I bottoni di Napoleone

Giugno 1812. Seicentomila soldati. La Grande Armata di Napoleone Bonaparte, orgoglio di Francia, sfida l’impero russo.

Sei mesi dopo, meno di diecimila superstiti si ritirano da Mosca.

La fallimentare Campagna di Russia si stampa indelebilmente nell’immaginario collettivo. La Lombardia, terra  il cui dialetto porta impresso il segno dell’occupazione napoleonica, ricorda ancora le tre f che contrassegnarono quella disastrosa operazione militare: “fàm, füm e frécc“. Le tre f sono ancora oggi sinonimo di periodi di enorme disgrazia sociale, non ultimo il nostro.
Cosa ridusse una compagine invincibile a “una folla di spettri avvolti in abiti femminili, in vecchi pezzi di tappeti o in cappotti pieni di buchi” (come annotò un osservatore presente a Borisov)? [Continua »]


Ma in fondo, BombaCarta, cos’è?

Domanda pericolosa, che rischia di far sparire la magia. BombaCarta è un po’ come “l’ingrediente segreto” degli spaghetti del papà-cicogna di Po, il mitico e “prescelto” campione di Kung-Fu Panda: il segreto degli spaghetti è che non c’è alcun ingrediente segreto. Però è anche giusto chiedersi e rispondere alla domanda delle domande (“Quid est?“) e così ho provato a dire (balbettare) qualcosa davanti alle telecamere di Rai Educational e a quelle dell’Archivio della Generatività, una delle più belle realtà che si aggira di recente nel nostro paese, che già da tempo ha messo gli occhi addosso al piccolo, variegato e generativo mondo di BombaCarta.

In una recente riunione di questo Archivio, nella sede dell’Istituto Sturzo, nel presentare BombaCarta ho citato Romano Guardini, per cui l’opera d’arte non ha uno scopo ma un senso, e questo vale anche per BombaCarta che si occupa non a caso di opere d’arte. BC ha un senso, lo so, anche se non lo conosco; direi che più che altro ha un orizzonte, che a volte si vede, altre volte scompare, poi si intravede tra le nuvole, ma c’è sempre, inafferrabile e invitante. Se avesse solo uno scopo sarebbe una mera associazione culturale che si scioglie non appena lo scopo viene raggiunto, e invece BC è un movimento, una “tensione a”.. non a caso “a” è il tema di questo mese.

Buona visione dei due video che provano a togliere qualche nuvola di troppo dal nostro orizzonte, spero.

https://www.youtube.com/watch?v=mAf-h3bQn78

https://www.youtube.com/watch?v=i3usuqtFuaY

https://www.youtube.com/watch?v=-BU1elHBWmg


Preposizioni – “A”

Eccoci qui, mese nuovo, preposizione nuova e dopo Di viene A, quindi prendete carta e penna e date un’occhiata al calendario qui a fianco, segnatevi le date dei diversi laboratori e soprattutto della prossima Officina che si terrà il 17 dicembre. Sì, perché quest’anno cercheremo di seguire rigorosamente l’ordine prestabilito delle preposizioni, per cui il 17 dicembre “a”, il 28 gennaio “da”, il 18 febbraio “in”, il 5 marzo “con”, il 21 aprile “su”, il 19 maggio “per”, il 16 giugno “tra/fra”.

Se “di” indica specificazione, “a” indica destinazione, se “di” in latino corrisponde al genitivo, “a” corrisponde al dativo. In effetti si genera per dare, il generare è già un dare, un rimettere in circolo un dono ricevuto, un essere generosi, ma ci vuole sempre qualcuno a cui dare, giusto? “A” introduce proprio questo “qualcuno” così importante, l’altro a cui ci rivolgiamo. Ed è quasi sempre un qualcuno di specifico, di concreto e individuato, altrimenti si rischia la gaffe del grande Totò Schillaci che al termine di una partita della nazionale in cui aveva segnato disse: “questo goal lo dedico in particolare a tutti”. [Continua »]


Rosso Rosa Floyd

«Tutto molto bello, […] molto speciale, molto unico: ci credo, vi siete avvitati attorno a un solo soggetto, ovvio che a un certo punto quel soggetto diventi il mondo! Ma se aprite un po’ la finestra, ecco… come minimo si vedono analogie, doppioni… intendiamoci, bisogna sapere quale finestra aprire, mica si può fare a caso, qua per esempio si è dentro la casa dei Pink Floyd?»

Sì, siamo dentro la casa dei Pink Floyd. E ad aprirci la porta, sul retro della loro dimora musicale e umana, è lo scrittore Michele Mari [Continua »]


Dostoevskij? Meglio Charles Dickens!

Aprendo una delle sue poesie più celebri – Possibilità – il premio Nobel Wislawa Szymborska annota: «Preferisco Dickens a Dostoevskij». Un’affermazione semplice e netta, che è allo stesso tempo una Dichiarazione di Indipendenza del lettore e un sisma di discrete dimensioni all’interno del canone letterario.

I love Charles Dickens [Continua »]


Libr’arsi alle Oblate

Spesso si sente parlare in letteratura di non luogo. Un posto simile a tanti altri nel mondo, una stazione, un aeroporto, dove gli incontri e le relazioni si instaurano indipendentemente dal luogo stesso; il luogo diventa un rumore di fondo, uno scenario opaco su cui emergono prepotentemente i vissuti dei protagonisti.

Eppure i luoghi possono creare occasioni di vita importanti, possono essere determinanti nella nascita e crescita di relazioni. Non possono accadere, in altre parole, se non in quel preciso luogo. Come nel nostro caso. [Continua »]