Andata e/o Ritorno

C’è una poesia di Mary Oliver il cui titolo Instructions for living a life (Istruzioni per vivere una vita) è più lungo della poesia stessa che dice così: Pay Attention,/ Be Astonished,/ Talk About It cioè: Fai attenzione,/ Stupisciti,/ Raccontalo (o parlane). Ai fini del tema che intendiamo affrontare in questo mese di dicembre si potrebbe ulteriormente “tradurre” così: Fai attenzione, l’andata; stupisciti, l’esperienza; raccontalo, il ritorno.

L’andata è l’attivazione di una at-tenzione sulla realtà, sul mondo che ti si spalanca davanti. L’ometto che è nell’immagine qui a fianco, tutti ormai lo conoscono, è il mezzouomo Bilbo Baggins, lo hobbit più famoso della Contea che ci dà le spalle pronto a tuffarsi nel mondo che c’è oltre la porta spalancata (come è noto il sottotitolo de Lo Hobbit è “Andata e Ritorno“), ecco la sua canzone [Continua »]


Morte e redenzione del letterato occidentale

È nato in Ucraina e vive negli Stati Uniti: eppure Adam Zagajewski è quasi il prototipo dell’intellettuale europeo. Colto e raffinato, i suoi versi (Dalla vita degli oggetti, Adelphi 2012) ospitano volentieri riferimenti ai filosofi e artisti dei quali si è nutrito. Apprendiamo così che molto ama la musica – rigorosamente classica: Schumann, Bruckner, Bach, Sostakovic, soprattutto i languidi Chopin e Mahler – ma nomina spesso il silenzio. Temuto, amato.

Ama guardare. Non saprebbe decidersi, tra un quadro e una veduta alla finestra. Quindi venera l’Italia, ci si trova a casa, l’ha percorsa a lungo: Siena, Cefalù, Pisa, Montepulciano, Torino, l’Umbria e la Liguria. Adora le città d’arte e girovaga per musei scherzando su custodi che strillano «No flash!» e aggeggi che esigono una moneta per illuminare absidi o pale d’altare. Passeggia spesso tra i boschi; nei parchi, ammira le foglie dei castagni «stirate da un ferro invisibile». Ed è un paesaggista non meno virtuoso dei suoi prediletti pittori fiamminghi (straordinario l’incipit di Mattina a Vicenza). Eppure. [Continua »]


Una vera storia

Henry MillerPer caso mi sono imbattuto ne Tropico del cancro di Henry Miller e sfogliandolo mi ha colpito la frase in esergo di R.W.Emerson: “E poi, a poco a poco, i romanzi cederanno il posto ai diari, alle autobiografie; libri avvincenti, purchè chi li scrive sappia scegliere, fra ciò che egli chiama le sue esperienze, quella che è davvero esperienza, e il modo per raccontare veramente la verità“.

Splendido. Mi ha colpito per un paio di motivi: un po’ mi sembra vero, la scrittura in prima persona nell’ultimo secolo si è molto diffusa, purtroppo forse a scapito della pura narrazione, dello story-telling;

un po’ mi confermava nel mio sospetto verso questa parola magica che lo è anche dentro BombaCarta, “esperienza”, come tutte le magie una potenziale grande trappola;

infine perchè mi ha ricordato una battuta che ho sentito ripetere da due amici che stimo come ottimi critici letterari, Paolo Pegoraro e Alessandro Zaccuri, entrambi d’accordo che è meglio che un libro (o un film) non contenga una “storia vera”, ma una “vera storia”.


Carlo Coccioli, tutte le anime del Messico

Torna nelle nostre librerie un grande autore italiano sconosciuto ai più: Carlo Coccioli (Livorno 1920 – Città del Messico 2003), scrittore, giornalista, orientalista, irrequieto ed eclettico “malato di dio” che visse almeno tre conversioni. Qualche anno fa era apparso il suo Davide (Sironi 2009), un ritratto del re d’Israele costruito con la ferrea volontà di rispettare il racconto biblico senza sciogliere le sue numerose contraddizioni. L’erede di Montezuma (Piccolo Karma 2012) è un romanzo persino più ambizioso.

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American Life – qualcosa più di una coppia

Burt e Verona sono una coppia moderna. Qualcosa sta per scombussolare la loro vita. Verona è incinta. In un secondo si accorgono di avere un futuro. Complicato.
Qual è il primo istinto? Tenersi la propria vita esattamente com’è e scaricare il problema su qualcun altro: i genitori di Burt. Molto bambinesco, molto “giovanile”. Il pensiero di coppia deve ancora svilupparsi.

AWAY WE GO
I futuri nonni si defilano immediatamente. Hanno dei progetti da seguire. I loro progetti.
L’atteggiamento dei genitori di Burt innesca i due giovani (e il film). Finalmente i due considerano le loro vite: 34 anni, laureati, falliti. Hanno un futuro, ma sono privi di un progetto. Stanno diventando padre e madre. Possono andare via anche loro. Possono trovare “il luogo migliore per vivere felici e crescere i propri figli”. “Non siamo dei falliti”. “Siamo completamente privi di vincoli. E’ un momento da sogno!”  Pronti via: si insegue il miraggio della felicità. Altrove. [Continua »]


Lab O’Connor ottobre 2012

Sono ricominciati gli appuntamenti del laboratorio dedicato agli appassionati di libri e di lettura presso la libreria Aquisgrana, in via Ariosto 28-30 a Roma.

Come sempre, oltre ad una piacevole occasione d’incontro, questo è un momento per “mettere a fattor comune” non solo i libri che amiamo ma anche di quelli che non amiamo affatto.

Molti nuovi amici che, ancora una volta, hanno contribuito ad animare letture far le più disparate e a realizzare, come sempre accade, quei rimandi inevitabili e sorprendenti fra i diversi testi. [Continua »]


La ricerca del legname

La ricerca del legnameCon la singolare collana Zoo ||| Scritture animali diretta da Giorgio Vasta e Dario Voltolini, la casa editrice :duepunti dimostra come la nobile e per nulla facile (nonostante le apparenze) arte del racconto abbia ancora cultori di vaglia e riesca a esiti talvolta piacevolmente sorprendenti. In essa autori di estrazione assai eterogenea (da Mozzi a Lagioia, da Falco a Genna, per far solo qualche nome) si sono misurati in narrazioni ciascuna delle quali programmaticamente dedicata a un animale. Anche Marino Magliani, con questo suo La ricerca del legname, partecipa al cimento con risultati che ne confermano le solide qualità di narratore, a suo agio nel conferire profondità alla narrazione, pur nell’angustia del tema precipuo della collana e nell’esiguità della misura prescelta. Non propone una narrazione naturalistica ma una favola surreale, una comunità abitata da topi antropomorfi, fondale ideale per una puntuale allegoria dell’intrecciarsi dei rapporti e delle vicende del mondo degli umani.

Al protagonista Fernando, ex poliziotto e ora investigatore privato, è affidato l’incarico di ritrovare Rudy, giovane roditore scomparso per motivi non immediatamente chiariti, ma di cui è suggerito fin dall’inizio un alone d’ineluttabile diversità, di cui pare aver gradatamente acquisito coscienza e che nel tempo assume sembianze di vera e propria deformità fisica. [Continua »]