Antonia Arslan, cronaca di una rinascita
Gli esseri umani costruiscono piramidi, volano più in alto degli uccelli e si immergono più a fondo di qualsiasi pesce. Gli esseri umani possono attraversare i continenti, neanche avessero gli stivali delle sette leghe, o parlarsi annullando distanze enormi. Gli esseri umani inventano storie, numeri e poesie: saturano l’aria di onde elettriche, colmano la terra di leggi e il cielo di miti. Gli esseri umani tagliano foreste e prosciugano laghi. Sbarrano i fiumi e solcano i mari. Eppure a fermarli basta un granello di sabbia. Basta una vena occlusa da un minuscolo sasso – meno di un centimetro di superficie – e tutto finisce. Qualcosa di incalcolabilmente piccolo. Una probabilità imprevedibile. Gli esseri umani, enormi e fragilissimi: che esseri strani…
È così che dovremmo pensarci, se avessimo una percezione realistica di ciò che siamo. A ricordarcelo, talvolta, deve intervenire una battuta d’arresto, un intoppo minuscolo e fatale. Come quello incorso alla scrittrice di origini armene Antonia Arslan, autrice del bestseller La masseria delle allodole, che la notte fra il 12 e il 13 aprile 2009 viene ricoverata al reparto di Rianimazione per uno shock settico da calcolosi renale. I medici la inducono al coma farmacologico. Calano buio e silenzio. Per giorni e giorni. Fino a quando… [Continua »]
Quando si incontra un poeta di cui si avverte l’indubbia qualità, è sempre una grande emozione, che si desidera comunicare e condividere con quanti sanno veramente apprezzare la poesia. A me è recentemente capitato leggendo di La caduta di Bisanzio di Alessandro Rivali (Jaca Book, Milano 2010), una raccolta di poesie o, forse, meglio un compiuto poemetto, che supera il sentimentalismo soggettivo dilagante nella produzione poetica attuale per presentare una visione che, partendo dalla storia, sa attingere ad una dimensione esistenziale universale, con una voce inconfondibile, di forte incisività espressiva. Caratteristica fondamentale diventa così un registro che potremmo definire epico, ma non nel senso classico e tradizionale, quanto piuttosto per il fatto che l’eroe è l’uomo singolo, pur nella sua umana piccolezza, contraddistinta dal male e dalla sofferenza, sempre uguale nello spazio e nel tempo, soprattutto sempre impegnato a misurarsi nella storia con una fine, con una caduta, che, però, non è mai completamente tale, perché al di là delle macerie c’è sempre un’attesa ed una speranza.



