G. K. Chesterton. Intervista a Ian Boyd

G.K. ChestertonAlla produzione meno nota di Gilbert Keith Chesterton appartiene La Resurrezione di Roma – riscoperta peraltro in anni recenti – quasi un reportage di viaggio dello scrittore inglese nella capitale italiana. Parafrasandone il titolo si può dire che questo sabato, a Roma, ci sarà invece la “risurrezione di Chesterton”. Il merito di questo portentoso evento è senz’altro da ascriversi a “La Civiltà Cattolica”, la rivista dei gesuiti che ospiterà un convegno internazionale sul creatore di Padre Brown, il primo di tale livello in Italia, dedicato al noto narratore.
Ospite d’onore sarà padre Ian Boyd, sacerdote della congregazione di San Basilio, esperto di Chesterton, fondatore e direttore della “Chesterton Review” nonché Presidente del Chesterton Institute for Faith & Culture della Università di Seton Hall nel New Jersey che insieme a “La Civiltà Cattolica”, e all’associazione culturale BombaCarta, ha organizzato la manifestazione. Lo incontriamo al suo sbarco a Roma e ci dichiara subito di essere alquanto colpito dall’apprendere come in Italia Chesterton oggi sia poco conosciuto.
“Mi sembra che le notizie riguardo all’oblio di Chesterton siano esagerate. Negli Usa esiste di recente un grande revival di Chesterton: molti suoi libri sono stati [Continua »]


Aspettando Chesterton

ChestertonIn attesa del convegno di domani (14 giugno, alle ore 18.00 presso la sede de La Civiltà Cattolica invia di Porta Pinciana 1, Roma) sul tema: G. K. Chesterton: l’ortodossia del buonumore, ecco alcuni dei mitici detti di GKC, giusto per incuriosirvi:

1) La misura di ogni felicità è la riconoscenza.

2) Tenete per voi il vostro Byron che commemora le disfatte degli uomini. Io verserò lacrime di orgoglio leggendo l’orario delle ferrovie.

3) Non è l’immaginazione che produce la pazzia; è la ragione. I giocatori di scacchi diventano pazzi, non i poeti; i matematici, i cassieri possono diventare pazzi, non gli artisti che creano… [Continua »]


Chesterton, un po’ Whitman un po’ Stevenson

G.K. Chesterton

CONVEGNO SU CHESTERTON

organizzato da Civiltà Cattolica insieme a BombaCarta e al Chesterton Institute di Seton Hall nel New Jersey

sabato 14 giugno 2008 a partire dalle ore 18.00

presso la sede de La Civiltà Cattolica in

via di Porta Pinciana 1, Roma.

Ho conosciuto Gilbert Keith Chesterton (detto per brevità GKC dalle sue iniziali) grazie a Borges. Il poeta argentino non è stato solo grande con i versi e con i racconti, ma anche come critico letterario. A molti autori che poi ho tanto amato sono stato condotto per mano da questa sapiente guida cieca. Borges era uno sfegatato ammiratore di Chesterton, di cui scrive:

“Nella sua scrittura restano marcate tracce pittoriche. I suoi personaggi usano entrare in scena come attori e i suoi paesaggi vivacemente sbozzati s’appiccicano alla memoria. GKC visse nel corso degli anni intrisi di malinconia a cui si riferisce con la definizione fin de siecle. Da questo ineliminabile tedio venne salvato da Whitman e da Stevenson. Eppure qualcosa gli rimase attaccato addosso, rintracciabile nel suo gusto per l’orrido. Il più celebre dei suoi romanzi “L’uomo che fu Giovedì”, ha come sottotitolo ‘Un incubo’. Avrebbe potuto essere Poe o magari un Kafka; lui comunque preferì- e gli siamo grati della scelta – essere Chesterton e coraggiosamente optò per la felicità o finse di averla trovata. Dalla fede anglicana passò a quella cattolica, che, secondo lui, è basata sul buon senso. Arguì che la stranezza di tale fede si attaglia alla stranezza dell’universo, come la strana forma di una chiave si adatta perfettamente alla strana forma di una serratura.
In Inghilterra il cattolicesimo di Chesterton ne ha pregiudicato la fama, poiché la gente persiste nel ridurlo ad un mero propagandista cattolico. Innegabilmente lo fu, ma fu anche un uomo di genio, un gran prosatore e un grande poeta. La letteratura è una delle forme della felicità; forse nessun scrittore mi ha dato tante ore felici come Chesterton.”Ho trascritto interamente la lunga citazione di Borges, non solo perché la sottoscrivo integralmente, ma anche perché centra molti punti “nodali” di questo scrittore e anche i diversi aspetti che saranno indagati nell’imminente convegno organizzato da Civiltà Cattolica insieme a BombaCarta e al Chesterton Institute di Seton Hall nel New Jersey che si svolgerà sabato 14 giugno a partire dalle ore 18 presso la sede della Civiltà Cattolica in via di Porta Pinciana, 1.E questi punti sono: la scrittura collegata alla pittura, la malinconia e l’horror dai quali però paradossalmente scaturisce un impeto di gioia e di speranza; la difesa del buon senso e, direi, dell’uomo comune; la crisi religiosa e l’adesione al cattolicesimo (con conseguente ostracismo e oblio); il dono della felicità che ancora oggi GKC fa ad ogni lettore.

