Alessandro Rivali: un poeta

Alessandro RivaliQuando si incontra un poeta di cui si avverte l’indubbia qualità, è sempre una grande emozione, che si desidera comunicare e condividere con quanti sanno veramente apprezzare la poesia. A me è recentemente capitato leggendo di La caduta  di Bisanzio di Alessandro Rivali (Jaca Book, Milano 2010), una raccolta di poesie o, forse, meglio un compiuto poemetto, che supera il sentimentalismo soggettivo dilagante nella produzione poetica attuale per presentare una visione che, partendo dalla storia, sa attingere ad una dimensione esistenziale universale, con una voce inconfondibile, di forte incisività espressiva. Caratteristica fondamentale diventa così un registro che potremmo definire epico, ma non nel senso classico e tradizionale, quanto piuttosto per il fatto che l’eroe è l’uomo singolo, pur nella sua umana piccolezza, contraddistinta dal male e dalla sofferenza, sempre uguale nello spazio e nel tempo, soprattutto sempre impegnato a misurarsi nella storia con una fine, con una caduta, che, però, non è mai completamente tale, perché al di là delle macerie c’è sempre un’attesa ed una speranza.
La storia, appunto, è l’elemento che caratterizza questa seconda silloge di Alessandro Rivali, poeta giovane, poco più che trentenne, alla sua seconda prova poetica, dopo La Riviera di sangue (Mimesis, Milano 2005 e in edizione accresciuta Faraeditore, Santarcangelo di Romagna 2007), con un’attenzione ed una consapevolezza [Continua »]


VENEZIA 68 – BombaDiario 9 (FAUST, L’ULTIMO TERRESTRE, KOTOKO, STATELESS THINGS)

"Faust" di Aleksander Sokurov

"Faust" di Aleksander Sokurov

Questi i film visti nel corso della nona giornata alla 68. Mostra Internazionael d’Arte Cinematografica di Venezia.

Nono giorno – 9 settembre 2011

FAUST di Aleksander Sokurov (Concorso)
Il regista russo, rielaborando in chiave cinematografica l’opera monumentale di Goethe, conclude la sua personale tetralogia sul potere – Hitler in Moloch, Lenin in Taurus e Hirohito ne Il Sole – realizzando un capolavoro assoluto. Il viaggio metafisico nell’inferno dell’umano compiuto da Dr Faust e Mefistofele – all’ardua ricerca di anima in cadaveri che camminano – ha una potenza visiva struggente, incorniciato come fosse un quadro espressionista in un 4:3 ad angoli smussati. Una racconto classico sul desiderio e sul potere, che si candida prepotentemente alla vittoria del Leone d’oro. VOTO: 9

L’ULTIMO TERRESTRE di Gian Alfonso Pacinotti (Concorso)
Un uomo solo, un po’ sfigato, l’ultima settimana sulla terra prima dell’arrivo degli alieni. Opera prima del fumettista Gipi, che funziona fin quando non si prende sul serio. Il registro drammatico, infatti, sembra totalmente fuori luogo, relegando i buoni momenti grotteschi del film a un sottobosco oppresso da una ingenua superficialità narrativa. La regia stessa sembra non interessata – o incapace? – a scavare nei personaggi, lasciando lo spettatore freddo e passivo. VOTO: 5,5

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VENEZIA 68 – BombaDiario 8 (KILLER JOE, QUANDO LA NOTTE, 4:44 THE LAST DAY ON EARTH, THE EXCHANGE)

Questi i film visti durante l’ottava giornata della 68. Mostra Internazionale d’Arte Cinematografica di Venezia.

