Cineraceus color

traduzione latina dell’editoriale realizzata da Rosa Elisa Giangoia

Hodierno die caelum Romae subnubilum est. Mirum est. Cineraceus caeli color Romae solitus non est. Romae igniti colores, praesertim ruber latericius, sed etiam interdum caeruleum supra Quirinalem, soliti sunt. Sed non huius oscuri caeli color cineraceus. Caelum plumbeo colore. [Continua »]


Pardini. Sul sentiero per il bosco sacro

Editi da Mondadori ma ormai irreperibili da anni, i racconti e i romanzi di Pardini vengono ora ripubblicati dall’anconetano peQuod, attento a ripristinare l’originalità linguistica di questo autore amato già da Natalia Ginzburg e Cesare Garboli. Si comincia con Il falco d’oro (pagg. 188, euro 14,00), la raccolta che lo fece conoscere al grande pubblico. I periodi di Pardini sono precisi e duri, seguono il faticoso ritmo del maniscalco che forgia un mondo senza nulla nascondere, né secrezioni organiche né l’aggressività più inumana e sanguinaria. Pagine ruvide e oneste come la roccia, le sue: l’occhio vi s’inerpica, le scala, sosta sui vocaboli che sporgono, vi s’incunea e riparte verso la vetta. Una scrittura materica come [Continua »]


Rosella Postorino, uno scrittore nella stanza di sopra

Mi illudo spesso che le prime righe di un romanzo non siano importanti, che non si capisca tutto fin dall’inizio. Che venti pagine dopo si scoprirà una grande scrittura, che è solo colpa mia se non ci arrivo. In realtà, so bene, uno scrittore si scopre subito, fin dalle prime frasi, dalle prime parole.

La stanza di sopra, PostorinoRosella Postorino ha ventotto anni, gli ultimi dei quali passati nelle redazioni e uffici stampa di un paio di case editrici romane, a combattere tra bozze e lanci editoriali. C’è voluto Neri Pozza Bloom, nuova collana fresca fresca e ben ispirata, per rivelare uno scrittore. Sì, genere maschile per indicare una funzione, alla francese, che svetta tra tutte queste scrittrici, questa letteratura al femminile, prosa coagulata, declamatoria, compressa e compresa nel ruolo di Erinni, poeticamente sconcia, che ci offre verità imprescindibili e malcostume in dosi uguali.

La Postorino, grazie a dio, per ora manca di supponenza, mentre è ricca di visioni che impreziosiscono il quotidiano, filtrato attraverso uno sguardo attento e sensibile, ma sempre acuminato.

«Potenza del rosso scaraventata addosso al cielo. Papaveri come grida bocche spalancate lingue che hanno leccato gelato alla fragola capezzoli turgidi nasi sanguinanti gole. Guardo, innamorata. I papaveri cresciuti sul bordo della strada.»

Gesti semplici e consueti assumono il valore del rito, diventano essenza e cerimonia, e il sentimento arriva in punta di piedi, è ricordo e nostalgia, sofferente insicurezza di adolescenza qualunque, ma senza padre, senza regola e protezione. Anzi, il padre solo involucro, simulacro di quello che era e che dovrebbe ancora essere, capace con la sua non esistenza malata di farsi rimpianto costante, di far pesare di più ogni giorno.

«La bambina non sa cosa sia questa felicità e vergogna nello stesso tempo, non sa come si chiami, non la saprebbe nominare, mentre il padre la abbraccia si sente così leggera e si squaglia, un ovetto di cioccolata tenuto sulla lingua a bocca chiusa, bloccato tra la lingua e il palato lentamente sprigiona quel sapore di una dolcezza così acuta, così accesa, sciogliendosi pervade tutta la bocca, gengive, denti, arriva persino sotto la lingua, è una dolcezza così totale, così definitiva, in quel momento sul sedile vicino a suo padre lei non sa perché si senta un poco debole, e minuscola, avrebbe voluto rimanere seria, fingere di non dargli importanza, ma le sue risate sono troppo contagiose, le sue risate vincono ogni volta, avrebbe vinto su tutto, sarebbe stata sempre complice, sempre conquistata, quel solletico nello stomaco oggi non lo sa chiamare, no, quel giorno non sa dire che si tratta di imbarazzo, lo scoprirà poi, forse, sarà tardi, così tardi che non potrà più raccontarglielo, niente più risate irresistibili, niente più vittorie per suo padre.»

