella posizione giusta e magari proteggersi dall’eccesso di radiazione con occhiali e creme. Il sole può essere preso eccessivamente, infatti, e così ci prende troppo fino ad essere nocivo, anche se noi sul momento non lo avvertiamo come tale. Si può leggere o ascoltare musica mentre si prende il sole, ma questo non interferisce con i raggi e la nostra passività resta immutata. E infatti a volte ci si annoia  se non si tollera una attesa così «pura», priva di tensioni precise, di finalità con le quali noi possiamo interagire.

Questo è un caso in cui il linguaggio giunge a un limite che tocca la contraddizione. È il sole che prende noi e non viceversa, in realtà, ma proprio nel momento in cui ci prende noi lo prendiamo avvertendo sulla nostra pelle i suoi effetti.

L’esperienza che facciamo prendendo il sole ha qualcosa di simile all’esperienza della lettura e della fruizione artistica. È proprio nel momento in cui ci esponiamo ai suoi effetti, lasciandoci prendere dalla trama di un romanzo o dalla bellezza di un quadro o dall’azione di un film, che noi «prendiamo» quell’opera d’arte; è nel momento in cui siamo segnati, fino – potremmo dire – a cambiare colore, dai suoi effetti che possiamo dire di averla fatta «nostra». Ma quello è solamente l’inizio di un processo che agisce in profondità, come i raggi ultravioletti.


Gran Torino, di Clint Eastwood

Gran Torino di Clint EastwoodWalt Kowalski è un tipico vecchio americano. Il cognome sa di valigia di cartone, di salsedine respirata sul ponte di una nave, il groppo in gola alla vista di quella smisurata Madonna con la fiaccola. Le parole del giuramento recitato a Nostra Signora della Libertà sono state trasmesse di padre in figlio insieme agli occhi chiari e ai capelli biondi. In ogni ruga, un pezzo di MidWest. Gli anni ruggenti della giovinezza spazzati via dalla guerra di Corea; sangue e ordini e sangue e morte. Dopo il congedo, un lavoro in catena alla Ford; anni spesi a montare sterzi su auto che al momento si possono solo sognare. Ora c’è altro da fare: bisogna sposare la “ragazza più in gamba del pianeta”; poi due figli e una casetta in legno dipinta di bianco che si specchia su una striscia di prato verde e ben arieggiato. Una rimessa sul retro. Anno dopo anno si riempie di attrezzi; sudati uno a uno, sistemati in ordine sulle rastrelliere alle pareti, formano una corona. È già il 1972 quando Walt può incastonare il gioiello nel diadema: una Gran Torino, la più elegante coupé che gli sia mai passata tra le mani. [Continua »]