Uomo – Bestia: oltre i confini dell’identità

“Chi è incapace di vivere in società, o non ne ha bisogno perché è sufficiente a sé stesso, deve essere o una bestia o un dio.” Aristotele, Politica, IV sec. a.c.

Kynodontas by Yorgos Lanthimos

Kynodontas (di Yorgos Lanthimos)

Così il più influente filosofo dell’antichità definisce l’uomo sociale, tracciandone i limiti negativi, coniando dunque quella figura residuale in bilico tra bestialità e divinità che diverrà esemplare nei secoli a venire. Limiti, dal latino “limes”, come confini oltre i quali l’uomo non è più tale, al di là dei quali smette di essere uomo e diventa qualcosa d’altro. Ma non è forse proprio l’esistenza dei territori di frontiera a costituire la premessa concettuale di qualsiasi oltrepassamento?
Al di fuori di ogni logica tensione classificatoria, conosciamo infatti un uomo storico conteso tra due opposte pulsioni che lo dividono con forze alterne, chiamandolo dal profondo ad essere quello che non è, o ciò che forse potrebbe essere se solo superasse i suoi limiti: essere Santo o essere Bestia. [Continua »]


Veladiano, il senso e la promessa

il-tempo-un-dio-breve

«Quando comprenderai ciò che significa un dolore accettato, comprenderai tutto. È il segreto della vita». Lo scrisse il letterato inglese Maurice Baring, ma è la stessa forza che si ritrova in Il tempo è un dio breve, il nuovo romanzo di Mariapia Veladiano, la scrittrice vicentina che con il romanzo La Vita Accanto si è aggiudicata il Premio Calvino 2010 e ha ottenuto il secondo posto al Premio Strega 2011. Un’opera che ha vissuto una lunga gestazione, come ci racconta la sua autrice. «Ho cominciato a scrivere Il tempo è un dio breve nel 2000 e nel 2005 ho concluso la prima stesura, ma mi sono resa conto che occorreva lasciarlo decantare perché non ne ero del tutto convinta. Nel frattempo ho scritto La vita accanto e ho lavorato su doppio tavolo». [Continua »]



Rimbaud, un nuovo Socrate?

Cosa ci faccia Una stagione all’inferno (BUR 2012, pp. 123, € 7,90) nella collana Rizzoli “I libri della speranza”, tocca chiederlo a Davide Rondoni, poeta, traduttore e curatore della presente edizione. Sarà che tra i maudits Rondoni pare trovarsi a casa (già anni addietro aveva firmato una traduzione davvero memorabile dei Fleurs du Mal, poi ripubblicata da Salerno Editrice nel 2010). Sarà che proprio Rimbaud viene a ricordarcelo: l’inferno è roba da cristiani, gente che o l’eterna felicità o l’eterna dannazione; l’eterno oblio no, grazie. Sarà che, presi come siamo nella routine dei gironi di quaggiù, solo l’inferno vero potrebbe farci ricordare e desiderare la necessità di una speranza soda. Sarà che, come e forse persino più che nei Fleurs, la Saison è trafitta dall’interrogativo della Bellezza: «Una sera ho fatto sedere la Bellezza sulle mie ginocchia. – E l’ho trovata amara. – E l’ho ingiuriata».

Il fulgido libretto dell’enfant terrible di Charleville comincia con una fuga davanti alla Bellezza: «Je me suis enfui, Io sono fuggito». Una fuga programmatica. [Continua »]


La non eccezione degli scrittori cattolici

Segnaliamo questo bell’articolo di Carola Susani comparso su «Orwell» (17 novembre 2012) dove si parla (anche) di BombaCarta…

Quill Pen and Inkstand on Facsimile of the Constitution«L’essere cristiani cattolici sembra essere oggi, in Italia, la più radicale diversità sperimentabile» leggiamo in Dieci buoni motivi per essere cattolici, scritto da Giulio Mozzi a quattro mani con Valter Binaghi, edito l’anno scorso da Laurana. Mi ricordo che durante il Giubileo del 2000, dei ragazzi e delle ragazze che avevano invaso le strade di Roma, quello che mi colpiva era il pallore: l’ostinazione a non abbronzarsi mi sembrava il segno concreto, inscritto nel corpo, di un rifiuto. Trovavo in loro, nel loro stesso apparire, una radicalità, non univoca certo, non rassicurante (c’era qualcosa di repulsivo, di troppo corporeo in quel biancore), ma netta: la fiducia autentica nella possibilità di un altro mondo, la critica radicale verso il tempo presente, la coscienza che questo tempo, lo stile di vita che condividiamo, che appare onnipervasivo, totalitario persino, è finito, destinato ad essere spazzato via. Una sicurezza basata su fondamenta che non potrebbero essere più certe. L’alterità che manifestavano mi sembrava potesse diventare senso d’assedio oppure qualcosa di più fertile. La stessa sensazione di non appartenenza l’ho ritrovata quasi ogni volta che mi è capitato di ragionare con gli intellettuali cattolici qualunque fosse la loro posizione. [Continua »]


BombaCarta compie 15 anni

OGGI BOMBACARTA COMPIE 15 ANNI. Un grande evento per la vita di molti che si è sviluppato nel tempo attraverso vari percorsi e che ha segugi le nostre storie personali, accompagnando le nostre sensibilità, i nostri gusti, le nostre amicizie…

Grazie per questa storia ordinaria e straordinaria che stiamo vivendo!

Invito BC (Gennaio 1998)