Report Laboratorio O’Connor novembre 2011

Non c’è modo migliore di cominciare un laboratorio di lettura, che sgranocchiando degli ottimi croccanti. Quando poi scopri che il dolce non è solo un pensiero gentile della prima lettrice, ma un’introduzione al testo, capisci che il fil rouge della serata lo hai già trovato ed è dei migliori. Il brano proposto viene dal romanzo di Antonella Ottai: Il croccante e i pinoli. Ci troviamo di fronte ad uno strano e interessante dualismo, tra l’arte della cucina ed il piacere della scrittura, che a suo modo funziona; i consigli per preparare una torta di mele non si troverebbero a disagio nel vademecum di un aspirante scrittore. Tra profumi e ricordi, riscopriamo la capacità di stupirci per le piccole cose. Mi hai chiesto se ti davo qualcuna della ricette che avevamo condiviso nella nostra esistenza in comune. Me le hai chieste con lo stesso senso pratico con cui mi hai sollecitato il tavolino di bambù o il tappeto azzurro […] eppure mi hai colto impreparata come succede quando in momenti particolari si verificano eventi normali.
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Faust: il disgustoso e il sublime

Quando ci si domanda se la letteratura può “salvare” si sottintende, in genere, la salvezza del lettore. Ma è una richiesta indebita, oltre che eccessiva: è già molto se la letteratura riesce a salvare i propri personaggi. Perché non basta un happy end caritatevolmente elemosinato dal deus ex machina di turno: se la storia naviga davvero a mare aperto, l’approdo – fosse pure quello del naufrago – non è più scontato. I capolavori di Cervantes e di Goethe sono lì a ricordarcelo, due “opere mondo” riprese in mano fino alle soglie della morte dai rispettivi autori, stratificandovi pagine che mal si adeguano con quelle dell’esordio e che tuttavia solo così – ambigue, incerte – possono sbozzare un embrione di salvezza per le proprie creature.
Su questo una parola in più la merita proprio il Faust di Goethe, complice la vertiginosa rilettura filmica di Aleksandr Sokurov, premiato con il Leone d’oro a Venezia. Raramente infatti, nonostante le differenze nella trama, un classico è stato portato sullo schermo con altrettanta audacia visionaria. [Continua »]


Praepositio Italica A

Ex Andreae Mondae chartula Rosa Elisa Giangoia vertit

Ecce nos hic, mensis novus, praepositio nova et post praepositionem italicam DI est praepositio A, igitur vobis sumendae sunt tabulae et stilus et oculos in calendarium apud vos conicite, notam imponite temporibus variarum coronarum et praesertim proximae Officinae quae a.d.XVI K. I. erit. Ita est, quod praesente anno nobis in animo est constitum  praepositionum ordinem diligentissime observare, qua re a. d. XVI K.Ianuarii de praepositione italiaca A nobis accuratius perpendendum erit, a. d. V K. Februarii de DA, a. d. XII K. Martii de IN, a.d. III N.Martii de CON, a. d. XI K. Maii de SU, a. d. XIV K. Iunii de PER, a. d. XVI K. Iulii de TRA/FRA.

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Sing Sha-La-La

Stavo ascoltando per l’ennesima volta la canzone Brown-Eyed Girl di Van Morrison che considero una delle più grandi opere d’arte del secondo Novecento. Perché? La risposta risiede nell’allegria, la gioia, quella condizione di cui parla Henry Miller in un bellissimo brano che di recente è stato postato qui sul blog di BC da Michela Carpi: “uno canta perché i suoi polmoni sono pieni di gioia. È meraviglioso ascoltare una grande esibizione ma è ancor più meraviglioso incontrare lungo la strada un vagabondo felice che non riesce a smettere di cantare perché il suo cuore è pieno di gioia. Ed il vostro felice vagabondo non si aspetta nessuna ricompensa per il suo sforzo. Lui non sa neanche cosa voglia dire, lo sforzo. Nessuno può essere pagato per donare la propria gioia, la gioia è sempre data liberamente.” (Henry Miller, The Angel is My Watermark). [Continua »]


I bottoni di Napoleone

Giugno 1812. Seicentomila soldati. La Grande Armata di Napoleone Bonaparte, orgoglio di Francia, sfida l’impero russo.

