Gli errori sono regali
Esiste un’attività di BombaCarta di cui non si trova alcuna traccia su questo sito. Per qualche motivo è stata completamente censurata: il BombaCalciotto. Ebbene sì, noi bombers giochiamo a pallone. E di cosa si parla, negli spogliatoi, a fine partita? Di calcio, di cibo, di donne (di donne poco, in realtà) e, soprattutto, di cinema.
In particolare, il nostro magnifico stopper e il terzino fluidificante riescono a guardare 200 film a settimana e si scambiano commenti a mitraglietta in un gergo quasi inaccessibile ai compagni di squadra. A un certo punto, però, una cosa sono riuscito a coglierla: secondo loro Melancholia è un gran bel film, probabilmente il migliore di Lars von Trier. Così, alla prima occasione e nonostante le perplessità mostrate dal nostro voluminoso fantasista, me lo sono procurato in DVD.
Melancholia, un’elegante l’elegia sulla fine del mondo, si è confermato un bel film, con due-tre idee che non mancherò di rubare. Un sonnellino straordinariamente prolungato di mio figlio mi ha persino concesso una sbirciatina agli extra ed è da questi che ho preso lo spunto per il presente pezzo. Manuel Alberto Claro, uno degli operatori a mano, racconta come il regista gli chieda di filmare senza schemi predefiniti, seguendo l’energia degli attori, reagendo alla loro recitazione senza preoccuparsi di sbagliare. “Gli errori sono regali”, sostiene Lars. “La telecamera non deve sapere nulla, deve reagire in modo impulsivo a quello che accade. Le cose migliori avvengono quando la telecamera non sa cosa sta succedendo”.
A me viene in mente che questa è una bella lezione di scrittura: ho sperimentato di persona che le pagine più belle sono quelle che ti colgono di sorpresa, che ti vengono dettate da un personaggio che hai imparato a conoscere bene quando gli lasci lo spazio per vivere. [Continua »]
Pare sia l’estate più calda da 50 anni a questa parte, dal 1962 (la mitica estate di American Graffiti, di Blowin’ in the wind e di Love me do). E il caldo debilita, impedisce qualsiasi azione, qualsiasi “fare“. Forse è questo il bello dell’estate, che non si “fa” niente. E quindi finalmente si può “fare” altro.
Il film è ambientato quasi interamente in una limousine di un giovane plurimiliardario uomo d’affari di Manhattan, il quale vuole attraversare la città per andare dal barbiere a tagliarsi i capelli. Per raggiungere il barbiere però la macchina impiegherà un’intera giornata, molte persone entreranno ed usciranno dalla “corte” ambulante del protagonista e lui stesso si fermerà più volte per motivi diversi. Lo stile del regista si adatta bene ai discorsi lunghi, complessi e oscuri del protagonista e dei personaggi che gli “sfilano” davanti.
“Una folla di poeti / stanchi / con le corone d’alloro / tra le mani” è quella che viene incontro all’autrice quando inizia a scrivere le sue poesie… È il peso della tradizione letteraria, ormai “stanca”, in declino verso l’esaurimento di ispirazione, di risorse espressive, disperse nell’allontanamento dalla realtà della vita e vanificate dagli autoreferenziali funambolismi espressivi. In aiuto alla poesia ormai può solo venire la normalità del quotidiano. Infatti questa “folla” si rivolge all’autrice dicendole “Ragazzina […] ci prepareresti una torta di mele? / A forza di dire che non esiste / abbiamo dimenticato / la ricetta. / Ancora però / ne sogniamo / il sapore”. Questi poeti, che hanno tolto dalla loro testa “le corone d’alloro” e le tengono più modestamente “tra le mani”, sono gli epigoni dei “poeti laureati” di montaliana memoria, che finalmente si rendono conto della loro inadeguatezza, dovuta all’aver dimenticato che la poesia non si alimenta di se stessa, non nasce dalla finzione e non si può esprimere con la gratuità verbale, ma ha le sue radici d’ispirazione nell’autenticità della vita, quindi nella dimensione quotidiana, perché solo quest’esperienza è vera, in quanto è quella soltanto che tutti viviamo, sulla quale ci si può incontrare e soffermare in uno scambio comunicativo.