di
Paolo Pegoraro -
pubblicato il 29 Gennaio 2009
È appena uscito l’ultimo numero del magazine Paulus, che sforna ogni 30 giorni 80 pagine a colori tutte su Paolo di Tarso. E’ dedicato al tema della bellezza. Oscar Wilde scrisse, nella famosa prefazione a Il ritratto di Dorian Gray: «Non esistono libri morali o libri immorali. Esistono solo libri scritti bene e libri scritti male. Questo è tutto». Dunque estetica e teologia non hanno niente da dirsi? Rispondono Davide Rondoni, Roberto Mussapi e Antonio Spadaro. Altri servizi: san Paolo nella letteratura (V. Arnone), nell’iconografia ortodossa (M. Roccasalva Firenze), nei musical contemporanei (P. Pegoraro).
Ecco l’articolo di Antonio Spadaro e una poesia fattaci avere dagli amici di BombaCarta-Târgu Mures.
Il lettore di un testo letterario non è mai semplicemente il destinatario di un messaggio, quello cioè dello scrittore. Al contrario, è una persona attivamente coinvolta a inoltrarsi in un terreno poco stabile e definito, perché la letteratura, come giustamente ebbe a dire Carlo Bo, tende ad avere la stessa qualità della vita. Leggere non significa innanzitutto “interiorizzare” un testo, quanto piuttosto “interagire” con la pagina. L’atto della lettura è allora come un atto di “discernimento”, nel quale il lettore è implicato in prima persona come soggetto di lettura e, nello stesso tempo, oggetto di ciò che legge. Il lettore, leggendo un romanzo o un’opera poetica, in realtà vive l’esperienza di “essere letto” dalle parole che legge. Così il lettore è simile a un giocatore sul campo: egli fa il gioco, ma nello stesso tempo il gioco si fa attraverso di lui, [Continua »]