di
Valerio De Felice -
pubblicato il 8 Gennaio 2013
Il tempo che precede lo sparo appare infinito. Tutti gli spettatori, quasi come per un silenzioso ordine, trattengono il respiro all’unisono, mentre gli atleti tendono muscoli e nervi. Gli uomini più veloci del pianeta sono in fila, l’uno accanto all’altro, tutti con lo stesso obiettivo nella testa e la medesima paura nel cuore. E null’altro intorno a loro; soltanto la pista che hanno di fronte, le orecchie che cercano il suono del via. Lo sparo giunge sempre inatteso, proprio quando la mente stava esercitando tutto il suo potere di controllo per impedire al corpo di scattare anzitempo, la tentazione più facile. Bolt non parte bene, ma anche chi non abbia mai osservato una sua gara sa che le partenze non costituiscono la sua specialità. Già qualcuno, per un momento, pregusta il successo a sorpresa di un altro atleta. Ma è una sensazione destinata ad avere vita breve, giusto il tempo impiegato da Bolt per raggiungere il suo avversario e, con passo più vicino alla danza che alla corsa, superarlo senza apparente fatica, indifferente come un’automobile che sorpassa una bicicletta. [Continua »]