Steve Jobs & Ignazio di Loyola
«Ricordarsi che morirò presto è il più importante strumento che io abbia mai incontrato per fare le grandi scelte della vita»: queste le parole che Steve Jobs pronunciò il 12 giugno 2005 in un famoso discorso per i laureandi di Stanford.
Questo «commencement address», è stata per lui una occasione unica per raccontare se stesso. Rileggere questo discorso nel giorno in cui Steve Jobs ha lasciato questa terra è forse un buon modo per onorarlo.
E Steve ha ragione. Le sue parole riecheggiano quelle di Ignazio di Loyola, il fondatore dei gesuiti, il quale ritiene che un modo per fare una buona scelta nella vita consiste nel fare «come se fossi in punto di morte; e così regolandomi, prenderò fermamente la mia decisione (Esercizi Spirituali, 186). La morte non è nel caso di Ignazio e di Steve uno spauracchio, ma la constatazione che i timori, gli imbarazzi e le futilità scompaiono davanti al pensiero della morte e resta ciò che veramente conta, ciò che è per noi veramente importante. [Continua »]
Non è d’accordo nemmeno Roger Scruton, filosofo inglese che si cimenta con il tema grande, insidioso e inquietante della bellezza, quella cosa che“può consolare o turbare; può essere sacra o profana, ispiratrice, raggelante. Può influenzarci in infiniti modi, ma mai viene considerata con indifferenza: la bellezza esige di essere notata”. E Scruton risponde a questa esigenza notando, anzi an-notando le sue riflessioni contro il relativismo insito nella sentenza latina perché oggetto delle sue (dotte) annotazioni è proprio il “gusto”: “Il buon gusto è importante nell’arte come nell’umorismo,anzi, potremmo dire che il gusto è il nocciolo della questione. […] In fatto di arte il giudizio estetico riguarda ciò che dovrebbe e non dovrebbe piacerci e qui (sostengo io) quel ‘dovrebbe’, pur non essendo propriamente un imperativo morale, ha un peso morale”.
Eccoci qui, anno nuovo, vita nuova. E scusate il ritardo. Settembre è volato, col suo sole estivo che ha rallentato l’entrata nel vivo della nuova stagione di BombaCarta, che però ora è pronta per ripartire, quindi prendete carta e penna e date un’occhiata al calendario qui a fianco, segnatevi le date di ottobre dei diversi laboratori e soprattutto della prossima Officina che si terrà il 5 novembre. Anno nuovo, tema nuovo: preposizioni.
Ricordo che tempo fa si discusse sulla rappresentazione della famiglia nella narrativa italiana. Di recente ho intervistato il disegnatore cult Leo Ortolani che nella sua prima opera non a fumetti racconta l’ingresso in casa di due bambine colombiane. Non due bambine qualsiasi: le sue figlie.
A proposito di: Valter Binaghi e Giulio Mozzi, Dieci buoni motivi per essere cattolici, Laurana editore, 2011, € 11,20
(La presente recensione al romanzo Persuasori di morte di Roberta Borsani è apparsa su Avvenire il 24 settembre).
Gli esseri umani costruiscono piramidi, volano più in alto degli uccelli e si immergono più a fondo di qualsiasi pesce. Gli esseri umani possono attraversare i continenti, neanche avessero gli stivali delle sette leghe, o parlarsi annullando distanze enormi. Gli esseri umani inventano storie, numeri e poesie: saturano l’aria di onde elettriche, colmano la terra di leggi e il cielo di miti. Gli esseri umani tagliano foreste e prosciugano laghi. Sbarrano i fiumi e solcano i mari. Eppure a fermarli basta un granello di sabbia. Basta una vena occlusa da un minuscolo sasso – meno di un centimetro di superficie – e tutto finisce. Qualcosa di incalcolabilmente piccolo. Una probabilità imprevedibile. Gli esseri umani, enormi e fragilissimi: che esseri strani…