Simulare

Ex Antonii Spadari chartula Rosa Elisa Giangoia vertit

SimularePossumusne nos nobis simulare? Potius: possumusne nos nobis ipsis simulare? Interrogatio notanda est, sed prima mihi in mentem occurrit. Me ceteris simulare posse manifestum est, ita videtur quide. Sed sibi ipsi? Respondendum esset ita non esse. Si ego alteri simulo significat me scire ut res sint, sed fingere volo alia esse. Dicendum igitur est ad simulandum necesse est ut res sint scire. Si ego nescio ut res sint ne fingere quidem possum. Certus sine eligendi potestate solum qui ut res sint nescit. Nescit et igitur ne simulare quidem potest. Aliud est sciendi simulare si nescitur: qua re scitur…nesciendi.  Igitur perfecte scitur ut res sint. Simulare igitur significat hominem intelligere, aptum esse ad sciendum ut res sint: cui satis non est quod vivit nihil agendo, sed scit quid accidat e quid sibi accidat. Homini praeteraea libertas est agendi ut res alio modo essent, ut res aliae essent ab eo quod est vel fuit. Mente contra [Continua »]


Il Convegno di Reggio Calabria / 02 – Dai titoli ai volti

Introducendo il convegno, Cecilia Pandolfi ne ha commentato il titolo ricordando che possiamo parlare di «“volto” del libro proprio perché non è solo un oggetto scolastico di carta, ma qualcosa che prende vita ed entra in relazione con chi lo legge». Dietro le copertine ci sono dei volti. I nomi d’inchiostro appesi sopra titoli sono lineamenti e carne e voci. Nel secondo incontro presso il Palazzo della Provincia eccoci allora a incontrare alcuni di loro: gli scrittori Cristiano Cavina, Vins Gallico, Saverio Pazzano e Stefano Redaelli, stimolati dalle domande di Andrea Monda, presidente dell’Associazione BombaCarta. [Continua »]



Poeta = cuoco?

(il presente testo è la Prefazione alla raccolta di poesie “Per le strade del mondo” di Annalucia Lorizio, di recente pubblicato da Aletti Editore).

Per chi sa vedere non c’è molta differenza, dice Annalucia Lorizio, tra il tavolo di un cuoco e tutto il creato. Quella del “cuoco filosofo” è una delle liriche più vivide di questa raccolta ed è fin troppo evidente che l’autrice sta raccontando “in diretta” una sua personale esperienza (al punto che verrebbe la voglia di chiederle di assaggiare il coniglio cucinato con così grande perizia):

Mentre nella cucina ingombra/ mondo le carni sozze d’un coniglio, /pulisco gli ortaggi, mesto le salse, /trito, impasto, affetto,/ colo impurità, getto via gli scarti, / faccio ordine nel caos primordiale / e immetto una ragione /nella materia inerte.

Questo lavoro è demiurgico, è il lavoro di Dio:

Non altrimenti, io credo, /s’accinse al suo lavoro / il grande Iddio /sistemando la massa originale, /ciò che sembrava vile poltiglia / era l’inizio, ancora oscuro, / d’una ricetta eterna e universale.

Il cuoco è come Dio, “fa ordine nel caos” e “immette ragione nella materia”; è anche il poeta fa la stessa cosa, perchè il poeta è colui che sa vedere oltre il caos, oltre il caso, e oltre la materia inerte, sa che oltre al vile poltiglia esiste una ricetta, sa, è sapiente, intelligente e sa attendere; così si conclude la lirica:

Quel che rovina la cucina /( ed il creato )/ è l’ingordigia di chi,/troppo impaziente,/ s’avventa alle vivande/ e le consuma indifferente: / solo l’intelligenza dell’attesa, /rende gustoso il senso/ della vita e del palato.

