Grande evento: ‘Chesterton Day’

Secondo appuntamento annuale (dopo quello, esplosivo, del 17 maggio 2011) dell’evento

CHESTERTON DAY
a cura del Chesterton Institute, La Civiltà Cattolica e BombaCarta

Sabato 12 maggio, alle ore 15.00, nella sede de La Civiltà Cattolica (via di Porta Pinciana, 1)
si terrà il SEMINARIO CHESTERTON
(curato da BombaCarta)

Il seminario è una occasione di confronto e dialogo tra studiosi e appassionati dello scrittore inglese. La partecipazione è libera e aperta a tutti gli interessati.
Chesterton
Interverranno:
Prof. Fabio Campinoti, docente
Dott. Paolo Gulisano, critico letterario
Dott.ssa Sabina Nicolini, critico letterario
Dott. Paolo Pegoraro, critico letterario
Prof. Dermot Quinn, professore presso la Seton Hall University (New Jersey)
Prof. Edoardo Rialti, docente presso Olswa Unversity (Ontario)

Modera: Prof. Andrea Monda, presidente di BombaCarta

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Alle ore 18.00, seguirà la tavola rotonda sul tema:
G. K. CHESTERTON COME ESSERE UN «UOMO VIVO»

Interverranno:
P. Ian Boyd C.S.B., presidente del Chesterton Institute Chesterton giornalista
Dott.ssa Annalisa Teggi, traduttrice di Chesterton, Chesterton poeta
Dott. Ubaldo Casotto, giornalista, Chesterton saggista
Prof. Fabio Canessa, docente e critico letterario, Chesterton «uomo vivo»

Modera: P. Antonio Spadaro S.I., direttore de ‘La Civiltà Cattolica’

Saranno presenti la Società Chestertoniana Italiana, esperti e i principali editori delle opere di Chesterton in italiano.


Antonia Arslan: l’ultima lezione

Antonia Arslan

«Verso sera per le strade deserte / passa un carro cigolando. / Un cavallo sauro lo tira, dietro / cammina un soldato ubriaco. // È la bara dei massacrati che va / al cimitero degli Armeni. Il sole al tramonto distende / sul carro una sindone d’oro». Sono versi del poeta Daniel Varujan (1884-1915), arrestato a Costantinopoli la notte tra il 23 e il 24 aprile durante la sevkiyet, la deportazione armena del 1915. Varujan è anche la porta attraverso cui la scrittrice Antonia Arslan, traducendolo in italiano, ha riscoperto le proprie radici. Il secondo passo è stato svolgere dare voce agli scampati del genocidio che l’ideologia dei Giovani Turchi scatenò contro l’etnia armena. Infine, con l’addensarsi dei ricordi, sono maturati i romanzi. Prima La masseria delle allodole, oltre 30 edizioni, portato sul grande schermo dai fratelli Taviani; poi La strada di Smirne, che va nella stessa direzione. L’ultima fatica è Il libro di Mush (Skira 2012), emblematica storia di due donne che, durante il Metz Yeghérn (“Grande Male”) del 1915, traggono in salvo un antico volume miniato di oltre 20kg. Una zavorra che intralcia la fuga, tanto ingombrante quanto irrinunciabile: ecco cos’è la Memoria. [Continua »]


Report Laboratorio O’Connor marzo 2012

Nella suggestiva cornice della Libreria Aquisgrana, nuova ed accogliente sede del nostro laboratorio di lettura, ci siamo dati appuntamento lunedì 26 marzo di fronte ad un aperitivo ed un bicchiere di vino. Segue un breve report dell’incontro.

Si parte con una pagina da La traccia dell’angelo, ultimo romanzo di Stefano Benni. Colpisce la scelta dei nomi dei personaggi, l’origine mitologica che fa da anticamera alla discesa di Morfeo in un inferno tutto personale, il tunnel della depressione. Diceva non sono depresso: ma aveva la paura di chi cammina sul ciglio di un burrone di cui non si vede il fondo. Anche gli inferi, in queste pagine, hanno una dimensione loro, tutta particolare: era un inferno assai diverso da quelli pittorici, una costruzione bianca, alta, enorme, con bruttissime statue nel giardino. [Continua »]


L’autore: uno, nessuno, centomila?

