Aggiornamenti del BombaPod

Grazie al titanico sforzo di Maura Gancitano, il BombaPod è stato aggiornato con le puntate non ancora pubblicate delle seguenti Officine: Blu (dell’anno scorso), Cucina, Città, Acqua.

Queste puntate si aggiungono a quelle più recenti (l’ultima Officina sull’Ingresso, la conferenza “La cura dell’uomo”, le relazioni del convegno di Reggio Calabria).


Il settimo velo (Juan Manuel De Prada)

Il settimo velo di Juan Manuel De PradaCi sono romanzi in cui, fin dalle prime righe, è percepibile la vibrazione interiore da cui è scaturito il racconto, lo scorrere di una potente energia spirituale che alimenta la narrazione. E si avverte che la scrittura è il frutto di una passione bruciante per la verità. Proprio da una simile tensione sembra essere nato Il settimo velo, l’ultimo romanzo dello scrittore spagnolo Juan Manuel de Prada.
Nella Spagna dei giorni nostri Julio, già gravato da una vedovanza prematura e da una naturale misantropia, perde Lucia, l’amatissima madre. Il giorno stesso viene a sapere che il suo genitore naturale non è l’uomo che ha sempre creduto tale, ma un partigiano francese di nome Jules a cui Lucia era stata legata fino a qualche mese prima di sposarsi e di mettere al mondo il suo unico figlio. Disperatamente alla ricerca di uno spiraglio di senso nella propria esistenza, Julio vuole conoscere la verità su quest’uomo di cui porta il nome e si rivolge ad un anziano sacerdote che nell’immediato dopoguerra ha conosciuto Jules e Lucia. Siamo nella Parigi occupata dalle truppe del Terzo Reich e Lucia è una ragazza bella e coraggiosa che lavora in un circo il cui vero scopo è coprire la fuga verso la Spagna di agenti inglesi ed ebrei. È lei che un giorno trova Jules gravemente ferito alla testa, vittima di un’amnesia che ha cancellato la memoria degli ultimi anni. Alla Liberazione di Parigi Jules viene riconosciuto come un eroe della Resistenza eppure il desiderio di conoscere pienamente la propria identità lo rode fino a diventare a un’ossessione, più forte addirittura del suo grande amore per Lucia. [Continua »]


La curiosità e la filosofia: Michel Foucault

Michel FoucaultChe cosa è la curiosità? Quali paesaggi suscita? Quali smottamenti del pensiero produce? Quali familiarità contesta? E ancora: cosa ha a che fare la curiosità con la filosofia? I latini, come svela l’etimologia della parola, hanno intuito la stretta parentela tra la curiosità e la cura. Il curioso è colui che ha premura, che si prende cura. Chi ha pensato e vissuto la curiosità come un esercizio filosofico perenne è stato Michel Foucault. Una curiosità che ha animato non solo i suoi lavori, ma che è debordata in un profluvio di scritti, articoli, polemiche, interviste riproposti in parte dall’editore Marietti: un esercizio di “giornalismo filosofico“, come lo ha definito lo stesso filosofo francese. Un “esercizio” che abbraccia una casistica ampia: dalla nascita della prigione ai processi di medicalizzazione, dalla questione del soggetto ai regimi di verità.

Ma come si pratica la curiosità? “La curiosità – ha scritto Foucault – evoca la “cura”, l’attenzione che si presta a quello che esiste o che potrebbe esistere”. Il reale e il possibile, dunque: i due registri sui quali il filosofo “gioca” la sua curiosità. In questo rimando tra il reale e il possibile è sottesa, come in un nocciolo, tutta la portata che ha per Foucault il discorso filosofico. Il pensiero che vale la pena praticare non è quello che “cerca di assimilare ciò che conviene conoscere, ma quello che consente di smarrire le proprie certezze”. La curiosità che lo anima “non si immobilizza davanti al reale”, ma cerca di “disfarsi di ciò che è familiare”, si esercita “a guardare le cose diversamente”. Il pensiero allora ha a che fare con lo spaesamento, con la capacità di dislocare, di esporre il familiare all’inusitato, di inquietare. Per Foucault “il sapere non è fatto per consolare: esso disillude, rende inquieti, incide, ferisce”. [Continua »]


Viaggio attraverso l’Eneide XII

Come il duello tra Achille ed Ettore, con la morte dell’eroe troiano, avevano concluso la vicenda dell’ Iliade, così lo scontro tra Enea e Turno, già più volte preannunciato, e la morte del sovrano dei Rutili, pongono termine alla vicenda dell’Eneide. Tuttavia, poiché il duello non poteva offrire materia per un intero canto, la narrazione viene mirabilmente arricchita da Virgilio con elementi diversi, sia poetici che politici.

