Contaminatae litterae

Ex Antonii Spadari charta Rosa Elisa Giangoia vertit.

2006-12-n19-letteratura“Liber qui ut capsula ad imagines se moventes videndas apta legitur et ut Romanica fabula aspicitur“: quae verba impressa in tegumenti retro Romanicae fabulae ab illo autore cui nomen Gabriele Romagnoli est compositae et Ad tempu ad caelum inscriptae sunt. Quod dictum mutuatur modum proprium contingenti et aestimandi opus singolari artificio factum, cum imaginibus se moventibus coniunctum, quod nunc video appellamus. Videndi modus capsulam ad imagines se moventes aspiciendas aptam in Romanicam fabulam legendam mittitur. [Continua »]


BombaRoad: lungo la strada con gli U2

“Voglio correre, voglio nascondermi, voglio abbattere i muri che mi tengono dentro. Voglio protendermi e toccare la fiamma, dove le vie non hanno nome”. E’ la prima strofa di Where The Streets Have No Name, storica canzone degli irlandesi U2, la band rock più famosa degli ultimi vent’anni. Il vocalist e capo carismatico Bono Vox, nelle esibizioni live, canta di strade senza nome, correndo da una parte all’altra del palco, per trovare la via del Paradiso, o di un paradiso. La stessa idea che muove BombaRoad, un percorso musicale su strada, nato nel Lab di BombaCarta. La meta è un album, tutto intero, in barba alle playlist personalizzate dell’iPod e alla pigrizia musicale. Una comitiva ha intrapreso il primo pellegrinaggio, passando ai raggi X la novità discografica degli U2, No Line On The Horizon. Un laboratorio su tutto quello che gli U2 hanno espresso nell’album: il sound, i temi trattati, soprattutto l’idea del sacro, la loro cristianità. Si sale in macchina, un pò di benzina per il viaggio e si ascolta il cd, mettendo in pausa un brano, riavvolgendolo, evitando così un approccio superficiale alle canzoni. In sostanza, il laboratorio itinerante è un paziente esercizio d’ascolto, gradevole per le visioni che il peregrinare offre durante la corsa su strada.  [Continua »]


Letteratura e radio

Tra gli anni ’30 e gli anni ’50 la radio raggiunse una diffusione che la mise in grado di concorrere con la stampa. È questo il periodo nel quale scrittori e pensatori come L. Pirandello, Trilussa, G. Deledda, B. Brecht videro nella radio nuove possibilità per la diffusione della cultura e nacquero i «radiodrammi», testi di spessore letterario scritti appositamente per essere letti e diffusi via radio . Il radiodramma si collega alla tradizione del racconto orale, ma impegna l’autore a far interagire la parola, attraverso il montaggio, con le musiche, i suoni e i rumori.

La B.B.C. vanta forse la più ampia tradizione mondiale nel campo della drammatica radiofonica. La prima opera scritta appositamente per la radio fu Pericolo di Richard Hugues, diffusa il 15 gennaio 1924. Questa tradizione, accuratamente seguita, ha fatto del dramma radiofonico un vero servizio pubblico. La prima opera in assoluto però fu La lente di E. Walter e venne trasmessa il 3 agosto 1922 negli U.S.A. dalla stazione WGY. Il 30 ottobre 1938 O. Welles, direttore di una serie di programmi di fiction per la CBS, mise in onda il «radiodramma» La guerra dei mondi: uno dei massimi esempi dell’impatto del mezzo radiofonico e della sua capacità di far interiorizzare l’emotività. Dagli anni ’30 si diffuse anche la recitazione di poesia alla radio e si comprese subito come [Continua »]


Letteratura e televisione

La televisione ha obbligato il cinema ad approfondire e a diversificare la forza di spettacolo audiovisivo che le è propria. Grazie al circuito dell’home video il televisore diventa un supporto, un visore che permette la visione dello stesso film più volte di seguito o spezzata in parti e che prevede anche la possibilità di rivedere subito una scena particolamente gradita, o di saltarne alcune, se il film è stato già visto.