Mi è capitato, di recente, di leggere, inevitabilmente, il romanzo di mio fratello Antonio “L’America non esiste”, ottima seconda prova dopo il già buon esordio narrativo di “Assoluzione”. La prima cosa che sono andato a leggere sono stati i “Ringraziamenti” posti al termine del romanzo, pensavo di cavarmela in poco tempo e invece mi sono imbattuto in 4 pagine di testo! Da qui è scaturita una riflessione: ma questo romanzo, ma tutti i romanzi (ma anche i film e le altre opere d’arte) sono di un autore soltanto, come atto geniale solitario, oppure sono di tanti, centomila, piccoli autori? Penso a questo romanzo, con quella foto in copertina sull’orgogliosa guglia dell’Empire, il grattacielo simbolo della metropoli americana, ma anche con quelle 4 pagine che danno a ciascuno il suo, riconoscendo il debito che ogni artista sa di avere nei confronti di chi ha incontrato lungo il suo cammino creativo. Ma penso anche ai titoli di coda dei film, la parte più commovente, quella che non interessa a nessuno (la gente si alza e se ne va dal cinema mentre ancora scorrono, lunghissimi) tranne a chi invece fa parte di quella lunga lista. Ma penso anche ad alcune tra le grandi opere della letteratura di tutti i tempi: l’Iliade, l’Odissea, le ballate di Robin Hood, il Kalevala, i racconti della Tavola Rotonda, le Mille e una notte, il Mahabarata, la Bibbia… non c’è UN autore di questi testi, ma sono frutto di un lavoro secolare di interi popoli. Un critico è autore di un gesto, quello critico, del tutto “solitario”, ma un artista deve riconoscere (e ringraziare) che la sua opera l’ha generata perchè l’ha ricevuta, perchè lui è la foce di un fiume che attinge acqua da mille affluenti. Mi viene in mente quindi la battuta del solito Chesterton:

“La leggenda è fatta generalmente maggioranza, sana, degli abitanti di un villaggio; il libro è scritto, generalmente da quello, fra gli abitanti del villaggio, che è matto”.

Meditiamoci, magari in compagnia.


Comedìa: un elogio del Giudizio

Diavolo
Ancora una volta l’alleanza dei meschini vuole esiliare i Grandi. Un’organizzazione di ricercatori – consulente speciale dell’Onu – ha chiesto che la Divina Commedia sia rimossa dai programmi scolastici, poiché presenta «contenuti offensivi e discriminatori sia nel lessico che nella sostanza». Richiesta tanto inconcepibile da provocare imbarazzate prese di distanza dalle stesse presunte minoranze “discriminate”. Certo, se la “discriminazione” fosse il vero problema, occorrerebbe in primis bonificare la cultura novecentesca dai tanti cult compromessi con i totalitarismi del secolo. E allora perché prendersela proprio con la Comedìa?
Forse perché a risultare indigeribile è il suo stesso presupposto: e cioè l’idea di Giudizio. Perché Dante prende posizione. Sempre. [Continua »]


Preposizioni – “SU”

Quando penso al su, tengo un dito puntato al cielo ed un occhio rivolto ai lacci delle scarpe; inevitabilmente finisco per tracciare una linea a mezz’aria, un’asticella invisibile che separa il mondo in due parti. Semplificando al massimo mi verrebbe da dire che alcune cose stanno su, altre stanno giù. Per scelta o per imposizione. Per vocazione. Cosimo Piovasco di Rondò, il barone rampante di Calvino, sceglie di salire sugli alberi, dove inizia la sua nuova vita; la giraffa ha compreso pian piano che deve allungare il collo se non vuole soffrire il digiuno; i fratelli Montgolfier hanno donato all’uomo un mezzo per guardare le nuvole da vicino.

Poi ricordo che su può accompagnare un’incitazione ad esser veloci, a farsi coraggio, o semplicemente ad alzarsi. A volte ha il tono, la cadenza di un imperativo: SALI. [Continua »]