E poi i posti piccoli e le piccole abitudini, la noia delle ore uguali, che sfuggono incomprese ai giovani, gli esperimenti di lingua e mani, e parole e labbra e respiri, che si capiscono pian piano, che crescono in qualità e valore. E poi l’amicizia di femmine, così diversa e più esclusiva, per questo limitante e, quindi, non così assoluta come vorrebbe farci credere l’autrice.

Più soggettivo è il valore attribuibile alla storia narrata nel libro, rispetto alla qualità della scrittura. E ne La stanza di sopra è soprattutto la bella scrittura, che evoca e canta, potente e musicale come una formula magica ben riuscita, a dare l’impressione che la Postorino potrebbe raccontare una storia qualsiasi e trasformarla, senza sforzo, in un romanzo.

Rosella Postorino, La stanza di sopra, Neri Pozza Bloom, 2007.


Grigio

grigioOggi il cielo romano è grigio. E’ strano. Il grigio non è un colore romano. Sono romani, in genere, i colori caldi, soprattutto il rosso mattone, ma lo è anche un po’ l’azzurro chiaro del Quirinale, a suo modo. Ma non il grigio di questo cielo plumbeo. Un cielo di piombo.

Ed ecco che chi legge avrà colto una sfumatura un pò “grigia”. E cioè? Cioè tendente al tono depressivo. Il grigio non è un colore cupo, ma passa per essere un colore triste legato alla noia, alla vecchiaia. E’ il colore della cenere, della polvere, dello smog…

A tal punto che il grigio è inteso da Kandinsky come un colore silenzioso e immobile: “più diventa scuro [Continua »]


Il colore del paradiso

Il Paradiso, secondo un’immaginazione piuttosto comune, è dominato dal colore bianco. Ma c’è almeno un Paradiso che non è affatto bianco, o meglio in cui il bianco ha un ruolo importante, ma come risultato finale di un percorso in cui concorrono molti colori. E’ il Paradiso di Dante.
Nell’ascesa di Dante con Beatrice il Paradiso è formato da cieli che hanno ciascuno un proprio colore caratteristico: il cielo della Luna è bianco opalescente, il più opaco, o per meglio dire il meno luminoso di tutti. Il suo bianco è quello dell’aggettivo latino albus, quello delle perle (la sua luce diffusa è paragonata a «perla in bianca fronte», canto III, v. 14). Il cielo del Sole, il primo a essere pieno di spiriti decisamente splendenti al punto da essere [Continua »]


Szymborska. Una pressante ingenuità

Wisława Szymborska

Wisława Szymborska

Abbiamo raggiunto Wisława Szymborska: resta ormai ben poco da tradurre in italiano. Certo, si tratta di un corpus poetico ristretto, undici esili sillogi in mezzo secolo, poco più di 300 composizioni, qualche raccolta di prose. E il Nobel ha dato certo man forte, ma neppure tanto, perché prima del 1996 era nota perfino in Italia, mentre altri scrittori meritevolmente insigniti dall’Accademia svedese sono ancora misconosciuti. Szymborska è amata dai lettori. In Polonia la sua ultima raccolta, uscita nel 2005, ha venduto oltre 40 mila copie. Cosa conquista, dunque, nei suoi versi? Luigi Marinelli ha acutamente notato, in un articolo scritto in morte di Miłosz, che per molti poeti polacchi del secondo Novecento scrivere ha significato [Continua »]