Ancora per Luisito Bianchi


Luisito Bianchi, difficile definirlo. Proviamoci. Un grande umile? Baudelaire scrisse che esistono solo tre persone rispettabili – il prete, il guerriero, il poeta –, mentre tutti gli altri «sono soggetti a taglie e servitù, son fatti per la scuderia, cioè per esercitare quelle che si chiamano professioni» (Il mio cuore messo a nudo XIII, 22). Luisito Bianchi era andato oltre: sacerdote, testimone della Resistenza, romanziere e “uomo di scuderia”. Sì, prete-operaio, prete-benzinaio, prete-infermiere, prete-traduttore – perché mai avrebbe accettato di ricevere un soldo in quanto sacerdote. Come in Paolo di Tarso (1Cor 9,13-15), brillava in lui l’intransigente orgoglio di chi vanta sudarsi il pane giorno per giorno pur di non fare del cristianesimo – ai propri occhi – roba da mestieranti, buona per saziare lo stomaco. Roba, questa sì, “soggetta a taglie e servitù”. [Continua »]


Luisito Bianchi: un ricordo

Don Luisito Bianchi* è morto il 5 gennaio scorso.
L’incontro con lui è stato per me folgorante: La Messa dell’uomo disarmato è un romanzo che apre orizzonti senza limiti, letterariamente straordinario, spiritualmente immenso. Nel tentativo di spiegarlo a me stesso, e consentirgli di leggermi dentro, ne ho scritto con entusiasta meraviglia (vedi la sezione Monografie in questo sito). Inizia da allora un non frequente ma intenso colloquio epistolare: non ci siamo mai incontrati di persona, ma mi piaceva pensare di essere un suo amico. Ovunque, nelle sue lettere, così come nelle sue opere letterarie e nei suoi saggi, un ustionante amore per l’uomo, ed un’inesausta tensione all’offerta di sé: come altrimenti rendere vero quel “gratis accepistis, gratis date” che orientava in senso profetico la sua fedeltà alla Chiesa e guidava il suo cammino nel mondo ?
Con mite fermezza ha proclamato il cristianesimo più radicale, intriso di passione per Dio e per gli uomini, della quale si rintracciano segni già nell’infanzia, età solo apparentemente inconsapevole. Dell’umile serenità di quel tempo ha, infatti, raccontato in una delle sue ultime opere (quanto meno nella sua ultima edizione), Le quattro stagioni di un vecchio lunario, alla quale a volte in questi giorni ritorno, per essere meno solo. [Continua »]


DA 14 anni

14 candeline tutte per noi e per tutti gli amici di BombaCarta!

E così BombaCarta ha 14 anni…però, c’è da dire che è proprio una bella ragazza, che cresce bene. Innanzitutto cresce. Il che non è scontato. Una realtà come BombaCarta (ma forse ne esistono poche di realtà come la nostra) che vive, insiste e resiste dopo 14 anni, senza soldi nè altri potenti mezzi, vuol dire che la stoffa, la consistenza, c’è, e che le radici (il tema della prossima Officina) sono profonde.

Non farò discorsi presidenziali, ho ancora un pizzico di humour che mi salva, ma voglio giusto sottolineare una cosina: io 14 anni fa non c’ero. Questa è una cosa bella di BC: è fatta di persone e di legami ma non è legata alle persone, la somma finale di BC è più grande della somma algebrica dei componenti. C’è un ingrediente segreto dentro BombaCarta, come negli spaghetti del padre di Po, il protagonista di Kung-Fu Panda. E ovviamente il segreto va custodito, perchè è delicato.

 Siamo tutti tronchi di questo albero dalle forti radici, siamo tutti “di passaggio”. Lo ha detto bene il Papa qualche giorno fa dando il battesimo a 16 bambini ragionando sull’espressione biblica “le sorgenti della salvezza”: “I genitori devono dare tanto, ma per poter dare hanno bisogno a loro volta di ricevere, altrimenti si svuotano, si prosciugano. I genitori non sono la fonte, come anche noi sacerdoti non siamo la fonte: siamo piuttosto come dei canali, attraverso cui deve passare la linfa vitale dell’amore di Dio“. Siamo di passaggio, e così, come non c’ero 14 anni fa, è pure vero che fra qualche anno, spero, non ci sarò (come presidente).   Cioè: una volta entrati dentro BC, toccati da quella segreta linfa, non si esce mai da BC, però, spero, si possa uscire dalla carica di presidente! Ecco, questo sì che è un appello: liberatemi!

Scherzi a parte, per ora godiamoci questo momento intensamente bello e soffiamo tutti insieme le 14 candeline: auguri alla nostra splendida, capricciosa, selvaggia, ipercinetica ed esplosiva adolescente!


