Sono “off” ma anche “best”

Da tre anni, l’editrice Minimum fax provvede a dar conto di ciò che offre il fervido universo delle riviste letterarie pubblicando Best off, antologia ragionata affidata ad ogni annata ad un curatore diverso. Al di là delle scelte dei singoli antologizzatori, di volta in volta fortemente caratterizzate, le intenzioni che muovono questa iniziativa sono rimaste costanti, e quanto enunciato nella nota redazionale del primo Best off conserva validità anche per l’edizione di quest’anno: “Le riviste letterarie sono off quasi per definizione: underground, indipendenti, si muovono spesso fuori dagli abituali circuiti del mercato editoriale e sono pertanto difficili da reperire… E’ su queste premesse che è nato il progetto di raccogliere annualmente il meglio di questi territori off…

Nella speranza di aggiungere anche altro: allungare la vita o aumentare almeno un poco la visibilità di quei testi sotterranei, portarli alla luce in un libro antologico…”. [Continua »]


Il senso dell’Amore

Abbiamo letto tante poesie d’amore e conosciamo innumerevoli vicende d’amore che hanno dato vita ad appassionanti romanzi e film, ma forse non ci siamo mai chiesti che cosa sia l’amore e soprattutto come si ami, e se l’amare sia diverso nel presente rispetto al passato. Per questo diventa particolarmente interessante il volumetto scritto nel 1912 da Margarete Susman Il senso dell’Amore, recentemente tradotto e pubblicato in Italia (Diabasis, Reggio Emilia 2007), preceduto da un importante saggio della curatrice Anna Czajka (La donna, la decisione dell’amore e il desiderio metafisico). Margarete Susman (Amburgo 1872 – Zurigo 1966) è figura importante della cultura letteraria e filosofica tedesca ancora poco nota in Italia: poetessa, filosofa della cultura e delle religioni, teorica del pensiero ebraico (Il libro di Giobbe e il destino del popolo ebraico, Giuntina, Firenze 1999), femminile e pacifista. La sua originalità è stata quella di anticipare nelle sue riflessioni i mutamenti dell’orizzonte del senso della cultura, accostando alla poesia e all’arte l’analisi metafisica del vissuto. [Continua »]


Viaggio attraverso l’Eneide II

Continuiamo la nostra lettura dell’Eneide passando al secondo libro.
Anche al principio del secondo libro a porsi in evidenza è una collettività, anche in questo incipit l’eroe svolge la sua funzione in seno ad una comunità e solo in ragione di essa la sua azione ha un senso.

Enea in fuga insieme ad Anchise, Ascanio e Creusa

Enea in fuga insieme ad Anchise, Ascanio e Creusa

La comunità costituita da Troiani e Cartaginesi si è raccolta in silenzio intorno a Enea, “conticuere omnes intentique ora tenebant” (En., II, 1), tutti tacquero e tenevano gli sguardi attenti. Tutti sono in attesa. Il poeta prepara per la narrazione della caduta di Troia un’atmosfera solenne, al silenzio dei presenti si associa la posizione di Enea che inizia a parlare “ab alto trono”, da un’elevatezza fisica e morale, dalla quale egli intreccerà ai fatti che hanno travagliato Troia nel suo ultimo giorno l’investitura che a lui è venuta e che lo ha spinge verso l’Italia.
All’inizio del suo racconto l’eroe appare titubante, esita poiché non vuole rinnovare il ricordo del dolore e del lutto, eppure cede, per dovere di ospitalità, alla richiesta di Didone e inizia dalla fine, dall’ultimo giorno di guerra, quando i Greci simularono la partenza e il dono di un cavallo di legno. [Continua »]


Nero

Mi hanno appena regalato una valigetta nera. È bella, elegante. Se fosse stata verde, rossa o arancione non sarebbe stata così elegante e raffinata, ma sarebbe stata colorata. Mi chiedo: la mia valigetta nera è colorata? Poi penso ai film in bianco e nero contrapposti ai film a colori. Mi verrebbe da concludere che il nero non è un colore.

Poi, per libera associazione, mi vengono in mente le cose colorate che diventano nere perché il fuoco le brucia: accendendo i colori il fuoco li spegne nel nero. “Come un nulla dopo lo spegnersi dei sensi, come un eterno silenzio senza futuro e speranza, questo è il suono interiore del nero” (Kandinsky). Così la notte spegne i colori col suo avanzare. Insomma, sembra che il nero sia il luogo in cui i colori si spengono, finiscono, e dunque un non-colore, un “buco nero” dove tutto va a finire. Del resto, il nero è il colore del lutto in Occidente, il colore che connota la morte, la fine. Non è così? Sì e no.

