Preposizioni – “TRA / FRA”

Keisuke MiyagiSono un figlio degli anni Ottanta. Dannazione. Il fatto è incontestabile. Mi sarebbe piaciuto cominciare l’editoriale sulla preposizione “tra” con qualche bella metafora esistenziale, tipo roboante citazione dal Simposio sulla “metaxy” e holè, tutti a casa. O almeno qualche must, tipo incipit dantesco – «Nel mezzo del cammin di nostra vita» – o l’inevitabile Terra di Mezzo. Tutt’al più un omaggio calcistico in salsa Ligabue, Una vita da mediano, e via. E invece no. Penso alla preposizione “tra” e mi viene in mente lui, il maestro Miyagi. Sì, proprio quello di Karate Kid (1984), con le perle di saggezza orientale da filmone di cassetta e gli immancabili [Continua »]


Letture. La legge dell’odio.

La legge dell'odio, di Alberto Garlini 1969 e dintorni. L’altro sguardo.

     In un saggio di qualche anno fa (fine 2006, precisamente), Una tragedia negata, uscito in prima edizione anche presso Vibrisse,libri, e dunque ancora liberamente prelevabile in rete, Demetrio Paolin analizzava la produzione narrativa italiana derivante dalla lacerante esperienza collettiva dei cosiddetti  “anni di piombo” . Lo studio è ancora pienamente attuale, e merita una rilettura. In estrema sintesi, Paolin, con ricca documentazione a sostegno, individua, quali tratti comuni ai romanzi esaminati, l’assenza della figura del nemico e la conseguente attenuazione della cifra tragica degli eventi narrati. Sotto un profilo diverso e non strettamente letterario, colpisce nelle opere catalogate un certo unanimismo, una quasi assoluta unilateralità di vedute circa l’analisi della società che è sottintesa alle scelte e alle azioni dei protagonisti.

     La prospettiva messa in luce cinque anni fa da Paolin è adesso rovesciata dall’ultimo romanzo di Alberto Garlini, La legge dell’odio (Einaudi, 2012), in cui, invece, è ben presente sia la consapevolezza dell’esistenza del nemico come essere di carne e di sangue, percepito quindi anche nella sua disarmata essenza di vittima, sia la tensione alla sublimazione in tragedia delle vicende narrate. E’ poi nell’universo della destra estrema degli anni a cavallo tra i Sessanta e i Settanta del secolo scorso che Garlini affonda il suo scandaglio (elemento anche questo di originalità, anche se non di assoluta novità), e lo fa senza pietà, infingimenti o velature retoriche. Di esso ci sono restituiti i deliri ideologici, l’osceno disprezzo per le masse in nome di presunte quanto inesistenti superiorità “spirituali”, originato direttamente dal più cupo armamentario concettuale del nazismo, l’ossessivo richiamo per la fine di tutto in una catartica tragedia purificatrice, o almeno in un’individuale ma eroica “bella morte”, sia pure coesistente con una nutrita produzione di progetti rivoluzionari tesi al rovesciamento dell’assetto sociale esistente. [Continua »]


Report Laboratorio O’Connor aprile 2012

Lo sguardo di Sherburn percorse con lentezza la folla; e dove si posava, la gente cercava di fissarlo con più forza, ma non ne era capace; abbassavano gli occhi con un’aria servile. Comincia così, con un passaggio da Le avventure di Huckleberry Finn, il nostro laboratorio di lettura mensile presso la libreria Aquisgrana: la voce di Mark Twain separa la folla, raccontando le due metà ostili di un’America in evoluzione.

Il nuovo continente ritorna nel titolo del romanzo di Antonio Monda, L’America non esiste, da cui proviene la seconda lettura. Siamo in viaggio lungo l’oceano, in compagnia di Maria e di un uomo robusto e barbuto, che pure le si è affezionato. Il comandante era un uomo sicuro, che non si sarebbe mai fatto spaventare da quelle onde piene di schiuma bianca. (…) Le disse che non c’e nulla di più bello al mondo di quando il mare prende il colore del vino. (…) Maria pensò che dovesse esistere qualcosa di più grande della natura che uccide con le onde e rallegra con il tramonto.

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Fumetti al cinema: non solo popcorn-movies

Ma a voi piacciono i film tratti dai fumetti?
In questi ultimi anni ne sono usciti veramente tanti e si può dire che ormai siano i film che rendono di più al botteghino. Se c’è un film che oggi attira i ragazzi ad andare al cinema è proprio il film tratto dal fumetto.
BatmanLa mia teoria tuttavia è che fumetto e cinema siano due realtà diverse, con una storia e delle tradizioni differenti. Non è assolutamente detto infatti che ciò che funziona per il fumetto si possa anche adattare al linguaggio cinematografico (strategie narrative, personaggi ecc…). C’è bisogno quindi (e questo vale anche per i film tratti dai romanzi) di uno sguardo differente, di un tocco personale che in alcuni casi abbia anche il coraggio di tradire e andare contro il fumetto stesso.

