A volte ritornano, a volte no
“Settembre, andiamo. È tempo di migrare”. Se i pastori del poeta abruzzese migravano con le greggi verso la pianura, anche noi cittadini romani, urbani dell’Urbe, “migriamo”, non verso l’ignoto ma verso le nostre case e occupazioni abituali, perchè la vacanza estiva volge al termine. Il verbo esatto sarebbe allora “tornare” più che migrare, ma cosa vuol dire tornare? Nel verbo è racchiusa l’idea di “girarsi”, “voltarsi”, che viene accentuata dal prefisso nel caso del verbo fratello: “ri-tornare”; ma non è questa una condizione universale dell’uomo, di ogni uomo, non solo a settembre? Non è forse vero che, ogni giorno, non facciamo altro che ritornare? Ci svegliamo nel nostro letto e ritorniamo alle nostre sudate carte, ai nostri luoghi che quotidianamente abitiamo.
Non so se il tema di BombaCarta per il prossimo anno che sta per cominciare (perché il 1^ settembre è per molti versi il vero capodanno), sarà “situazioni” e non so nemmeno se “il ritorno” sarà considerata una di queste situazioni, ma certo ne potrebbe far parte a pieno diritto, soprattutto per una realtà come BombaCarta che tiene insieme vita e letteratura in un legame stretto quanto appunto vitale. [Continua »]
Tornato in Calabria per la pausa estiva, il primo libro in cui mi sento di infilare il naso è intitolato Ti ho vista che ridevi (Rubbettino, 208 pagine, 14 euro) e porta la firma del collettivo Lou Palanca. Per chi non ne ha sentito parlare, Lou Palanca è un’esperienza di scrittura collettiva che richiama, già dal nome, il lavoro portato avanti da Luther Blisset (prima e da Wu Ming poi).
A chi paragonerò questa nostra epoca contemporanea?
Qualche tempo fa Francis Ford Coppola, il grande regista italo-americano, ricevendo l’ennesimo, meritato, premio alla carriera, ha pronunciato un breve discorso, comunicando una sua preoccupazione rispetto allo stato dell’industria cinematografica americana (che in questi tempi sta confermando il suo ottimo stato di salute, almeno al botteghino) e lo ha fatto usando la seguente metafora: “è come se l’industria farmaceutica, per fare felici i suoi clienti, producesse soltanto eccitanti e tranquillanti, viagra e valium”. In altri termini i film sono sempre di più “adrenalitici”, soprattutto d’estate, o rassicuranti: evitando di “sfidare” lo spettatore, gli offrono comodamente quello che egli già si aspetta e vuole vedere. E, aggiungo io, ovviamente le due cose sono perfette sponde reciproche, una tiene l’altra, l’adrenalina dei film gonfiati e muscolari fa da sponda al cinema ripetitivo e tranquillizzante. Forse il cinema, la vera arte del cinema, sta nel mezzo, in quel sentiero sottile e periglioso che evita le insidie della Scilla del viagra e della Cariddi del valium.
La stagione di BombaCarta che si avvia alla conclusione è stata dedicata al tema dei mestieri e dei negozi. Può sorprendere che BombaCarta, un’associazione culturale, qualcosa quindi che si immagina imperniata sul concetto di “otium”, dedichi tanta attenzione al “negotium”, però chi conosce la storia di questo stravagante ed eteregeneo gruppo di persone che, continuamente rinnovandosi, sin dal 1998 si riuniscono mensilmente per confrontarsi sul vasto campo dell’arte e della bellezza, non si meraviglierà per l’attenzione data alla dimensione “fattiva” dell’uomo. Non è un caso nè uno scherzo linguistico che il cuore della vita sociale di BC sia da sempre l’incontro che è stato da sempre denominato “Officina” e che poi dopo qualche anno siano nati altre modalità di incontro definiti “laboratori”. Del resto l’otium latino non è pura assenza del “negozio”, ma tempo opportuno e fecondo per la (ri)creatività umana. E così anche se non dovesse essere il tema della nuova stagione, questa riflessione che abbiamo condotto in tutti questi mesi sul rapporto tra mestiere e mistero (per dirla con Flannery O’Connor) ancora sta lavorando dentro di noi e la semina porterà frutti duraturi, anche durante l’estate che sta esplodendo in questi giorni di giugno. 
