Aspettando Bruce Springsteen

Bruce Springsteen

Bruce Springsteen
Leif Enger, author of the wildly popular Peace Like a River (2001), has recently published his take on the classic Western tale. So Brave, Young, and Handsome is complete with cowboys, train robbers, whiskey, and even the “tang of gunpowder.” But our hero is not the young cowboy referenced in the book’s title. This is the story of an ordinary man: husband, father, and washed-up novelist Monte Becket of Minnesota. Determined to write a follow-up to his popular 1910 adventure novel, Monte has dutifully penned a thousand words a day for five years–to no avail. Then one day he befriends Glendon, an impish man who lives alone in a barn downriver and spends his days building beautiful boats. Threatened daily by the prospect of failure, and enchanted by Glendon’s mysterious joie de vivre, Monte follows a whim–and his wife’s intuition–and boards a train to Mexico with Glendon, who is off to seek forgiveness from the wife he deserted years ago. Monte is motivated by a vague yearning for adventure, and perhaps by the promise of escaping mediocrity–and he is not disappointed. The trip turns into something of an odyssey, with adventures to rival any tale Monte could have concocted from the farmhouse porch where he spent his mornings writing. The characters propel the story forward, starting with Glendon, whose craving for redemption is a fierce match to his dark past–at one point, he even coerces Monte into giving him a river baptism. Their other companions along the way include Hood Roberts, a boy they meet in a town called Revival. With a hankering for adventure and romance, Hood possesses a youthful ambition that soon gets him into trouble beyond all reckoning. But perhaps most interesting and complex is the character of Charles Siringo, an aging, relentless, ex-Pinkerton detective whose life’s work has taken him in pursuit of the most notorious outlaws, including one reformed train robber, Glendon Hale. A slave to his ambition, Siringo is bent on putting his last conquest behind bars before he dies. He is a figure who demands our admiration and also one who unsettles us–which makes him the perfect villain. Without softening the edges or smoothing the grit, Enger manages to humanize even his most despicable characters, giving us a sense that they’re just a river or a train ride away from redemption themselves. This posture toward Siringo is made possible through the candid and generous voice that narrates the story: it is Monte’s voice, the skillful, observant, and precise voice of someone who has spent a lot of time with words, and yet a voice humbled by his own failures and tempered by a wide, encompassing love.
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Ad aprile, Antonio Monda, ha presentato il suo primo romanzo: Assoluzione.
Circondato dalla cornice dei suoi affetti provenienti in gran parte dal mondo giornalistico e cinematografico, Antonio Monda ha raccontato le fondamenta, gli ideali e i sogni da cui ha preso forma il suo romanzo d’esordio.
Tantissimi gli spunti suggeriti dall’eclettico autore, nel racconto e nel corso della presentazione.Arte, letteratura, musica, cinema e sport, tenuti insieme dal motivo dominante del libro: lapresunzione d’innocenza, aspirazione alla garanzia di una giustizia per tutti anche per coloro che la società ha già sommariamente condannato.
Tale aspirazione, ad un’ideale di giustizia civile, è indimenticabilmente descritto da un linguaggio limpido, che l’autore ha anticipato leggendo qualche brano del libro e suggerendo anche lo scenario che fa da sfondo. Una Napoli misteriosa e lontana dal tedio di ogni retorica giornalistica, come l’inaspettata presenza di Roberto Saviano ha sottolineato.
…“Non ho mai creduto al mito dell’artista che soffre, o al bohèmien, ma so che chi crede all’ossessione in un ideale è destinato a soffrire. Soprattutto se questo ideale è la bellezza, o la verità, che poi sono la stessa cosa.”…
Antonio Monda, Assoluzione, Mondadori
Tra i testi della produzione letteraria latina le Georgiche, breve poema didascalico-naturalistico, rappresenta un testo che, anche se lo si è accostato in gioventù, magari con fatica linguistica ed inesperienza della vita, merita un’attenta ri-lettura in età adulta, quando la maturità individuale permette un incontro del tutto nuovo con un’opera che nel suo primo approccio può averci lasciato poco o nulla nella memoria, anche se ha contribuito alla formazione personale dando una matrice ad esperienze future e fornendo modelli e paradigmi che operano inconsapevolmente al di là del ricordo consapevole.

