Educare alla bellezza – III edizione

La FONDAZIONE CLAUDI e il poeta Davide Rondoni (Direttore del Centro di Poesia Contemporanea di Bologna) si fanno promotori del terzo appuntamento di Educare alla bellezza, iniziativa culturale che si terrà a Roma, presso il Palazzetto Mattei “Società Geografica Italiana” – Via della Navicella, 12 (Villa Celimontana).

Locandina
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Kenaz, una tenerezza che non risparmia nessuno

Yehoshua Kenaz

Quando si parla di letteratura israeliana vengono subito in mente nomi famosi: Abraham Yehoshua, Amos Oz, David Grossman. Di nomi, però, ce ne sono tanti altri. A cominciare da Yehoshua Kenaz.

Classe 1937, premiato per ben due volte con il Bialik e a lungo redattore del prestigioso quotidiano Ha’aretz. In Italia qualche suo romanzo era comparso e svanito altrettanto in fretta per Mondadori – complice l’uscita cinematografica di Alila (2003), di Amos Gitai, ispirato al suo romanzo Ripristinando antichi amori – mentre oggi i suoi titoli sono disponibili per la casa editrice Giuntina, impegnata nella traduzione del suo capolavoro Infiltration, libro tabù in Occidente, che racconta il servizio militare nell’esercito israeliano. [Continua »]


Habemus Papam

Leviamoci subito il pensiero: “Habemus papam” non è un gran film. Nemmeno un bel film.

Habemus PapamMi costa ammetterlo. Moretti è uno dei miei beniamini. Ho apprezzato i suoi lavori più cervellotici (“Ecce bombo”, “Palombella rossa”, “Bianca”) ed esaltato la stagione posteriore alla cesura di “Aprile” (la paternità è un evento che sradica) e che esplode nel ricchissimo “La stanza del figlio”. Quest’ultima pellicola, ahimè, delude e basta. Non dice nulla. Non è capace di graffiare, non se ne coglie l’intento, la domanda, la tesi.

E sì che l’incipit è promettente e stuzzicante! Il papa attuale è morto (scene di repertorio dall’indimenticabile commiato di Giovanni Paolo II). Il conclave si riunisce e dopo qualche scaramuccia elegge al soglio di Pietro un cardinale sconosciuto. A cui saltano i nervi proprio al momento dell’annuncio solenne. Il papa eletto non vuole “fare” il papa. [Continua »]


Steve Jobs & Ignazio di Loyola

«Ricordarsi che morirò presto è il più importante strumento che io abbia mai incontrato per fare le grandi scelte della vita»: queste le parole che Steve Jobs pronunciò il 12 giugno 2005 in un famoso discorso per i laureandi di Stanford. Steve JobsQuesto «commencement address», è stata per lui una occasione unica per raccontare se stesso. Rileggere questo discorso nel giorno in cui Steve Jobs ha lasciato questa terra è forse un buon modo per onorarlo.

E Steve ha ragione. Le sue parole riecheggiano quelle di Ignazio di Loyola, il fondatore dei gesuiti, il quale ritiene che un modo per fare una buona scelta nella vita consiste nel fare «come se fossi in punto di morte; e così regolandomi, prenderò fermamente la mia decisione (Esercizi Spirituali, 186). La morte non è nel caso di Ignazio e di Steve uno spauracchio, ma la constatazione che i timori, gli imbarazzi e le futilità scompaiono davanti al pensiero della morte e resta ciò che veramente conta, ciò che è per noi veramente importante. [Continua »]


La bellezza e l’umiltà… perché de gustibus est disputandum

De gustibus, si sa, non est disputandum, ma non tutti sono d’accordo, in effetti forse nessuno: quando diciamo la famosa sentenza latina lo facciamo con un po’ di rammarico, non convinti, perché vorremmo in realtà che tutti concordassimo, anche sui gusti.

BotticelliNon è d’accordo nemmeno Roger Scruton, filosofo inglese che si cimenta con il tema grande, insidioso e inquietante della bellezza, quella cosa che“può consolare o turbare; può essere sacra o profana, ispiratrice, raggelante. Può influenzarci in infiniti modi, ma mai viene considerata con indifferenza: la bellezza esige di essere notata”. E Scruton risponde a questa esigenza notando, anzi an-notando le sue riflessioni contro il relativismo insito nella sentenza latina perché oggetto delle sue (dotte) annotazioni è proprio il “gusto”: “Il buon gusto è importante nell’arte come nell’umorismo,anzi, potremmo dire che il gusto è il nocciolo della questione. […] In fatto di arte il giudizio estetico riguarda ciò che dovrebbe e non dovrebbe piacerci e qui (sostengo io) quel ‘dovrebbe’, pur non essendo propriamente un imperativo morale, ha un peso morale”.  [Continua »]


Preposizioni – “DI”

PreposizioniEccoci qui, anno nuovo, vita nuova. E scusate il ritardo. Settembre è volato, col suo sole estivo che ha rallentato l’entrata nel vivo della nuova stagione di BombaCarta, che però ora è pronta per ripartire, quindi prendete carta e penna e date un’occhiata al calendario qui a fianco, segnatevi le date di ottobre dei diversi laboratori e soprattutto della prossima Officina che si terrà il 5 novembre. Anno nuovo, tema nuovo: preposizioni.

Dopo ben due anni dedicati ai verbi, le azioni degli uomini (in ossequio al principio della concretezza tanto caro a BC che, secondo la lezione di Flannery O’Connor, avverte la letteratura come la più “incarnata” di tutte le arti), ecco che ora ci spostiamo ad un livello apparentemente inferiore: le preposizioni. Dalle altezze del verbo, cuore del linguaggio umano, scendiamo nel dettaglio di queste minuscole particelle, monosillabiche, che però rivestono grande importanza (chi ha detto che “Dio è nei dettagli”?). Tutte le conosciamo, la filastrocca che ci hanno insegnato da bambino ancora la ricordiamo a memoria: di, a, da, in, con, su, per, tra, fra, sono loro, queste umili ancelle della frase che ci faranno compagnia per quest’anno fino a giugno rivelando tutta la loro discreta e modesta potenza. Le preposizioni non sono possenti come i verbi, non sono affette da protagonismo come i nomi ma senza di loro cosa combinerebbero nomi e verbi? [Continua »]


Ortolani, un’avventura chiamata famiglia

Leo OrtolaniRicordo che tempo fa si discusse sulla rappresentazione della famiglia nella narrativa italiana. Di recente ho intervistato il disegnatore cult Leo Ortolani che nella sua prima opera non a fumetti racconta l’ingresso in casa di due bambine colombiane. Non due bambine qualsiasi: le sue figlie.

«Se la vita ha un senso – scrive Leo Ortolani – deve essere il senso dell’umorismo». E nelle opere di Leo vita ce n’è tanta, e umorismo in razione doppia. Leo è il più acclamato autore italiano di storie a fumetto. Con la serie eroicomica Rat-Man, giunta al numero 86, ha ottenuto numerosi riconoscimenti e di recente il premio “Fede a strisce”. Il segreto del suo successo? Saper raccontare le storie di tutti con uno sguardo nuovo e divertito, epico e umoristico allo stesso tempo. Compresa la vita familiare. E un argomento trincerato nella serietà come quello dell’adozione. Basta il titolo del suo primo libro non a fumetti per rendersene conto. Due figlie e altri animali feroci (Sperling&Kupfer, pp. 192, € 16,00) non è solo il diario di un’adozione internazionale, ma il viaggio avventuroso di chi parte alla ricerca dei propri figli.

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