Turno, vedendo i Latini indietreggiare dinanzi al nemico senza ormai offrire una valida resistenza, si rivolge al re Latino dichiarandosi pronto a sfidare Enea per definire le sorti della guerra. Il re tenta di dissuaderlo e lo invita a concludere la pace con i Troiani, a ritirarsi nelle sue terre, dove il vecchio padre attende con trepidazione il suo ritorno, e a rassegnarsi al volere dei Numi che vogliono Lavinia sposa del condottiero straniero. Le preghiere e le esortazioni, però, non rimuovono Turno dalla sua decisione, come neppure le lacrime e le strazianti parole della regina Amata che assicura che non potrebbe sopravvivere alla sua morte. Vengono così inviati dei messi ad Enea e il duello è fissato per l’alba del giorno successivo. [Continua »]


Dubbi sulla movie therapy

Ci sono dei film che, visti in un determinato periodo della vita, al di là di difetti di regia o di sceneggiatura, vanno a saturare valenze emotive  e per questo motivo possono rimanere impressi anche per molti anni. Questo l’ho potuto notare su di me ma anche come insegnante su miei alunni e per questo motivo quando ne ho sentito parlare la prima volta ho pensato che la  movie therapy, proposta dal professor Bernie Wooder, councellor e psicoterapeuta del Royal College of Psychiatrists di Londra fosse una buona intuizione. Quando ho approfondito l’argomento mi ha lasciata perplessa l’elenco di “film terapeutici” che il dottore ha fatto, suddividendoli per disturbi o problematiche esistenziali. [Continua »]


L’atmoterrorismo: Peter Sloterdijk

Peter SloterdijkAll’inizio del pensiero politico occidentale, la guerra dischiude “la sfera pubblica per eccellenza” (A.Scurati, Guerra). Nel corpo a corpo, nella dimensione rituale del duello, la cultura greca codificherà tutto un sistema di valori, incentrati sul concetto di valore guerresco: la capacità di sostenere i colpi del destino, di mantenere la propria forma fino all’assalto finale della morte, guadagnandosi con la vittoria sul campo la gloria imperitura, quella consegnata alla memoria degli uomini. Se alla gloria si accede sul campo di battaglia, la guerra è inchiodata al paradigma della visibilità. Non a caso il campo di battaglia di Omero è sempre fasciato dalla luce: “Solo alla luce del giorno si combatte e si muore e quindi ogni gesto della precaria esistenza dell’eroe deve essere perfettamente visibile, disegnato nell’aria luminosa come un’immagine perfetta e irripetibile, prima di precipitare nel buio” (M.G. Ciani, Il tempo degli eroi).

Alla fine del pensiero politico occidentale, la guerra non è più la forma in grado di contenere una cultura, il corpo è scomparso dalla scena, il corpo non è più l’obiettivo primario della guerra. La nuova articolazione della guerra – è la tesi sostenuta dal filosofo Peter Sloterdijk – è l’atmoterrorismo. Cosa intende Sloterdijk per atmoterrorismo? L’atmoterrorismo definisce quella forma del terrore che ha come obiettivo l’aria, il clima, l’atmosfera, l’ambiente nel quale è avvolto, come in un involucro, il corpo dell’uomo. [Continua »]


BombaSordi a Messina

Josè è la coordinatrice di questa nuova avventura che si chiama BombaSordi. È sorda anche lei ed è una persona davvero speciale. Ha frequentato uno dei nostri primi laboratori l’anno scorso e poi ha accolto con grande entusiasmo la proposta di cominciare un laboratorio presso l’ENS, l’Ente Nazionale Sordi di Messina. Le ho chiesto di condividere con noi le sue prime impressioni ed emozioni.

Immagine tratta dal sito “I segni come parole” ed è di Sergio Lavo

Da quando ho iniziato il workshop del laboratorio di scrittura creativa con i sordi, ero molto emozionata e nello stesso tempo preoccupata, perché mi chiedevo come sarebbe andata nel tempo con questi incontri! Ora posso dire che dopo i primi tre appuntamenti, sono rimasta colpita dal loro interesse di provare e voglia di esprimere i loro pensieri, tutto ciò ha suscitato molta curiosità, anche se c’è qualche timore nello scrivere. Io mi sono impegnata in qualche modo nel far passare la paura di scrivere, spiegando loro cosa voglio ottenere con questo laboratorio. Il mio obiettivo è quello di imparare a mettersi in discussione e confrontarsi, soprattutto poter condividere le proprie impressioni, attraverso la presentazione del mio lavoro. Tutto ciò avviene nello sala dell’Ens di Messina. Al primo appuntamento, mi trovo [Continua »]