La televisione, come aveva fatto il cinema, si è rivolta spesso a scrittori. In Italia essi hanno avuto anche funzioni direttive. Pochi si sono impegnati nella specifica produzione televisiva degli «sceneggiati». Ricordiamo M. Soldati, che ha scritto sceneggiati di successo come I racconti del maresciallo. Altre volte invece, specie negli anni ’60, il rapporto tra la televisione e la letteratura in Italia ha preso la forma dell’adattamento televisivo di romanzi come Piccolo mondo antico, La Pisana, Il mulino del Po, Mastro don Gesualdo, I promessi sposi, curato non da letterati ma da professionisti come Sandro Bolchi e Anton Giulio Majano .
Si pone la questione circa la «poeticità» possibile di una comunicazione televisiva: essa può far ben poco ricorso all’ambiguità e alla polivalenza di senso della lingua letteraria. Innanzitutto si avvertono motivi di carattere economico che impongono tempi di lavorazione più veloci fino a quelli seriali e meccanici, della [Continua »]


Laboratorio O'Connor

Giovedì 2 aprile, dopo la pausa di marzo, ritorna il laboratorio di lettura O’Connor.

L’appuntamento è in via San Saba 19 (Roma), dalle 19:00 alle 21:00.

Coloro che verranno dovranno scegliere una pagina di un testo che amano particolarmente o che li interroga o che non amano o che comunque li sollecita e portarne una decina di fotocopie. Durante l’incontro di laboratorio dovranno leggerlo a tutti i partecipanti e commentarlo in qualche punto (5/6 minuti) e poi lasciare spazio ai commenti degli altri.


Letteratura e cinema

Cinema ParadisoSecondo McLuhan «l’uomo tipografico ha subito accettato il cinema proprio perché offre, come il libro, un mondo interiore di fantasie e di sogni. Lo spettatore cinematografico è psicologicamente solo come il silenzioso lettore di libri». Non sono pochi gli scrittori che hanno fatto riflessioni sul cinema. Possiamo ricordare in rapida carrellata il racconto Cinematografo cerebrale di E. De Amicis, La Filosofia del cinematografo di Papini, l’attività di G. Gozzano per la casa cinematografica Ambrosio. E poi Una recita cinematografica di F. Tozzi e ancora possono essere citati nomi come V. Majakovskij, A. Gide, J. Green, A. Machado, A. Huxley, M. Bontempelli, G. Piovene, V. Brancati. È da notare comunque come questa collaborazione tra cinema e letteratura fu spesso dettata da motivazioni economiche più che dal reale interesse degli scrittori. D’altra parte il cinema, nell’intento di nobilitarsi come arte, ha fatto ricorso alla letteratura nella forma del corteggiamento di scrittori di grido. Il caso più eclatante forse fu quello che nel 1924 vide la collaborazione di G. D’Annunzio al film Cabiria di G. Pastrone: D’Annunzio si limitò a riscrivere le didascalie già abbozzate dal regista e a dare il nome ai personaggi, ma bastò questo a «consacrare» il film con l’autorità del poeta-vate. Uno tra i migliori scrittori che si occupò sapientemente di cinema, anche se non senza qualche imbarazzo, fu Pirandello e in particolare con i suoi Quaderni di Serafino Gubbio operatore . E non è un caso che L. Pirandello sia stato anche autore di teatro. Il cinema si colloca in una posizione intermedia tra il teatro che «rappresenta» e il romanzo che «narra».
Se per un testo letterario il livello lento e paziente di decodifica [Continua »]


Letteratura contaminata

video«Un libro che si legge come una videocassetta e si guarda come un romanzo»: questa la frase stampata sul retro di copertina del romanzo In tempo per il cielo di Gabriele Romagnoli . Un’affermazione del genere prende in prestito una specifica modalità di venire a contatto e gustare un’opera d’arte, quella legata all’immagine in movimento, al video. Il processo di visione di una videocassetta viene proiettato sulla lettura di un libro di narrativa. D’altra parte il titolo del romanzo, a sua volta, è la traduzione italiana di Late for the sky, un disco di Jackson Brown. Non sono pochi i narratori che affermano di scrivere con la televisione accesa su un canale che trasmette videoclip, ma a volume azzerato o lasciando scorrere le immagini di un video. Possiamo immaginare, ad esempio, scrittori come J. Kerouac battere alla tastiera della propria macchina per scrivere come se suonassero su una tastiera, tenendo [Continua »]