"Killer Joe" di William Friedkin

"Killer Joe" di William Friedkin

Ottavo giorno – 8 settembre 2011

KILLER JOE di William Friedkin (Concorso)
Padre, figlio e matrigna assoldano un killer professionista per far fuori la madre-ex moglie e incassare i soldi dell’assicurazione sulla vita. Ma Killer Joe – uno straordinario e insolito Matthew McConaughey – ha un modo di fare un po’ “particolare” e le cose rischiano di non andare come previste. Una commedia noir perversa e violenta, che alterna in un ritmo folle straordinari momenti demenziali a scene pulp gotiche degne del miglior Friedkin. Il cineasta americano presenta strambe e tragiche dinamiche familiari con un’ironia estremamente nichilista, finendo per raccontare una “versione deformata di Cenerentola” – calzante descrizione del film data dal regista stesso. VOTO: 8,5/10

QUANDO LA NOTTE di Cristina Comencini (Concorso)
Una bella mammina porta il suo bambino in vacanza in montagna per prendere un po’ d’aria fresca, dove conosce una guida alpina di cui si invaghisce. Ben presto perderà la testa, cominciando a odiare il figlio. Solito film a tesi della Comencini con gli stessi assunti: se è difficile essere donna è ancora peggio essere mamma, soprattutto in un mondo in cui gli uomini sono tutti degli stronzi – d’altronde siamo così, dolcemente complicate, che quando diciamo no in realtà intendiamo sì. Per l’ennesimo anno, le influenze politico-produttive sulla selezione degli italiani in concorso non vengono smentite, supportate come non mai da faziose e partigiane campagne mediatiche. Anche in questa edizione, quindi, il film peggiore della mostra è italiano: orgogliosi della collezione di cucchiai di legno? VOTO: 4,5/10
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VENEZIA 68 – BombaDiario 7 (WUTHERING HEIGHTS, PEOPLE MOUNTAIN PEOPLE SEA, BLACK BLOCK, MATERNITY BLUES, L’OISEAU)

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“Wuthering Heights” di Andrea Arnold

Vi riportiamo di seguito i film visti durante la settima giornata della 68. Mostra Internazionale d’Arte Ciinematografica di Venezia

Settimo giorno – 7 settembre 2011

WUTHERING HEIGHTS di Andrea Arnold (Concorso)
Tratto dall’omonimo romanzo di Emily Bronte, non è l’ennesima trasposizione cinematografica del grande classico della letteratura moderna. La regia della Arnold – la camera a mano si sostituisce all’ombra dei personaggi, seguiti furiosamente – dà più di un tocco di originalità a una storia, francamente, a tratti anacronistica. Gli attori, quasi tutti giovanissimi, sono impeccabili e rendono credibile l’esperimento della regista inglese. Nonostante i ritmi ampiamente dilatati, le splendide immagini non fanno staccare gli occhi dallo schermo. VOTO: 7/10

PEOPLE MOUNTAIN PEOPLE SEA di Cai Shangjun (Concorso)
Un uomo vaga nella Cina del Guizhou alla ricerca osessiva dell’assassino del fratello, per farsi vendetta da solo. Un film piuttosto dimesso, che si riprende negli ultimi venti minuti grazie alle splendide sequenze ambientate in miniera. Nonostante il nichilismo e la rassegnazione di fondo, nel finale c’è uno spiraglio di apertura. Un buon film, ma forse ci si aspettava qualcosa di più dal film sorpresa del concorso, rivelato solo il giorno stesso della proiezione. VOTO: 6,5/10
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VENEZIA 68 – BombaDiario 6 (HIMIZU, TINKER TAILOR SOLDIER SPY, A SIMPLE LIFE, DIE HERDE DES HERN)

 

“Himizu” di Sion Sono

Vi riportiamo di seguito i film visti durante la sesta giornata della 68. Mostra Internazionale d’Arte Ciinematografica di Venezia

Sesto giorno – 6 settembre 2011

HIMIZU di Sion Sono (Concorso)
Storia di adolescenze tormentate e maturità regredite nel Giappone post-Fukushima, scosso da uno tsunami che ha lobotomizzato l’intera società, dalle sue radici. Il consueto lirismo del regista giapponese trova un’espressione più matura e meno splatter del solito: Sion Sono costruisce un film equilibrato, complesso – forse troppo – e problematico, che trova respiro in un finale kitaniano che entra prepotentemente a gamba tesa nella storia del cinema nipponico – e non solo. VOTO: 7,5/10

