di
Andrea Monda -
pubblicato il 13 Aprile 2011
(il presente testo è la Prefazione alla raccolta di poesie “Per le strade del mondo” di Annalucia Lorizio, di recente pubblicato da Aletti Editore).
Per chi sa vedere non c’è molta differenza, dice Annalucia Lorizio, tra il tavolo di un cuoco e tutto il creato. Quella del “cuoco filosofo” è una delle liriche più vivide di questa raccolta ed è fin troppo evidente che l’autrice sta raccontando “in diretta” una sua personale esperienza (al punto che verrebbe la voglia di chiederle di assaggiare il coniglio cucinato con così grande perizia):
Mentre nella cucina ingombra/ mondo le carni sozze d’un coniglio, /pulisco gli ortaggi, mesto le salse, /trito, impasto, affetto,/ colo impurità, getto via gli scarti, / faccio ordine nel caos primordiale / e immetto una ragione /nella materia inerte.
Questo lavoro è demiurgico, è il lavoro di Dio:
Non altrimenti, io credo, /s’accinse al suo lavoro / il grande Iddio /sistemando la massa originale, /ciò che sembrava vile poltiglia / era l’inizio, ancora oscuro, / d’una ricetta eterna e universale.
Il cuoco è come Dio, “fa ordine nel caos” e “immette ragione nella materia”; è anche il poeta fa la stessa cosa, perchè il poeta è colui che sa vedere oltre il caos, oltre il caso, e oltre la materia inerte, sa che oltre al vile poltiglia esiste una ricetta, sa, è sapiente, intelligente e sa attendere; così si conclude la lirica:
Quel che rovina la cucina /( ed il creato )/ è l’ingordigia di chi,/troppo impaziente,/ s’avventa alle vivande/ e le consuma indifferente: / solo l’intelligenza dell’attesa, /rende gustoso il senso/ della vita e del palato.
La poesia è un fatto di palato, di sensi, di azione, di passione: mondare, pulire, mestare, tritare, impastare, affettare, colare, gettare via, fare ordine.. è quasi un incantesimo stare a guardare l’ardimento di questo cuoco del Logos. [Continua »]