Imprevedibile come il cuore

oceano(questo testo è di Federica Spini, studentessa della classe V ginnasio sez.A del liceo Albertelli ed è una riflessione su una frase che avevo dato da commentare).

COMMENTA LA FRASE: “Solo l’infinito colma il cuore dell’uomo”

Mmm….Frase interessante…..Decisamente una bella frase, non c’è che dire….Sì il senso è molto profondo…Ok sono nel panico e non riesco assolutamente a trovare un qualcosa da scrivere…. (panico, panico, panico, panico…….)  Va bene, nel tentare di scrivere un commento a questa a frase forse mi conviene provare a procedere con una certa logica, cioè trovarle un senso, perché come posso dire cosa ne penso di un’affermazione se non la capisco? “Solo l’infinito può colmare il cuore dell’uomo”…

Per prima cosa, credo che alcune parole, in questa frase, abbiano un senso davvero vasto, soggettivo ed astratto. Dagli gli uomini, ad esempio, il vocabolo“cuore” è utilizzato in genere con leggerezza da tutti per descrivere un’idea generale dello stato emotivo e affettivo di una persona. A mio parere si intende un grande concetto che varia di significato secondo il contesto del discorso, soprattutto quando non si riesce ad esprimere un’idea riguardante l’uomo e i suoi sentimenti e si utilizza come scorciatoia, anche se a volte il senso può essere diverso. Infatti se uno dice “cuore”, un altro percepirà subito un significato della parola, che però sarebbe difficile da spiegare con altri termini. [Continua »]


Dal profondo Nord, viaggio "poetico" in Canada.

(ricevo questo articolo che volentieri pubblico dall’amico di BC, padre Guglielmo Spirito) muskoka3

MUSKOKA

 Che sarebbe il mondo, una volta privo

Dell’acquatico e del selvatico? Che restino,

che restino, selvatico e acquatico;

lunga vita alle erbe e anche al selvatico.

                                 Gerard Manley Hopkins

                                                         

Muskoka, Canada, settembre 2009

 Bastone in mano, calzari ai piedi: si direbbe che hanno fatto già un lungo cammino, i Tre viaggiatori in tenuta di marcia.  Alte e frondose querce –possenti, rassicuranti- offrono loro riparo contro la calura. Il bosco si stende, silente e roccioso, rigoglioso di conifere, rivoli e laghi. Pendii scoscesi, solcati da cicatrici lasciate dal remoto strofinarsi dei ghiacciai, bendati tiepidamente da licheni, muschi e felci.  Gli aceri, bruciati dal proprio fuoco interno, fanno sfarzo di foglie in porpora, bronzo, viola, scarlatto, oro vecchio e ruggine. [Continua »]


Ironia vs. Epica?

ombrerosseSu Ombre rosse visto a scuola, tra epica e ironia – di Andrea Monda [apparso su Avvenire il 26 novembre 2009]

Diceva J.L.Borges che “anche se per motivi commerciali Hollywood ha resuscitato l’epica”. Il poeta argentino, che finché poté vedere fu ottimo critico cinematografico, si riferiva in particolare al cinema western che secondo lui aveva preso il testimone della lunga corsa del genere epico, il più antico dei generi letterari, corsa che dopo millenni di stradominio, si era arenata alla fine del ‘500 dopo l’Ariosto e il Tasso e con l’arrivo dell’ironia del Don Chisciotte di Cervantes. Quando interviene la parodia di un genere vuol dire che quel genere è giunto al suo canto del cigno. [Continua »]


Secare

Ex Titiana Debernardi charta Rosa Elisa Giangoia vertit.

Secare. Vel deprimere, contrahere, cultro percuotere, decurtare, frustatim concidere, aperire, evehere, intercludere, notare, minuere, demere, diminuire, non actuosum facere, falce metere, vulnerare, incidere, decussare, interscindere, laedere, perrumpere, metere, truncare, mutilare, transire, recidere, temperare, resecare, in pauca conferre, imminuere, formare, gradatim deducere, praetium deminuere, dissuere, lacerare, rarefacere, sulcum imprimere, subtrahere, frangere, comminuere, ungue notare, excludere, adimere, amputare, transire, findere, percurrere, morari, finem afferre, obstruere, detinere, minutius concidere, circumcidere, excidere, scindere, abscidere, urgere, obterere, delere, erigere, attollere, seiungere, interrumpere, miscere, confundere, dividere, exsculpere, radere, tondere, decurtare, rem multangulatam facere, serram ducere, putare, fustibus caedere.

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Le visioni di Doninelli

hopper finestra(questo articolo è uscito su Roma7  il 29 novembre 2009)

 Un uomo prende un taxi e va, in piena notte, a casa di un noto critico cinematografico perché ha qualcosa da raccontargli: “la luce accesa all’ingresso, posta sopra l’uscio, non illuminava tutto l’ingresso ma solo il punto dove ci trovavamo, cioè la soglia della sua casa, e radeva la superficie lunare, glabra, della sua faccia, allo stesso modo in cui doveva fare con la mia. Questa piccola circostanza stabilì tra noi un’intimità decisiva,come tra medico e paziente”. E proprio come un malato al suo analista il narratore comincia a raccontare e a raccontarsi attraverso le sue “visioni”, le trentatrè inquadrature a cui allude il sottotitolo di questo ultimo romanzo di Luca Doninelli, un racconto caleidoscopico di non immediata decifrazione che conduce il lettore proprio su quella soglia illuminata obliquamente della scena iniziale, sull’orlo di un mondo collassato, in un incubo strenuo e claustrofobico.

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L’anestesia estetizzata della ragione

La Prima Linea è una splendida e glaciale storia di un amore invivibile, che si discosta totalmente dai poco convincenti film italiani contemporanei sul terrorismo intrisi di retorica da fiction e di populismo remissivo. Liberamente ispirato all’autobiografia di Sergio Segio Miccia Corta. Una storia di Prima Linea (DeriveApprodi, 2005) il racconto ruota intorno ad un lungo viaggio di Segio nei propri inferi, che lo porta fino al carcere di Rovigo per liberare Susanna Ronconi, sua compagna di vita e di lotta.

Alla sceneggiatura ermetica ed intimista fa riscontro una regia fredda ma indiscreta, che attraverso una sorta di cineocchio vertoviano ci accompagna all’interno della sensibilità dei personaggi. La vicenda è adeguatamente contestualizzata in un film molto poco politico ma intimamente umano. E’ impossibile, infatti, fare un film sul gruppo armato Prima Linea (PL), attivo in Italia dal ’76 all’81, senza mettere sul piatto l’utopia concreta della giustizia sociale e le radici storiche e politiche della lotta armata rivoluzionaria. Nel caso dell’opera di Renato De Maria, non stiamo però parlando di una storia di PL, come il sottotitolo del libro di Segio, bensì di un percorso interiore estetizzato sullo schermo senza dare giudizi morali o politici. La scommessa è proprio questa: fare un film su un membro di PL senza parlare di PL. [Continua »]


Diamoci un taglio! (nuovo tema per Bombafoto)

Se penso al tagliare, mi vengono in mente due immagini contrapposte: la divisione e il suo superamento. Un taglio divide, è chiaro, ma basta pensare a Fontana che subito si visualizza il taglio come squarcio in una barriera.

Cosa vedo nel taglio? Divisione o unione?

E soprattutto, dove lo vedo questo taglio? Come lo vedo? Come riesco a comunicarne la sua immagine ad altri?

Vi aspetto qui per vedere che taglio darete alle vostre foto :)