di
Luigi Preziosi -
pubblicato il 20 Maggio 2012
1969 e dintorni. L’altro sguardo.
In un saggio di qualche anno fa (fine 2006, precisamente), Una tragedia negata, uscito in prima edizione anche presso Vibrisse,libri, e dunque ancora liberamente prelevabile in rete, Demetrio Paolin analizzava la produzione narrativa italiana derivante dalla lacerante esperienza collettiva dei cosiddetti “anni di piombo” . Lo studio è ancora pienamente attuale, e merita una rilettura. In estrema sintesi, Paolin, con ricca documentazione a sostegno, individua, quali tratti comuni ai romanzi esaminati, l’assenza della figura del nemico e la conseguente attenuazione della cifra tragica degli eventi narrati. Sotto un profilo diverso e non strettamente letterario, colpisce nelle opere catalogate un certo unanimismo, una quasi assoluta unilateralità di vedute circa l’analisi della società che è sottintesa alle scelte e alle azioni dei protagonisti.
La prospettiva messa in luce cinque anni fa da Paolin è adesso rovesciata dall’ultimo romanzo di Alberto Garlini, La legge dell’odio (Einaudi, 2012), in cui, invece, è ben presente sia la consapevolezza dell’esistenza del nemico come essere di carne e di sangue, percepito quindi anche nella sua disarmata essenza di vittima, sia la tensione alla sublimazione in tragedia delle vicende narrate. E’ poi nell’universo della destra estrema degli anni a cavallo tra i Sessanta e i Settanta del secolo scorso che Garlini affonda il suo scandaglio (elemento anche questo di originalità, anche se non di assoluta novità), e lo fa senza pietà, infingimenti o velature retoriche. Di esso ci sono restituiti i deliri ideologici, l’osceno disprezzo per le masse in nome di presunte quanto inesistenti superiorità “spirituali”, originato direttamente dal più cupo armamentario concettuale del nazismo, l’ossessivo richiamo per la fine di tutto in una catartica tragedia purificatrice, o almeno in un’individuale ma eroica “bella morte”, sia pure coesistente con una nutrita produzione di progetti rivoluzionari tesi al rovesciamento dell’assetto sociale esistente. [Continua »]