Sto guardando un quadro con un passe-partout nero. Mi accorgo che i colori brillano. Cerco di immaginare lo stesso quadro incorniciato da un passe-partout bianco o avorio. Vedo che i colori non sarebbero più così brillanti. Il nero sembra dare ai colori una intensità speciale che fa parte di loro. Non dà una luce speciale, li fa splendere di luce propria come se fossero appena nati. Ad esempio, il rosso che ho davanti è più aggressivo, guadagna energia. Mi chiedo perché.

La risposta che mi sono dato è che il nero non è solamente ciò che segue il colore, ma soprattutto ciò che lo precede. Il nero è il colore del vuoto che precede la creazione, lo sfondo sul quale essa può esplodere ed espandersi. Lo leggiamo sin dal libro biblico della Genesi: “La terra era informe e deserta e le tenebre (darkness, traduce la famosa traduzione di re Giacomo) ricoprivano l’abisso e lo spirito di Dio aleggiava sulle acque. Dio disse: ‘Sia la luce!’. E la luce fu. Dio vide che la luce era cosa buona e separò la luce dalle tenebre e chiamò la luce giorno e le tenebre notte”. Il nero è un niente espressivo della sua massima potenza, un caos originario dal quale può erompere la luce e il colore.

Allora il nero che cos’è? Il nero più che un colore è ciò che custodisce il principio, la possibilità, il grembo originario di tutte le cose e dell’ispirazione. E’ quel silenzio che è ricordo dell’origine misteriosa, silenziosa, caotica che però è capace di ricordare a ogni luce e ad ogni colore la sua provenienza. Lo fa brillare perché lo fa essere umile. Gli ricorda sì, anche al rosso, al verde, al giallo, che proviene dal buio e gli ricorda anche che sempre a quel buio può ritornare se smette di essere se stesso. E’ questa strana umiltà tenebrosa, paurosa e insieme elegante, del nero che ogni colore deve affrontare per brillare. Così come la vita che, se è vissuta in pienezza, non può obliare la sua origine e i suoi “buchi neri”, che le ricordano di essere in se stessa come un quadro di Jackson Pollock, frutto di un action painting.

È questo sfondo che ogni occhio che contempla i colori deve ricordare per godere di una realtà che dal buio e dal nulla proviene, come da una liberazione che è però sempre nascita.


Garlini, Tondelli e gli anni Ottanta

Tutto il mondo ha voglia di ballare, Alberto GarliniDopo aver raccontato la crisi degli anni Settanta nella figura di Pasolini, Alberto Garlini dedica il suo nuovo libro alla storia del nostro Paese durante il decennio successivo. Anche questa volta attraverso un personaggio-guida: il suo nome è Pier Vittorio Tondelli. Come in un dittico, Tutto il mondo ha voglia di ballare (Mondadori, 2007, pagg. 342, euro 17,50) comincia proprio là dove Fùtbol bailado si concludeva: con la morte-sacrificio di Pasolini. A guidarci lungo gli anni Ottanta sarà l’educazione sentimentale, tutt’altro che serena, di tre ragazzi di Parma – Riccardo, Roberto e Chiara – che finiranno casualmente per incrociare sulla loro strada un giovane scrittore di Correggio… [Continua »]


Cose autentiche

Mentre la città bruciavaL’appello Cari scrittori d’oggi diteci cose autentiche di Marina Corradi, ripreso recentemente in questo blog, oltre che monito d’esortazione e d’invito, funziona molto bene anche come chiave di lettura, come orientamento tra tanti testi che incontriamo nelle librerie. Un romanzo che mi sembra rispondere a questa richiesta è Mentre la città bruciava (Giuntina, Firenze 2004) di Shulim Vogelmann, in quanto ci immette direttamente nel mezzo del conflitto tra arabi e israeliani, secondo il punto di vista di un giovane ebreo italiano cresciuto a Firenze, che, dopo la maturità, si trasferisce a Gerusalemme per prendere coscienza della realtà dello Stato ebraico e poi decide di frequentare lì l’Università ed infine fare l’aliyà, cioè l’immigrazione in Israele, diventandone cittadino a tutti gli effetti, con gli obblighi che ne derivano, in primo luogo quello di prestare, con rischio e fatica, il servizio militare. [Continua »]


Gas-o-line n° 68 – Maggio 2007

GasolineCari Bombers, è stato pubblicato sul sito il nuovo numero della e-zine di BombaCarta: il numero 68 di Gas-o-line.

Lo trovate, come al solito insieme a tutti gli arretrati di Gas-o-line, nella pagina dedicata a Gas-o-line all’interno del sito: https://bombacarta.com/gas-o-line/.

Un saluto a tutti e buona lettura!