La poesia è un fatto di palato, di sensi, di azione, di passione: mondare, pulire, mestare, tritare, impastare, affettare, colare, gettare via, fare ordine.. è quasi un incantesimo stare a guardare l’ardimento di questo cuoco del Logos.  [Continua »]


Moby Dick / 1 – L’importanza della forma

La condanna dei classici è la loro stessa fama: scontano la pena di essere universalmente noti a grandi linee con il mutismo della curiosità. Perché, si chiede qualcuno, leggere un’opera della quale già conosco la conclusione? Come se un romanzo si potesse ridurre alla sua trama o un film alla sua sceneggiatura. Al contrario, proprio le opere che si poggiano per intero sul colpo di scena o sulla scoperta dell’assassino – svelati i quali perdono ogni interesse – sono quelle che non meritano il nostro tempo. Conosciamo per filo e per segno i film che torniamo a rivedere o le poesie che torniamo a rileggere, eppure non solo non smettono di regalarci piacere, ma, anzi, cresce in noi il loro fascino. Perché a catturarci, ben più della vicenda, è il modo in cui ci viene narrata. Il sigillo dell’arte è tutto nello stile: per fare un classico non basta raccontare le avventure del cavaliere della Mancia o del principe di Danimarca, bisogna farlo in maniera unica e indimenticabile, cioè il più corrispondente possibile al loro essere.
È la forma della storia a decidere dell’esperienza che ne faremo. La forma è importante per lo meno quanto il contenuto, anzi, lo è: soltanto insieme costituiscono l’impronta dell’originalità. [Continua »]


Report Laboratorio O’Connor aprile 2011

Lunedì 4 aprile: puntuale, ecco il nuovo appuntamento di “Lettori cercasi”, momento interamente dedicato agli appassionati di libri e di lettura, che BombaCarta, in collaborazione con il settore Eventi di Feltrinelli, svolge presso la libreria Feltrinelli-Galleria Sordi di Piazza Colonna a Roma.

Un incontro-laboratorio non troppo affollato, ma decisamente ricco di stimoli e spunti. Come sempre, un’occasione per confrontarsi su libri noti e su pagine meno conosciute, ma soprattutto per lasciar parlare i testi, per “entrare” dentro i testi. Ecco le 6 letture che sono state condivise:

Kurt Vonnegut, Mattatoio n. 5 (o la Crociata dei bambini), Feltrinelli Fantascienza ma non troppo nei due brani scelti da un romanzo che alterna una storia di science fiction alla testimonianza reale del protagonista, vittima degli orrori della seconda guerra mondiale. In primo luogo, due pagine che, con una scrittura essenziale, ma estremamente precisa, raccontano la giornata di Billy Pilgrim nella sua gabbia allo zoo. Non solo un elenco di oggetti che ricostruiscono un’ipotetica vita umana su Tralfamadore, ma anche un elenco di azioni semplici e banali (“Lei è felice, qui?” “Come quando ero sulla Terra, più o meno”). E a seguire poche righe del romanzo che incorniciano il bombardamento di Dresda: “Dresda era ormai come la luna, nient’altro che minerali”. [Continua »]


Sorpreso da Debra

Sabato scorso, 26 marzo, sono stato a cena insieme a mio fratello Antonio in compagnia di Debra Winger, la famosa attrice americana. L’unico film che ho visto dei suoi è Viaggio in Inghilterra in cui interpreta il ruolo di Joy Gresham, moglie di C.S.Lewis, scrittore che amo particolarmente. Ne abbiamo parlato ed è scaturita una piacevole e sorprendente discussione che ho riportato in un articolo che il 29 marzo è stato pubblicato (in forma un po’ ridotta) da L’Osservatore Romano. Ecco qui di seguito i mio resoconto in forma integrale.

E’ universalmente nota l’attenzione al metodo degli attori americani: grande studio del personaggio per una piena, totale immedesimazione, ma è comunque sorprendente sentire parlare Debra Winger di persona della propria esperienza recitativa in Viaggio in Inghilterra, il film di Richard Attenborough del 1993 ispirato alla storia d’amore tra Clive Staple Lewis e Joy Gresham. La Winger, nata a Cleveland 55 anni fa, è una delle migliori attrici di Hollywood, un mostro sacro della recitazione, e la pellicola di Attenborough, che pur gli valse la terza nomination all’Oscar come migliore attrice (dopo quello per Ufficiale e gentiluomo e Voglia di tenerezza), è solo uno dei suoi tanti film, tuttavia risulta subito evidente come quell’esperienza l’abbia segnata non solo a livello professionale: [Continua »]