Alessandro Rivali: un poeta
Quando si incontra un poeta di cui si avverte l’indubbia qualità, è sempre una grande emozione, che si desidera comunicare e condividere con quanti sanno veramente apprezzare la poesia. A me è recentemente capitato leggendo di La caduta di Bisanzio di Alessandro Rivali (Jaca Book, Milano 2010), una raccolta di poesie o, forse, meglio un compiuto poemetto, che supera il sentimentalismo soggettivo dilagante nella produzione poetica attuale per presentare una visione che, partendo dalla storia, sa attingere ad una dimensione esistenziale universale, con una voce inconfondibile, di forte incisività espressiva. Caratteristica fondamentale diventa così un registro che potremmo definire epico, ma non nel senso classico e tradizionale, quanto piuttosto per il fatto che l’eroe è l’uomo singolo, pur nella sua umana piccolezza, contraddistinta dal male e dalla sofferenza, sempre uguale nello spazio e nel tempo, soprattutto sempre impegnato a misurarsi nella storia con una fine, con una caduta, che, però, non è mai completamente tale, perché al di là delle macerie c’è sempre un’attesa ed una speranza.
La storia, appunto, è l’elemento che caratterizza questa seconda silloge di Alessandro Rivali, poeta giovane, poco più che trentenne, alla sua seconda prova poetica, dopo La Riviera di sangue (Mimesis, Milano 2005 e in edizione accresciuta Faraeditore, Santarcangelo di Romagna 2007), con un’attenzione ed una consapevolezza [Continua »]