Sei mesi dopo, meno di diecimila superstiti si ritirano da Mosca.

La fallimentare Campagna di Russia si stampa indelebilmente nell’immaginario collettivo. La Lombardia, terra  il cui dialetto porta impresso il segno dell’occupazione napoleonica, ricorda ancora le tre f che contrassegnarono quella disastrosa operazione militare: “fàm, füm e frécc“. Le tre f sono ancora oggi sinonimo di periodi di enorme disgrazia sociale, non ultimo il nostro.
Cosa ridusse una compagine invincibile a “una folla di spettri avvolti in abiti femminili, in vecchi pezzi di tappeti o in cappotti pieni di buchi” (come annotò un osservatore presente a Borisov)? [Continua »]


Ma in fondo, BombaCarta, cos’è?

Domanda pericolosa, che rischia di far sparire la magia. BombaCarta è un po’ come “l’ingrediente segreto” degli spaghetti del papà-cicogna di Po, il mitico e “prescelto” campione di Kung-Fu Panda: il segreto degli spaghetti è che non c’è alcun ingrediente segreto. Però è anche giusto chiedersi e rispondere alla domanda delle domande (“Quid est?“) e così ho provato a dire (balbettare) qualcosa davanti alle telecamere di Rai Educational e a quelle dell’Archivio della Generatività, una delle più belle realtà che si aggira di recente nel nostro paese, che già da tempo ha messo gli occhi addosso al piccolo, variegato e generativo mondo di BombaCarta.

In una recente riunione di questo Archivio, nella sede dell’Istituto Sturzo, nel presentare BombaCarta ho citato Romano Guardini, per cui l’opera d’arte non ha uno scopo ma un senso, e questo vale anche per BombaCarta che si occupa non a caso di opere d’arte. BC ha un senso, lo so, anche se non lo conosco; direi che più che altro ha un orizzonte, che a volte si vede, altre volte scompare, poi si intravede tra le nuvole, ma c’è sempre, inafferrabile e invitante. Se avesse solo uno scopo sarebbe una mera associazione culturale che si scioglie non appena lo scopo viene raggiunto, e invece BC è un movimento, una “tensione a”.. non a caso “a” è il tema di questo mese.

Buona visione dei due video che provano a togliere qualche nuvola di troppo dal nostro orizzonte, spero.

https://www.youtube.com/watch?v=mAf-h3bQn78

https://www.youtube.com/watch?v=i3usuqtFuaY

https://www.youtube.com/watch?v=-BU1elHBWmg


Preposizioni – “A”

Eccoci qui, mese nuovo, preposizione nuova e dopo Di viene A, quindi prendete carta e penna e date un’occhiata al calendario qui a fianco, segnatevi le date dei diversi laboratori e soprattutto della prossima Officina che si terrà il 17 dicembre. Sì, perché quest’anno cercheremo di seguire rigorosamente l’ordine prestabilito delle preposizioni, per cui il 17 dicembre “a”, il 28 gennaio “da”, il 18 febbraio “in”, il 5 marzo “con”, il 21 aprile “su”, il 19 maggio “per”, il 16 giugno “tra/fra”.

Se “di” indica specificazione, “a” indica destinazione, se “di” in latino corrisponde al genitivo, “a” corrisponde al dativo. In effetti si genera per dare, il generare è già un dare, un rimettere in circolo un dono ricevuto, un essere generosi, ma ci vuole sempre qualcuno a cui dare, giusto? “A” introduce proprio questo “qualcuno” così importante, l’altro a cui ci rivolgiamo. Ed è quasi sempre un qualcuno di specifico, di concreto e individuato, altrimenti si rischia la gaffe del grande Totò Schillaci che al termine di una partita della nazionale in cui aveva segnato disse: “questo goal lo dedico in particolare a tutti”. [Continua »]