Il Re, il Primo Ministro e la Bibbia
Lo scorso 16 dicembre si è celebrato a Canterbury il 400° anniversario della traduzione della Bibbia in inglese attribuita a Re Giacomo. In questa occasione David Cameron, Primo Ministro del Regno Unito, ha pronunciato un discorso che vale davvero la pena di leggere per intero. Un discorso che, insieme a quello recentemente tenuto dal Rabbino Capo Lord Jonathan Sacks all’Università Gregoriana (in italiano qui), mi spiega, per lo meno, qual è il senso di un laboratorio quale BombaBibbia all’interno del progetto BombaCarta. Il testo inglese è qui.La traduzione italiana è a cura di G. Rizzieri.
È stupendo essere qui oggi tutti insieme per la conclusione di questo speciale 400° anniversario della Bibbia di re Giacomo. So che c’è qualcuno che si domanderà perché sia proprio io a tenere questo discorso, ma sono orgoglioso di essere qui per celebrare la Bibbia di Re Giacomo. Non sono qui da fervoroso cristiano in missione per convertire il mondo, ma perché, in qualità di Primo Ministro, è giusto riconoscere l’impatto di una traduzione della Bibbia che è, io credo, una delle più grandi imprese di questo Paese. La Bibbia è un libro che non soltanto ha forgiato il nostro Paese, ma il mondo. [Continua »]


Non c’è modo migliore di cominciare un laboratorio di lettura, che sgranocchiando degli ottimi croccanti. Quando poi scopri che il dolce non è solo un pensiero gentile della prima lettrice, ma un’introduzione al testo, capisci che il fil rouge della serata lo hai già trovato ed è dei migliori. Il brano proposto viene dal romanzo di Antonella Ottai: Il croccante e i pinoli. Ci troviamo di fronte ad uno strano e interessante dualismo, tra l’arte della cucina ed il piacere della scrittura, che a suo modo funziona; i consigli per preparare una torta di mele non si troverebbero a disagio nel vademecum di un aspirante scrittore. Tra profumi e ricordi, riscopriamo la capacità di stupirci per le piccole cose. Mi hai chiesto se ti davo qualcuna della ricette che avevamo condiviso nella nostra esistenza in comune. Me le hai chieste con lo stesso senso pratico con cui mi hai sollecitato il tavolino di bambù o il tappeto azzurro […] eppure mi hai colto impreparata come succede quando in momenti particolari si verificano eventi normali.
Quando ci si domanda se la letteratura può “salvare” si sottintende, in genere, la salvezza del lettore. Ma è una richiesta indebita, oltre che eccessiva: è già molto se la letteratura riesce a salvare i propri personaggi. Perché non basta un happy end caritatevolmente elemosinato dal deus ex machina di turno: se la storia naviga davvero a mare aperto, l’approdo – fosse pure quello del naufrago – non è più scontato. I capolavori di Cervantes e di Goethe sono lì a ricordarcelo, due “opere mondo” riprese in mano fino alle soglie della morte dai rispettivi autori, stratificandovi pagine che mal si adeguano con quelle dell’esordio e che tuttavia solo così – ambigue, incerte – possono sbozzare un embrione di salvezza per le proprie creature.
Ex Andreae Mondae chartula Rosa Elisa Giangoia vertit