Il Re, il Primo Ministro e la Bibbia

Lo scorso 16 dicembre si è celebrato a Canterbury il 400° anniversario della traduzione della Bibbia in inglese attribuita a Re Giacomo. In questa occasione David Cameron, Primo Ministro del Regno Unito, ha pronunciato un discorso che vale davvero la pena di leggere per intero. Un discorso che, insieme a quello recentemente tenuto dal Rabbino Capo Lord Jonathan Sacks all’Università Gregoriana (in italiano qui), mi spiega, per lo meno, qual è il senso di un laboratorio quale BombaBibbia all’interno del progetto BombaCarta. Il testo inglese è qui.
La traduzione italiana è a cura di G. Rizzieri.
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È stupendo essere qui oggi tutti insieme per la conclusione di questo speciale 400° anniversario della Bibbia di re Giacomo. So che c’è qualcuno che si domanderà perché sia proprio io a tenere questo discorso, ma sono orgoglioso di essere qui per celebrare la Bibbia di Re Giacomo. Non sono qui da fervoroso cristiano in missione per convertire il mondo, ma perché, in qualità di Primo Ministro, è giusto riconoscere l’impatto di una traduzione della Bibbia che è, io credo, una delle più grandi imprese di questo Paese. La Bibbia è un libro che non soltanto ha forgiato il nostro Paese, ma il mondo. [Continua »]


Canzoni e fede cristiana: la meglio musica del 2011

Come ogni fine anno, arriva il listone delle dieci canzoni cosiddette “ispirate” dalla fede cristiana. I brani scelti e prodotti nel 2011 sono meno centrati sulla figura di Cristo: nella classifica il Signore viene pronunciato una sola volta. Ora si percepisce la paura di non vivere dignitosamene, causa la recessione economica. Si cerca una protezione, un rifugio sicuro. Involontariamente tutte le canzoni diventano speranzose, inni alla perseveranza, come l’intero disco “Mylo Xyloto” dei Coldplay. In Italia invece i testi riferiti alla religione sono insolenti, vedi e ascolta gli Zen Circus e Caparezza, esclusi per un fallo a gamba tesa sulla religione cattolica, da cartellino rosso. (“Nati per subire” degli Zen Circus rimane tra i migliori album italiani del 2011).

Nella classifica manca Sogno no. 1 di Fabrizio De Andrè, progetto di Geoff Westley, già produttore in Italia di Lucio Battisti. Con la London Symphony Orchestra ha arrangiato in chiave sinfonica alcuni tra i brani più celebri di De André, inclusi quelli cristiani. Fabrizio De André non può essere classificabile né racchiuso in una Top Ten: è semplicemente altro a tutto il resto.

Allora… Partiamo dal gradino più basso della classifica.

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Persone singolari: per una poesia democratica

Capita sempre più di rado che la fama di un futuro Nobel lo preceda al di fuori del suo Paese. Anche per questa ragione la polacca Wisława Szymborska rappresenta un caso eccezionale. La sua opera, pure ristretta – a oggi dodici sillogi, per un totale di poco più di 300 poesie, e qualche raccolta di prose – è interamente disponibile in italiano in ben due edizioni: un poderoso volume dell’Adelphi o gli esili libricini di Scheiwiller con il testo originale a fronte. Tutti tradotti e curati da Pietro Marchesani, il grande polonista recentemente scomparso. Ci sono però due raccolte che in Italia non giungeranno mai [Continua »]


Report Laboratorio O’Connor novembre 2011

Non c’è modo migliore di cominciare un laboratorio di lettura, che sgranocchiando degli ottimi croccanti. Quando poi scopri che il dolce non è solo un pensiero gentile della prima lettrice, ma un’introduzione al testo, capisci che il fil rouge della serata lo hai già trovato ed è dei migliori. Il brano proposto viene dal romanzo di Antonella Ottai: Il croccante e i pinoli. Ci troviamo di fronte ad uno strano e interessante dualismo, tra l’arte della cucina ed il piacere della scrittura, che a suo modo funziona; i consigli per preparare una torta di mele non si troverebbero a disagio nel vademecum di un aspirante scrittore. Tra profumi e ricordi, riscopriamo la capacità di stupirci per le piccole cose. Mi hai chiesto se ti davo qualcuna della ricette che avevamo condiviso nella nostra esistenza in comune. Me le hai chieste con lo stesso senso pratico con cui mi hai sollecitato il tavolino di bambù o il tappeto azzurro […] eppure mi hai colto impreparata come succede quando in momenti particolari si verificano eventi normali.
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Faust: il disgustoso e il sublime

Quando ci si domanda se la letteratura può “salvare” si sottintende, in genere, la salvezza del lettore. Ma è una richiesta indebita, oltre che eccessiva: è già molto se la letteratura riesce a salvare i propri personaggi. Perché non basta un happy end caritatevolmente elemosinato dal deus ex machina di turno: se la storia naviga davvero a mare aperto, l’approdo – fosse pure quello del naufrago – non è più scontato. I capolavori di Cervantes e di Goethe sono lì a ricordarcelo, due “opere mondo” riprese in mano fino alle soglie della morte dai rispettivi autori, stratificandovi pagine che mal si adeguano con quelle dell’esordio e che tuttavia solo così – ambigue, incerte – possono sbozzare un embrione di salvezza per le proprie creature.
Su questo una parola in più la merita proprio il Faust di Goethe, complice la vertiginosa rilettura filmica di Aleksandr Sokurov, premiato con il Leone d’oro a Venezia. Raramente infatti, nonostante le differenze nella trama, un classico è stato portato sullo schermo con altrettanta audacia visionaria. [Continua »]


Praepositio Italica A

Ex Andreae Mondae chartula Rosa Elisa Giangoia vertit

Ecce nos hic, mensis novus, praepositio nova et post praepositionem italicam DI est praepositio A, igitur vobis sumendae sunt tabulae et stilus et oculos in calendarium apud vos conicite, notam imponite temporibus variarum coronarum et praesertim proximae Officinae quae a.d.XVI K. I. erit. Ita est, quod praesente anno nobis in animo est constitum  praepositionum ordinem diligentissime observare, qua re a. d. XVI K.Ianuarii de praepositione italiaca A nobis accuratius perpendendum erit, a. d. V K. Februarii de DA, a. d. XII K. Martii de IN, a.d. III N.Martii de CON, a. d. XI K. Maii de SU, a. d. XIV K. Iunii de PER, a. d. XVI K. Iulii de TRA/FRA.

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Sing Sha-La-La

Stavo ascoltando per l’ennesima volta la canzone Brown-Eyed Girl di Van Morrison che considero una delle più grandi opere d’arte del secondo Novecento. Perché? La risposta risiede nell’allegria, la gioia, quella condizione di cui parla Henry Miller in un bellissimo brano che di recente è stato postato qui sul blog di BC da Michela Carpi: “uno canta perché i suoi polmoni sono pieni di gioia. È meraviglioso ascoltare una grande esibizione ma è ancor più meraviglioso incontrare lungo la strada un vagabondo felice che non riesce a smettere di cantare perché il suo cuore è pieno di gioia. Ed il vostro felice vagabondo non si aspetta nessuna ricompensa per il suo sforzo. Lui non sa neanche cosa voglia dire, lo sforzo. Nessuno può essere pagato per donare la propria gioia, la gioia è sempre data liberamente.” (Henry Miller, The Angel is My Watermark). [Continua »]