Itinerario di Antonio Spadaro nella letteratura americana
Nelle vene d’America (Jaka Book, Milano 2013), il nuovo libro di Antonio Spadaro che raccoglie numerosi saggi su autori statunitensi, non riserva molte sorprese per noi che da tanti anni viviamo l’esperienza di BombaCarta, in quanto è un libro che possiamo dire sia nato in BombaCarta lungo quell’itinerario di letture che Spadaro ha quasi sempre condiviso con noi e in cui tante volte ci ha coinvolto con il suo entusiasmo, ma anche e soprattutto con il suo metodo di lettura che è diventato per molti aspetti il nostro fondamento e che oggi nel panorama della critica letteraria rappresenta senz’altro una metodologia di grande interesse e valore.
Ma anche se sono approcci ad autori a noi per lo più noti, penso sia molto importante fermarci sulle pagine di questo libro per approfondire la questione del metodo e per cogliere quella visione d’insieme della letteratura nordamericana che Spadaro vuole darci come «visione di una terra».
Il metodo di lettura potremmo definirlo “dell’incontro”. L’autore, infatti, compie un «viaggio attraverso campi aperti», segnando «un percorso tra i tanti possibili», contraddistinto dal soffermarsi su quegli autori il cui incontro, cioè la cui lettura, rappresenta un arricchimento umanamente significativo. A mancare sarà quindi la «perlustrazione completa», per cui la distanza da segnare è con i manuali, in quanto l’intento è quello di indicare «un percorso tra i tanti possibili», purché sia ricco di significato.
Perché la letteratura americana è, secondo Spadaro, così fruttuosa di incontri determinanti per l’esistenza dell’uomo? Per «la dimensione di «frontiera» che fa parte integrante del suo «panorama», del suo landscape», in cui diventa «metafora di un mondo alternativo, fluido e in perpetuo divenire», per cui «la letteratura statunitense […] vive, sin dalle sue origini, di una sensibilità di confine». [Continua »]





C’è qualcosa di estremamente “fisico” nell’opera di