Il tempo e la memoria: Savyon Liebrecht

Meir – il protagonista dell’ultimo romanzo della scrittrice israeliana Savyon Liebrecht – non ha memoria della sua infanzia. Una menzogna ha sbarrato il fluire dei ricordi. La sua memoria è inceppata. Finché la verità – che improvvisa gli viene rivelata dalla madre – rimuove quell’ostruzione. La memoria, come un fiume, prima lentamente poi precipitosamente, torna a scorrere.

Marcel Janco, On the Way to Ein Hod

Marcel Janco, On the Way to Ein Hod

L’esperienza del tempo, il conflitto tra tempo e memoria, sono centrali nell’opera della Liebrecht. Già nel suo romanzo più noto, Prove d’amore i fanstasmi del passato – della shoah – tornavano a sconvolgere il presente dei suoi protagonisti. [Continua »]


Abitare nella possibilità. L’esperienza della letteratura

Cari amici, vi segnalo l’uscita del mio libro Abitare nella possibilità. L’esperienza della letteratura, Milano, Jaca Book, 2008, pp. 302, euro 24,00 – ISBN 978-88-16-40832-6

La copertina

La copertina

La letteratura ci supera e ci sorprende, implica l’intelligenza delle cose, la domanda sul senso di ciò che si vive, la meraviglia e il giudizio; scopre mondi e li spalanca davanti al lettore, non importa se in modo realista, o fantastico. Se così non fosse sarebbe vuoto e noia.
In questo libro la letteratura è intesa come qualcosa capace di modificare realmente il modo in cui una persona vive la propria vita.

È lo spazio di una apertura: spalanca possibilità, come scrive Emily Dickinson nel verso da cui è stato tratto il titolo: I dwell in possibility, abito nella possibilità… E’ un’esperienza decisiva, mai pianificabile o controllabile e soprattutto irreversibile, tale da poter persino costringere il lettore a un «corpo a corpo», circoscrivendo così lo spazio di un ring, una lotta con l’angelo

La prima parte del volume compone un percorso che attraversa e intreccia i sentieri di critici e scrittori alla ricerca di che cosa sia la letteratura, dei modi di viverla e comprenderla.
La seconda parte propone una visione articolata di che cosa sia l’esperienza letteraria, svolgendo in maniera originale i temi dell’ispirazione, della creazione, della fantasia, della narrazione, della lettura e della critica.  (dalla IV di copertina)

Il libro può essere acquistato anche presso le librerie on line Feltrinelli (clicca qui).


Intervista ad Antonio Monda

 Scarica la puntata in formato .mp4

“Essere innocenti oggi non è né deve essere diverso da quello che è significato essere innocenti da sempre. La presunzione di innocenza è un diritto”.

Inizia così l’intervista ad Antonio Monda, incontrato ancora una volta a Roma, durante la presentazione del suo primo romanzo in una piccola libreria in via Siacci.

Assoluzione nasce dalla voglia di raccontare il diritto che tutti gli uomini hanno a una giustizia giusta, a una giustizia svincolata da quella spettacolarizzazione e da quel compromesso mediatico con cui spesso scende a patti.

E poi ancora l’arte, i film, Napoli e l’affinità elettiva.


Aspettando Bruce Springsteen

Bruce Springsteen

Bruce Springsteen

In principio fu Born to run di Dave Marsh. Per i fan di Bruce Springsteen – che allora erano poco più di una setta, custodi gelosi di un culto misterico che non aveva ancora conosciuto i fasti planetari di Born in the Usa – fu un autentico oggetto del desiderio. Diciamoci la verità: a fare gola non erano solo gli aneddoti riportati da Marsh, il minuzioso racconto della genesi degli album e delle torrenziali maratone dei concerti, ma soprattutto quella galleria di foto, a corredo del libro, che mostravano e rimostravano Bruce: Bruce mentre si lancia nel vuoto con la chitarra con sorprendenti doti atletiche, Bruce sormontato dal gigante con il sassofono, Bruce con la barba, Bruce senza barba, Bruce in lacrime, Bruce senza muscoli, Bruce, Bruce, Bruce. Era il fatidico 1983: c’erano già stati Born to run (senza parole), l’oscuro Darkenss, il vitale The river, il criminale Nebraska, c’era stato il concerto a Zurigo nel 1981 con tanto di migrazione di italiani. Ma mancava ancora qualcosa. [Continua »]


