Lasciarsi l’orizzonte alle spalle

Non si può tornare indietro
Le strade sono piene di detriti
Macerie di un passato che un giorno
Era stato un futuro entusiasmante
Questa è la strofa di una canzone di Jovanotti del 2015, una canzone che non a caso porta il titolo L’alba. Il pezzo celebra l’esaltazione che proviamo di fronte a ogni nuovo inizio, espressione del nostro amore della vita, come una sensazione umana positiva che spinge all’azione e regala soddisfazione e pienezza. Tutto questo è l’alba: come ogni mattina nasce un nuovo sole, così la nostra stella si trova a delineare un nuovo orizzonte che sostituisce il vecchio, scomparso la sera prima al tramonto.
Si gioisce della nascita di una nuova speranza, di una nuova prospettiva di vita e un nuovo futuro da raggiungere, dunque, ma si riflette anche sulla scomparsa del sogno o della destinazione precedente, quello che forse si è compiuto o forse no ma non importa perché in ogni caso adesso ce lo siamo lasciato alle spalle.
L’alba è già qua
Per quanto sia normale vederla ritornare
Mi illumina di novità
Mi dà una possibilità
Il fatto che sia normale veder tornare l’alba è qui dato per assodato, viene liquidato al secondo verso del ritornello, ma non è un dettaglio che viene trascurato.
[Continua »]
Tess Gallagher, nella sua introduzione alla raccolta completa delle poesie di Raymond Carver, scrive: “Senza speranza e senza disperazione”: questo sommesso ma deciso slogan di Isak Dinesen ha sventolato come uno stendardo sopra gli ultimi dieci anni di vita di Raymond Carver.