Ha ragione Borges: GKC è un mix di Stevenson e di Whitman. Del primo (al quale dedicò un volume biografico) ha preso il gusto della vita come avventura e come romanzo, mai prevedibile; in comune con Whitman ha la passione per l’uomo comune, lo sguardo fresco, primigenio, lo spirito contemplativo. Come il grande poeta americano, GKC ha una visione della poesia come forza che nasce dal popolo e dalla contemplazione dell’universo, colto così con occhio grato come lo potrebbe ammirare Adamo il primo giorno della creazione. Non stupisce la passione di GKC per la figura di San Francesco d’Assisi (ne parlerà Fabio Canessa al convegno) a cui lo scrittore inglese dedicò un volume biografico, tra le sue opere migliori. In un saggio dedicato alla sua conversione, citando Whitman sul valore autentico della “democrazia”, afferma che

“Vi potranno essere perfino il tramonto della civiltà e del mondo, ma mai la Chiesa Cattolica riterrà che un idiota qualsiasi, o una persona qualunque, non valga la pena di essere salvata.”

Per GKC, come indica Borges, l’universo è “strano”, e l’uomo è quindi “straniero alla terra”, immerso in un mondo di segni e simboli, e questo per GKC è fonte di gioia, come se Dio invitasse l’uomo ad un gioco di libera, fantasiosa (ma anche rigorosa), decifrazione. Da qui si spiega la creazione, da parte di GKC, del suo personaggio letterario più celebre: Padre Brown, il famoso prete-detective, geniale “solutore” di intricatissimi enigmi, appassionato della verità ma più appassionato dell’uomo, del peccatore che egli insegue ma non persegue…lo insegue come lo sguardo del padre nella parabola del figliol prodigo. Del Chesterton giallista parleranno al convegno Paolo Pegoraro e Cristiano Governa.Ci sarebbe ben altro da dire su questo grande scrittore, così “out” rispetto alla letteratura “ufficiale” che gira nelle librerie italiane ma che invece, pian piano, è entrato dentro l’universo di BombaCarta. Del resto GKC, proprio come Borges, è stato anche uno straordinario critico letterario.. è sufficiente questa citazione per rendersi conto della grandezza del tesoro che si scopre insieme alla riscoperta di questo grande scrittore inglese:

“Le arti esistono, per dirla secondo il nostro stile primordiale, in quanto rappresentano la gloria di Dio, o, per tradurre lo stesso concetto in termini psicologicamente comprensibili, per svegliare e mantenere vivo nell’uomo il sentimento della meraviglia. Il successo dell’opera d’arte consiste nel dire, di qualsiasi soggetto (albero, nuvola o carattere umano che sia): “L’ho visto migliaia di volte ma non l’ho mai visto sotto questa luce fino ad ora”. Ora, per far questo, una certa variazione di stile è naturale e persino necessaria. Gli artisti variano a seconda di come compiono il loro assalto, in quanto è di loro competenza compiere un attacco a sorpresa. Devono donare una nuova luce alle cose, e non c’è da stupirsi se talvolta si tratta di un raggio ultravioletto impercettibile o una luce che ricorda l’ombra nera della pazzia o della morte.”

L’arte come assalto, come attacco a sorpresa.. l’avevate mai vista sotto questa luce, finora?


Audiolibri, cosa sta succedendo in Italia?

Segnalo questo post di Maura Gancitano sugli audiolibri:

Nelle ultime settimane le librerie italiane sono state invase dagli audiolibri. Le grandi case editrici stanno lanciando sul mercato, infatti, la versione audio dei propri bestsellers. A questo si aggiungono, come si è detto in un altro post, la nascita di nuove società di produzione e la possibilità di comprare anche su iTunes Store laversione audio di grandi classici della letteratura (si legga: “libri liberamente riproducibili, ovvero opere che non sono più protette dai diritti d’autore”).