Questa introduzione potrebbe far pensare che io detesti questo nuovo “genere” cinematografico ma in realtà il mio giudizio è un altro. Penso infatti che una parte di questi lavori siano dei buoni prodotti da popcorn movies, forse i migliori popcorn movies di questi ultimi anni (Spider Man, Iron Man e il recente The Avengers), anche se un’altra parte, forse più numerosa, non sempre raggiunge gli stessi livelli (I fantastici quattro, Hulk, i sequel di Spider Man e Iron Man).
Ci sono poi dei film che detesto, probabilmente perchè pretendono di essere qualcosa di più che un buon prodotto d’intrattenimento e sto parlando di film come Watchman, Sin City, Trecento, The Spirit… Il difetto principale di questi film consiste forse proprio nell’essere troppo fedeli al fumetto, nel prendersi troppo sul serio, nella violenza efferata e cinica che pervade ogni immagine della pellicola (Sin City è l’esempio più eclatante) e in una messa in scena caratterizzata spesso da toni cupi e da un virtuosismo che nasconde solamente una grande superficialità. [Continua »]


Preposizioni – “PER”

Il bello del PER è che a pronunciarlo ci vogliono poco meno di tre secondi e che, superata la erre, è difficile non immaginarsi una meta. Sei fermo in un punto, non importa quale, e grazie a quella parolina la tua testa può rimbalzare fino ai piedi di un igloo, nella cesta di una mongolfiera o semplicemente a due isolati da casa, dove c’è il supermercato e nel supermercato i pomodori che ti occorrono per la cena. Dopotutto, perché no, anche un piatto di pasta può essere una meta.

Ma le mete, si sa, non sono soltanto luoghi più o meno vicini. Possiamo essere noi, quando giochiamo a trasportarci nel futuro e a vederci tra dieci o venti anni con un sogno che, realizzato, ci calza perfettamente addosso. [Continua »]


Le donne di Harumi Setouchi


Che donna, Harumi Setouchi. La singolare scrittrice giapponese – divenuta monaca buddhista con il nome di “Jakucho” – nonostante gli 89 anni si è presentata ieri davanti alla sede del ministero dell’Economia, del Commercio e dell’Industria di Tokyo per domandare la definitiva chiusura della centrale nucleare di Oi. Pronta a protestare con lo sciopero della fame. «Non posso lasciare il Giappone nelle condizioni di oggi alla nuova generazione», ha spiegato la monaca-scrittrice, aggiungendo di non aver mai visto il suo Paese in condizioni peggiori nella sua lunga vita.
Premiata in patria con il Premio Tanizaki (1992) e in Italia con il Nonino (2006), Setouchi è famosa per aver tradotto dal giapponese antico al moderno La storia di Genji, capolavoro della letteratura mondiale appena comparso per Einaudi nella sua prima traduzione dal testo originale. Un poderoso romanzo scritto tre secoli prima della Divina Commedia da una raffinata donna di corte, Murasaki Shikibu, che per Setouchi è divenuta sorella, amica, compagna di viaggio. [Continua »]


Intervista a Bugo

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Bugo ha risposto alle domande sulla spiritualità presente nell’ultimo disco “Nuovi Rimedi Per la Miopia” e in tutta la sua discografia. Nell’intervista che segue la tensione religiosa e i dubbi di un artista.

“Vorrei avere un dio” dieci anni fa segnò l’inizio della tua ricerca musicale di Dio. Mi pare, ascoltando il nuovo album “Nuovi Rimedi Per La Miopia”, che continui a non avere certezze nei riguardi del Signore. Sei inquieto, non lo hai ancora trovato e non ti stanchi mai di cercarlo…

È vero, non ho certezze. Vivo questo legame che non so esattamente da dove arrivi. Sarà che ho frequentato le scuole dei preti quando ero alle elementari, sarà che sono italiano e che quindi, avendo il Vaticano così vicino, non posso fare a meno di confrontarmi con la religione. E’ un confronto poco sereno, come tu hai notato. Non mi ritengo un uomo di fede, ho sempre pensato che chi crede è sereno appunto perché ha la certezza. Io non riesco ad avere questa certezza, capita piuttosto che ci sono momenti che per qualche ragione devo trattare il mio rapporto con la religione. Diventa quasi un ossessione che devo affrontare nel modo più diretto possibile. Vedi per me la religione ha diversi punti di interesse: religione come mistero della vita e della morte, religione come forma di violenza e controllo sui popoli, religione come slancio verso il trascendente e l’infinito. Io analizzo queste dinamiche , che includono ovviamente il mio rapporto critico con il Signore.  [Continua »]