Il volo basso di Roberto Recchioni
Roberto Recchioni è uno degli sceneggiatori di punta del fumetto italiano contemporaneo. Scrive per Bonelli – tra i più prestigiosi editori di fumetti al mondo – che, oltre ad affidargli uno dei suoi personaggi principali (Dylan Dog), gli ha dato carta bianca per il lancio di nuove serie da lui create (Orfani e l’universo di collane collegate).
Assieme a GIPI, Zerocalcare e Leo Ortolani, è una delle personalità più in vista della nuova scena fumettistica nazionale, ospite fisso di fiere, convegni ed eventi di vario genere.
La mia idea è che Recchioni occupi abusivamente una posizione di tale rilievo. O meglio: il fatto che lui occupi una posizione di tale rilievo è un cattivo sintomo dello stato di salute del fumetto italiano. Prendete questo pezzo come un grido di dolore di un innamorato di tale mezzo.
Amo da sempre il fumetto, così tanto da tornare spesso a interrogarmi sulle ragioni di tale infatuazione. La risposta che mi sono dato è che il fumetto è un mezzo costituito da una molteplicità di codici, la cui magia sta nelle infinite possibilità con cui questi codici possono dialogare tra loro. Unisce la dimensione artistica pura del disegno a quella della parola scritta per produrre una narrazione. L’essenza del mezzo è nella somma a valore aggiunto che i migliori artisti riescono ad ottenere utilizzando una prospettiva estetica (l’immagine) e una più interiore (quella della parola), per generare qualcosa di completamente nuovo. [Continua »]
Cornici. Perimetri. Bordi. Contorni. Confini. Che siano fisici o ideali, queste cose sono un elemento imprescindibile della creatività umana in qualunque campo (artistico e non). Sono il riconoscimento della nostra finitezza: non possiamo estendere il nostro operato a TUTTO, quindi dobbiamo darci dei limiti.
Le Reichenbachfall sono delle cascate del fiume Aar, alte più di duecentocinquanta metri, situate nei pressi del comune di Meiringen, in Svizzera. Sono celebri per motivazioni più letterarie che naturalistiche, in quanto teatro della morte di Sherlock Holmes nel racconto The final problem, improvvidamente tradotto come L’ultima avventura. La storia, come sempre narrata attraverso la voce del Dottor Watson, si apre con le seguenti parole: «È con cuore molto pesante che prendo la penna per scrivere queste parole, le ultime con le quali avrò mai più occasione di ricordare al mondo le straordinarie capacità che il mio amico Sherlock Holmes possedeva»; e si conclude con la colluttazione tra Holmes e il Professor Moriarty, suo antagonista. La lotta termina in parità, ossia con il sacrificio del detective, che precipita insieme a Moriarty proprio nelle cascate di Reichenbach. Le pressioni di pubblico e critica saranno però tali da costringere Doyle a resuscitare Sherlock Holmes in un racconto successivo, dove viene narrato il modo in cui egli scampa alla sua presunta fine. Le ‘parole, le ultime’ che Watson, e con lui Doyle, pensavano avrebbero dedicato alla narrazione delle arguzie del celebre investigatore, trovano invece una loro prosecuzione. Non un ‘punto e basta’, dunque, ma un semplice ‘punto e a capo’. 


