di
Andrea Monda -
pubblicato il 10 Luglio 2009
L’estate, si sa, è la stagione dei libri, il momento in cui il lettore può «scatenarsi», appagando una sete sana e profonda che viene come rivelata dall’esperienza stessa della lettura. Padre Antonio Spadaro, gesuita messinese, critico letterario della prestigiosa rivista La Civiltà Cattolica, è acuto osservatore di questa esperienza così significativa, quasi «costitutiva» dell’essere umano, e alla lettura ha dedicato i suoi ultimi due saggi pubblicati da Jaca Book: “Abitare nella possibilità” e “L’altro fuoco”.
Per lei, dunque, padre Spadaro, la letteratura è innanzitutto «fuoco».
L’immagine del fuoco mi sembra che riassuma il senso dell’esperienza della letteratura. Chi di noi, leggendo la pagina di un romanzo o i versi di una poesia, non ha sentito, almeno una volta nella vita, una forma di coinvolgimento “ardente”, diciamo così. Fare esperienza della parola letteraria significa venire a contatto con la fiamma. La parola “poetica”, cioè creativa, brucia ma non si consuma, rivelando una presenza permanente che la abita: dà vita a un mondo. Quando la parola è davvero creativa diviene come un biblico roveto ardente. Quando è letta, diventa attiva nel lettore, comunica la sua potenza espressiva, ma non si disperde, non si infiacchisce nella lettura: è un fuoco che il suo ardore rigenera, come ci ricorda Mario Luzi. E soprattutto non “divora” il [Continua »]