Il prezzo non è irrisorio: l’audiolibro attualmente più venduto su iTunes, “Uno, nessuno e centomila” di Luigi Pirandello, realizzato da Il Narratore, costa 7,95 euro; quello di Gomorra, disponibile in moltissime librerie italiane, ne costa addirittura 23 (in questo caso bisogna comunque considerare anche il packaging), contro i 15,50 euro del libro.

L’offerta cresce, dunque, e l’investimento degli editori sembra essere notevole, se si considera che Mondadori lo scorso 4 dicembre ha addirittura dato vita a una collana specifica, chiamata proprio Audiobook.

Sebbene gli addetti ai lavori stiano cercando in questo momento di capire che tipo di futuro possa avere nel nostro paese un mercato del genere, risulta però quasi impossibile trovare dati precisi sulle vendite. Ciò che è possibile osservare, comunque, è che l’investimento e l’entusiasmo degli editori rispetto al mercato degli audiobook sembra essere maggiore di quello che qualche anno fa venne riservato all’e-book, che in Italia si rivelò un fallimento (andrebbe fatto un discorso a parte – cosa che non escludo di fare più in là – sullo stato attuale della vendita degli e-book, peraltro spesso venduti in formato .lit, ovvero fruibili con il terribile Microsoft Reader che, per oscure ragioni, sembra essere ancora in vita).

Non è da escludere, dopotutto, una possibile “fusione” tra e-book e audio-book. Interessante, a questo proposito, è il caso che riguarda Animulae, le toscane profumano di limoni, primo video-audio libro italiano, tratto da un racconto di G. L. Tannamori e narrato da Ludovica Modugno (con in copertina un’illustrazione di Osvaldo Cavandoli). In sostanza, si tratta di un’opera che è possibile ascoltare, e che si può contemporaneamente leggere (sul proprio computer, o sull’iTouch, o iPod, o iPhone…).

Il video-audio libro è disponibile esclusivamente su Amazon.

Tratto da » da asterione:techno


Citofonare Interno 7

CitofonoQualche giorno fa mi sono trovata a fare il mio ingresso in una casa in cui non ero mai stata. Dopo aver passato la giornata a parlare di Ingresso (il tema dell’ultima Officina di BombaCarta Roma di quest’anno), infatti, lo scorso 24 maggio, nel tardo pomeriggio, ho preso un taxi che dal Massimo mi ha portata a Via della Marranella.
Sono arrivata con un anticipo a dir poco imbarazzante. Non sapevo se citofonare o meno, dal momento che conoscevo molto poco le persone con cui avevo appuntamento e le immaginavo indaffaratissime, e mentre decidevo cosa fare mi sono resa conto di trovarmi esattamente nella condizione di cui avevamo parlato per tutta la giornata!
Mentre aspettavo che l’anticipo diventasse quantomeno accettabile (siamo tutti bene o male abituati a scusarci per il ritardo, scusarsi per l’anticipo è molto meno naturale!) è arrivata una ragazza, anche lei diretta all’interno 7, così siamo salite insieme. [Continua »]



Le mie nove vite: Carla Cohn

Se c’è un punto cieco che costituisce il limite, o meglio la voragine, di fronte alla quale sembrano collassare le categorie del pensiero occidentale, quel punto cieco, quel limite è l’esperienza dei campi di concentramento. Cosa è stata, cosa ha significato questa esperienza che ha raggiunto la sua forma omicida e parossistica nel nazismo – con il campo di sterminio -, ma che non è stata estranea alle democrazie liberali? Il campo di concentramento si colloca in quel punto estremo dello sviluppo della biopolitica (quella forma di potere che si incarica di gestire, amministrare, investire la vita fino a penetrare la sua struttura biologica) nel quale il potere si rovescia in tanatopolitica, agglutinandosi in un regime che anzichè “gestire” la vita, dipensa la morte (e dispensa la morte proprio perché si prefigge di “gestire” la vita).

Il campo si delinea – lungo questo crinale – come lo spazio della biopolitica (Agamben: “La novità della biopolitca moderna è che il dato biologico è, come tale, immediatamente politico e viceversa”), come quell’assetto totalitario nel quale il particolare viene cancellato (Arendt: “Il potere totalitario premendo gli uomini l’uno contro l’altro distrugge lo spazio tra loro, e sostituisce ai limiti e ai canali di comunicazione tra i singoli un vincolo di ferro, che li tiene così strettamente uniti da far sparire la loro pluralità in un unico Uomo di dimensioni gigantesche”). [Continua »]