Miniatura corredo iconografico di una versione del XV secolo delle Georgiche; in essa si vede il poeta stesso che annota le caratteristiche morfologiche e comportamentali di api fuoriuscenti da due alveari rustici.
Provo a fare un breve discorso a partire da “New Italian Epic” (di seguito NIE), bel saggio di Wu Ming 1 scaricabile qui. La chiarezza con cui Wu Ming comprende molti libri usciti in Italia negli ultimi 10-15 anni individuando, nella eterogeneità, alcune caratteristiche atte a definire un “filone” con un denominatore comune, mi consente di lanciare un allarme su un vicolo cieco in cui, sostengo, certa letteratura italiana (proprio la “letteratura” di cui Wu Ming parla) si sta infilando. Il saggio si svolge seguendo argomentazioni precise a cui corrispondono conclusioni che condivido appieno. Senza provare a sintetizzare il senso del suo ragionamento, che invito a leggere per intero, con questo breve post vorrei fare quello che non si dovrebbe mai: esprimere un giudizio di valore. L’universo della NIE è un universo in catene. Quello della NIE è un mondo noioso. [Continua »]
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Nasce da un contatto autentico il romanzo-diario di Eraldo Affinati. Nasce dall’incontro con Omar e Faris e con tanti altri ragazzi che come loro sono fuggiti dai loro Peasi di origine per arrivare a Roma, nella Città dei ragazzi, storica comunità fondata nel secondo dopoguerra dal sacerdote irlandese John Patrick Carroll-Abbing. In questa comunità, Affinati si ritrova a essere per loro non solo un insegnante ma anche un padre, e come tale decide di accompagnarli da dove sono partiti e guardare assieme a loro la terra che hanno lasciato da bambini e che ora li accoglie “italiani”.
“Tu ti senti italiano o musulmano”, chiede a uno di loro Affinati. “Be’, musulmano dentro e italiano fuori”.
Vestono con jeans e maglietta, questi ragazzi, amano la pizza e la televisione ma conservano le radici di una cultura diversa, fatta di silenzio, di regole tacite, di poche cose essenziali. Hanno imparato l’italiano e con esso la magia di suoni e parole nuove, magia dimenticata per chi come noi ne fa un uso automatico.
Eraldo Affinati, La città dei ragazzi, Mondadori
Alla produzione meno nota di Gilbert Keith Chesterton appartiene La Resurrezione di Roma – riscoperta peraltro in anni recenti – quasi un reportage di viaggio dello scrittore inglese nella capitale italiana. Parafrasandone il titolo si può dire che questo sabato, a Roma, ci sarà invece la “risurrezione di Chesterton”. Il merito di questo portentoso evento è senz’altro da ascriversi a “La Civiltà Cattolica”, la rivista dei gesuiti che ospiterà un convegno internazionale sul creatore di Padre Brown, il primo di tale livello in Italia, dedicato al noto narratore.
Ospite d’onore sarà padre Ian Boyd, sacerdote della congregazione di San Basilio, esperto di Chesterton, fondatore e direttore della “Chesterton Review” nonché Presidente del Chesterton Institute for Faith & Culture della Università di Seton Hall nel New Jersey che insieme a “La Civiltà Cattolica”, e all’associazione culturale BombaCarta, ha organizzato la manifestazione. Lo incontriamo al suo sbarco a Roma e ci dichiara subito di essere alquanto colpito dall’apprendere come in Italia Chesterton oggi sia poco conosciuto.
“Mi sembra che le notizie riguardo all’oblio di Chesterton siano esagerate. Negli Usa esiste di recente un grande revival di Chesterton: molti suoi libri sono stati [Continua »]