TINKER TAILOR SOLDIER SPY di Thomas Alfredson (Concorso)
Intirghi doppiogiochisti tra i Servizi segreti di Sua maestà, nel pieno del bipolarismo della guerra fredda. Chi è la talpa? Filmone di spionaggio tratto dall’omonimo best seller di John Le Carré, ingarbugliato e inaccessibile ai più: esteticamente suggestivo e recitato splendidamente – tra tutti spicca un irriconoscibile Gary Oldman – sembra peró volutamente troppo incasinato, rifiutando cosí qualsiasi accordo narrativo con lo spettatore. VOTO: 6,5/10

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VENEZIA 68 – BombaDiario 5 (DARK HORSE, SHAME, TERRAFERMA, I’M CAROLYN PARKER)

“Dark Horse” di Todd Solondz

Di seguito, i film visti nel corso della quinta giornata del 68. Festival Internazionale d’Arte CInematografica di Venezia.

Quinto giorno – 5 settembre 2011

DARK HORSE di Todd Solondz (Concorso)
Bamboccione trentenne che vive con i genitori e colleziona giocattoli si infatua di una ragazza bella e depressa: cade così in un vortice di contraddizioni che lo portano, tra vicende grottesche ed esperienze oniriche, a rimettere tutto in discussione. Con il consueto sarcasmo, il re della black comedy americana fa di nuovo centro, con sempre più cattiveria e accanimento: tutti si presentano con lo scontrino per il rimborso, ma la vita, di serie, non rilascia nessun buono acquisto. Tutto sta nella scelta: puntare sul cavallo sicuro o sulla scommessa? VOTO 7,5/10

SHAME di Steve McQueen (Concorso)
Brandon è ossessionato dal sesso in tutte le sue forme: osservato su internet, consumato a pagamento, immaginato nell’autoerotismo. Il videoartista inglese Steve McQueen, al suo secondo lungometraggio, mette in scena una pellicola “addosso” al corpo di un favoloso Michael Fassbender, sessuomane alla continua ricerca di guarigione e redenzione. L’allusione a un’origine familiare dei suoi drammi puó apparire scontata, ma il non-rapporto del protagonista con la scapestrata sorella minore trasuda una conflittualità intimamente disarmante. Candidato – o così almeno dovrebbe essere per chi scrive – a vincere un premio importante. VOTO: 8/10 [Continua »]


VENEZIA 68 – BombaDiario 4 (ALPIS, POULET AUX PRUNES, L’ARRIVO DI WANG, THE INVADER, ALOIS NEBEL)

“Alpis” di Yorgos Lanthimos

Di seguito, troverete i film visti durante la quarta giornata alla 68.a Mostra Internazionale d’Arte Cinematografica di Venezia.

Quarto giorno – 4 settembre 2011

ALPIS di Yorgos Lanthimos (Concorso)
I membri della società Alpis si occupano di far rivivere i morti sotto lauto compenso, prendendo il loro posto in vita e imitandone gesti e comportamenti. Una sorta di sostituzione a catena di morti con altri morti, che resuscitano vivendo le vite degli altri piuttosto che le proprie. Nel raccontare glacialmente questo meccanismo morboso di immedesimazione nel vuoto del lutto, Lanthimos si conferma tra i più originali giovani registi del nuovo cinema ellenico. L’unica pecca di questa vera e propria “tragedia greca” è forse quella di essere – a tratti – troppo controllata a tavolino. VOTO: 7/10

POULET AUX PRUNES di Marjane Satrapi, Vincent Paronnaud (Concorso)
Alì Nasser ha deciso di lasciarsi morire nel letto di casa sua: nell’attesa, ripercorre i momenti più importanti della sua vita che lo hanno spinto a decidere di farla finita. Tratto da una graphic novel, questo ironico requiem iraniano – con attori francesi – non convince soprattutto per il continuo attingere a immaginari cinematografici pre-esistenti – da Jeunet a Burton. Ammiccante nel finale e furbetto nella condotta, rimane comunque un film piuttosto piacevole da vedere. VOTO: 5,5/10 [Continua »]