La famiglia e (è) l’avventura
Di recente, anche in lista, si è discusso sul fatto, sollevato da qualche critico italiano, che la narrativa italiana sarebbe poco avventurosa perchè troppo “piena” di famiglia. Invece la realtà è l’esatto opposto: c’è poco avventura perchè c’è poca famiglia. Lo aveva detto, un secolo fa, con la solita grande intelligenza, Gilbert Keith Chesterton. Ecco qua un brano tratto dal saggio Eretici, buona lettura!
Alcuni saggi della nostra decadenza hanno portato un serio attacco alla famiglia. L’hanno contestata, a mio giudizio, su basi errate; e i suoi difensori l’hanno difesa, e difesa su basi errate. La comune argomentazione a favore della famiglia vuole che, nella tensione e nell’instabilità della vita, essa sia pacifica, piacevole e armoniosa. E c’è un’altra difesa della famiglia che è possibile e, ai miei occhi, evidente; che essa non è pacifica né piacevole né armoniosa. [Continua »]

Prendo spunto per questa riflessione da un articolo di Marco Bobbio, pubblicato sul numero di Panorama di sabato 2 dicembre.
Mundum intueri homines videre et res videre valet.
Autore di raro e indiscusso talento, con soli tre dischi all’attivo, Nick Drake, passato per anni inosservato al grande pubblico, è considerato oggi un musicista di culto. Shy, detached, remote from other people (timido, distaccato, lontano dalle altre persone) lo definisce chi l’ha conosciuto e l’ha visto camminare per le vie di Londra con la testa calcata tra le spalle, come a ripararsi da un costante vento gelido. Affascinante, misterioso, raffinato; ai comprensivi produttori discografici della Island, che lo pregavano di promuovere i suoi dischi dal vivo, rispondeva gentile: I will think about it, ora ci penso.

