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Redazione -
pubblicato il 27 Marzo 2017
La ripetizione è generalmente considerata in termini negativi, venendo associata di volta in volta alla monotonia, alla noia, alla copia. Ripetere innumerevoli volte lo stesso vocabolo o la stessa frase ci conduce a uno smarrimento del senso; le lettere restano lì, come sacchi svuotati del loro contenuto. Eppure ripetere vuol dire anche rafforzare un concetto, ritornare sulla pagina amata, ritrovarsi. Come sciogliere questo dilemma tra due alternative apparentemente irriducibili?
Siamo partiti dalla ripetizione intesa come routine.
Andrea
Ci sono (almeno) due film, vecchi amici di BC, che raccontano due storie simili: un uomo chiuso in un mondo claustrofobico, sempre uguale a se stesso, che si ripete incessantemente, un mondo dal quale sembra impossibile uscire. Mi riferisco a Ricomincio
da capo (Harold Ramis, 1993) e a The Truman Show (Peter Weir, 1998)
Nel primo dei due film il protagonista, Phil Connor, a volte sembra anche “apprezzare” la sua condizione di stallo al punto da approfittare della situazione (essendo l’unico uomo che cambia, e quindi consapevole, in un mondo statico):
Ma si tratta di magre consolazioni, alla fine anche per Phil quella situazione è un incubo, l’incubo della ripetizione sempre uguale a se stessa, senza movimento, senza esito.
Interessante notare che in entrambe le pellicole i due sventurati protagonisti riusciranno a farcela, ad uscire dal loro mondo, e ce la faranno grazie all’amore, che appare come l’unica dimensione sempre nuova, capace di spezzare l’angoscia della ripetizione. L’efficacia di questi due film sta nell’aver immaginato uno sfondo statico, immobile, contro il quale si stagliano i due protagonisti, unici uomini veri (Truman, True-Man) in un mondo finto. Da questo contrasto nasce il dramma che avvice lo spettatore. Viene in mente il mondo della Contea, raccontato da Tolkien nei suoi romanzi: la Contea è un mondo sempre uguale, immobile, eppure c’è qualcuno (pochissimi) tra i suoi abitanti che, per una sorta di inquietudine ed una strana “chiamata”, trovano la forza di tras-gredire, di muoversi e uscire dalla bella e insidiosa tranquillità del proprio mondo abituale e familiare. [Continua »]