Preposizioni – “DA”

Come indicato dal vocabolario della lingua italiana, la preposizione da “serve principalmente a determinare il punto di partenza, il luogo da cui ha inizio o origine un’azione, un movimento” (moto da luogo, provenienza, origine, separazione). Al lettore viene poi rammentato di come introduca anche altri complementi, come il moto a luogo, l’agente e la causa efficiente, il mezzo, la causa, il tempo, la qualità, il fine.

Effettivamente, anche senza interrogare il vocabolario, la preposizione da rimanda subito alla propria origine, tra giocattoli d’infanzia, angoli della casa natia e foto color  seppia di antenati baffuti. Da indica provenienza. Tuttavia, la provenienza, almeno nell’universo giovanile, costituisce un argomento scomodo, che quasi si vorrebbe dimenticare. Perché, in un’età in cui si anela al volo, l’ultimo desiderio è proprio quello di scoprirsi dolorosamente trattenuti da robuste radici. Eppure è esattamente quello che avviene a ogni persona. Ciò che talvolta si tende a dimenticare è che le radici che ci impediscono il volo sono le stesse che ci salvano dalla caduta. [Continua »]


Chi sei? Cosa fai?

C’è mio nipote Paolo che ha due anni e mezzo ed è entrato nella fase della Domanda. Gira per la casa, per la città e bombarda il mondo con domande a raffica, su tutto. In realtà le domande che pone sono in effetti solo due: “Chi/che cosa è?” e “cosa fa?”. Stamattina mi ha sottoposto ad un terzo grado su qualsiasi cosa colpisse la sua attenzione (cioè tutto): cos’è il pigiama? Cosa fa il pigiama? Cosa è la mutanda? Cosa fa la mutanda? Cosa è il computer? Cosa fa il pinkuter (lui lo chiama così)? Cosa è l’aspirina? Cosa fa l’aspirina? …un tormento.
Poi si è fissato con i miei piedi: che cosa sono? Mi ha chiesto toccandomi entrambi i piedi con le sue manine. “Sono i miei piedi” ho risposto. “E cosa fanno i piedi?” difficile rispondere, ma lui ripeteva a raffica: “cosa fanno? Cosa fanno?” non puoi far aspettare un bambino troppo a lungo. “Camminano, i piedi camminano” ho risposto con un pizzico di incertezza, come se mi riappropriassi di una antica verità. Paolo ha cominciato a diffondere la notizia, sempre sotto forma di domanda: “zia Vivì, cosa sono?” chiedeva a mia moglie indicando i suoi piedi. “Sono i piedi”, “e cosa fanno?” di fronte all’indecisione di Elvira pronta e recisa l’affermazione del nipotino: “I piedi camminano!” [Continua »]


Sorridere alla vita

«La più semplice verità sull’uomo è che egli è un essere veramente strano: strano quasi nel senso che che è straniero a questa terra […] solo, fra tutti gli animali, è scosso dalla benefica follia del riso; quasi avesse afferrato qualche segreto di una più vera forma dell’universo e lo volesse celare all’universo stesso».

Questa affermazione tratta da L’uomo eterno di Chesterton mi viene in mente al termine della terza visione del film L’albero della vita di Terrence Malick, proprio nella sua ultima immagine, quando sullo schermo si vede Sean Penn che scende dall’ascensore e, prima disorientato, poi si guarda intorno e appunto accenna ad un mezzo sorriso, come a evidenziare il fatto di aver colto quei segreti dell’universo raccontati per oltre due ore di grande spettacolo dal film di Malick (un film che, proprio per questo, necessita di almeno due se non tre re-visioni). Da un certo punto di vista il film parla solo di questo: inizia con Sean Penn-Jack che si sveglia e va in ufficio, nel giorno che ricorda l’anniversario della morte prematura del fratello più giovane. [Continua »]


Preposizioni per il Nuovo Anno

Passante: Quella vita ch’è una cosa bella, non è la vita che si conosce, ma quella che non si conosce; non la vita passata, ma la futura. Coll’anno nuovo, il caso incomincerà a trattar bene voi e me e tutti gli altri, e si principierà la vita felice. Non è vero?
Vend
itore Speriamo.
Passante.
Dunque mostratemi l’almanacco più bello che avete.
Venditore
. Ecco, illustrissimo. Cotesto vale trenta soldi.
Pass
ante Ecco trenta soldi.
Vend
itore Grazie, illustrissimo: a rivederla. Almanacchi, almanacchi nuovi; lunari nuovi.

(G. Leopardi, Dialogo di un venditore di almanacchi e di un passante)

Il venditore di almanacchi leopardiano ci ricorda ironicamente che ciascuno di noi all’avvicendarsi degli anni  si crea un orizzonte di attese e di speranze, che ci paiono nuove come il tempo che verrà ma che in fondo sono cicliche e ripetitive come le stagioni. Vogliamo vedere il bene al di fuori di noi, vogliamo che ci raggiunga e che scacci le ansie passate, vogliamo pregare per un presente migliore. [Continua »]