So Brave, Young, and Handsome. Il nuovo libro di Leif Enger

Leif Enger, author of the wildly popular Peace Like a River (2001), has recently published his take on the classic Western tale. So Brave, Young, and Handsome is complete with cowboys, train robbers, whiskey, and even the “tang of gunpowder.” But our hero is not the young cowboy referenced in the book’s title. This is the story of an ordinary man: husband, father, and washed-up novelist Monte Becket of Minnesota. Determined to write a follow-up to his popular 1910 adventure novel, Monte has dutifully penned a thousand words a day for five years–to no avail. Then one day he befriends Glendon, an impish man who lives alone in a barn downriver and spends his days building beautiful boats. Threatened daily by the prospect of failure, and enchanted by Glendon’s mysterious joie de vivre, Monte follows a whim–and his wife’s intuition–and boards a train to Mexico with Glendon, who is off to seek forgiveness from the wife he deserted years ago. Monte is motivated by a vague yearning for adventure, and perhaps by the promise of escaping mediocrity–and he is not disappointed. The trip turns into something of an odyssey, with adventures to rival any tale Monte could have concocted from the farmhouse porch where he spent his mornings writing. The characters propel the story forward, starting with Glendon, whose craving for redemption is a fierce match to his dark past–at one point, he even coerces Monte into giving him a river baptism. Their other companions along the way include Hood Roberts, a boy they meet in a town called Revival. With a hankering for adventure and romance, Hood possesses a youthful ambition that soon gets him into trouble beyond all reckoning. But perhaps most interesting and complex is the character of Charles Siringo, an aging, relentless, ex-Pinkerton detective whose life’s work has taken him in pursuit of the most notorious outlaws, including one reformed train robber, Glendon Hale. A slave to his ambition, Siringo is bent on putting his last conquest behind bars before he dies. He is a figure who demands our admiration and also one who unsettles us–which makes him the perfect villain. Without softening the edges or smoothing the grit, Enger manages to humanize even his most despicable characters, giving us a sense that they’re just a river or a train ride away from redemption themselves. This posture toward Siringo is made possible through the candid and generous voice that narrates the story: it is Monte’s voice, the skillful, observant, and precise voice of someone who has spent a lot of time with words, and yet a voice humbled by his own failures and tempered by a wide, encompassing love.


“Assoluzione” di Antonio Monda

Scarica la puntata in formato .mp4

Ad aprile, Antonio Monda, ha presentato il suo primo romanzo: Assoluzione.
Circondato dalla cornice dei suoi affetti provenienti in gran parte dal mondo giornalistico e cinematografico, Antonio Monda ha raccontato le fondamenta, gli ideali e i sogni da cui ha preso forma il suo romanzo d’esordio.

Tantissimi gli spunti suggeriti dall’eclettico autore, nel racconto e nel corso della presentazione.Arte, letteratura, musica, cinema e sport, tenuti insieme dal motivo dominante del libro: lapresunzione d’innocenza, aspirazione alla garanzia di una giustizia per tutti anche per coloro che la società ha già sommariamente condannato.

Tale aspirazione, ad un’ideale di giustizia civile, è indimenticabilmente descritto da un linguaggio limpido, che l’autore ha anticipato leggendo qualche brano del libro e suggerendo anche lo scenario che fa da sfondo. Una Napoli misteriosa e lontana dal tedio di ogni retorica giornalistica, come l’inaspettata presenza di Roberto Saviano ha sottolineato.

…“Non ho mai creduto al mito dell’artista che soffre, o al bohèmien, ma so che chi crede all’ossessione in un ideale è destinato a soffrire. Soprattutto se questo ideale è la bellezza, o la verità, che poi sono la stessa cosa.”…

Antonio Monda, Assoluzione, Mondadori


Perché rileggere oggi le Georgiche?

Tra i testi della produzione letteraria latina le Georgiche, breve poema didascalico-naturalistico, rappresenta un testo che, anche se lo si è accostato in gioventù, magari con fatica linguistica ed inesperienza della vita, merita un’attenta ri-lettura in età adulta, quando la maturità individuale permette un incontro del tutto nuovo con un’opera che nel suo primo approccio può averci lasciato poco o nulla nella memoria, anche se ha contribuito alla formazione personale dando una matrice ad esperienze future e fornendo modelli e paradigmi che operano inconsapevolmente al di là del ricordo consapevole.

Georgiche

Miniatura corredo iconografico di una versione del XV secolo delle Georgiche; in essa si vede il poeta stesso che annota le caratteristiche morfologiche e comportamentali di api fuoriuscenti da due alveari rustici.

Le Georgiche si rileggono per apprezzarne la grande potenza, pervasa dal soffio vitale d’un rapporto incessante tra terra, lavoro umano ed eterna forza creatrice della natura, ma anche per coglierne tutta l’indissolubile bellezza di suono, di parole e di immagini di cui sono intessute. È una lettura che comporta un certo impegno, perché è un testo difficile, soprattutto nella lingua originale, di concettosa elaborazione, di allusività mitologica e geografica e sovente anche di controversa interpretazione. [Continua »]