Report Officina di dicembre

sturzoIl report su questa ultima Officina (12 dicembre 2009) sul tema “tagliare” arriva con un po’ di ritardo. Però arriva.
Forte e ricco di tutti i contenuti che l’hanno preceduta, pienissimo di tutti gli aspetti (i “tagli”?) che hanno contribuito a realizzarla e renderla viva, in una sorta di attesa per tutti gli stimoli che ha creato e che continua a creare.
Nel corso dell’intera officina sono emersi i tre aspetti del tagliare: l’atto del tagliare in sé; lo strumento del taglio; la conseguenza del tagliare, ovvero il taglio.
Intanto come non iniziare con l’Istituto Sturzo che ci ha accolti. Una sede storica, prestigiosa, elegante, con una sala ben attrezzata per ascoltare, vedere e fare al meglio un’officina di BombaCarta. E dunque in uno dei palazzi del centro, immersi in una città alle prese con lo sfrenato shopping natalizio, abbiamo dato il via ad un pomeriggio tutto basato sul tagliare. [Continua »]


BombaBibbia Report (12/2009)

Omne trinum perfectum est, dicevano i medioevali: magra consolazione per un laboratoriello prenatalizio con pochi partecipanti. Ma arrendersi, naturalmente – mai! – e quindi ecco il risultato dell’incontro:

«Il regno di Dio è come un uomo che getta il seme nella terra; dorma o vegli, di notte o di giorno, il seme germoglia e cresce; come, egli stesso non lo sa. Poiché la terra produce spontaneamente, prima lo stelo, poi la spiga, poi il chicco pieno nella spiga. Quando il frutto è pronto, subito si mette mano alla falce, perché è venuta la mietitura»
(Vangelo di Marco 4,26-29)

Un brano curioso, in cui il seme e il seminatore si confondono, ma a ben vedere il protagonista è proprio il seminatore, osservatore di uno spettacolo misterioso che si sviluppa sotto i suoi occhi. E che egli non manca di raccogliere.

«La carità non abbia finzioni […] fuggite […] attaccatevi […] amatevi […] gareggiate […] Non siate […] siate […] servite […] Siate […] Benedite […] benedite […] non maledite […] Rallegratevi […] piangete […] Abbiate […] non aspirate […] piegatevi […] Non fatevi […]Cercate […] vivete […] Non fatevi […] lasciate […] Non rendete […] vivete […]»
(Lettera ai Romani 12,9-21)

Dopo il “fatalismo” del seme che cresce sempre e comunque, ecco una trafilata d’imperativi per spiegare… la carità! Che, a quanto pare, non cresce altrettanto spontaneamente, ma ha bisogno di indicazioni concretissime e pregne di realismo («Se possibile, per quanto questo dipende da voi, vivete in pace con tutti»).

«…in lui ci ha scelti prima della creazione del mondo, per essere santi e immacolati al suo cospetto nella carità, predestinandoci a essere suoi figli adottivi […] In lui siamo stati fatti anche eredi, essendo stati predestinati secondo il piano di colui che tutto opera efficacemente conforme alla sua volontà, perché noi fossimo a lode della sua gloria…»
(Lettera agli Efesini 1,3-14)

Un brano molto pretenzioso, che si permette di venirmi a dire chi sono, qual è il mio passato, presente, e soprattutto futuro! Il mio destino! Già, perché io vengo dal futuro…


Navigare

Come faccio a sapere dove mi trovo? Una volta per saperlo dovevo guardarmi intorno, vedere un paesaggio collocato su un orizzonte oltre il quale non mi era possibile vedere. Per muovermi verso una meta dovevo prima orizzontarmi. Capire dove sono significava confrontarmi dunque con un orizzonte, che è insieme un ampliamento dello sguardo, ma anche un limite invalicabile se non con il movimento: più vai avanti e più l’orizzonte si disvela… Quindi per sapere dove ci si trovava era necessario guardarsi attorno.

Con l’introduzione dei navigatori satellitari, il senso dell’orientamento sta cambiando: per vedere dove si è si guarda se stessi “ridotti” a un puntino su una mappa. Guardando il puntino posso dire: “io sono qui”. Tutto il resto, tutto ciò che ho attorno cambia e si muove sulla mappa in funzione dei miei spostamenti. Se io mi sposto tutto si sposta nella mappa del navigatore. E l’orizzonte non è più un limite. Anzi: sulla mappa non esiste più.

Ma ecco: tutte le volte che mi muovo (a piedi, in macchina, in moto,…), se uso il navigatore, il mio procedere diventa [Continua »]


I dischi del 2009 che fanno bene

“Non sopporto le canzoni che ti fanno sentire inadeguato. Non sopporto le canzoni che ti fanno pensare di essere nato per perdere. Destinato a perdere. Non fanno bene a nessuno. Non fanno bene per niente. E perché tu sei troppo vecchio o troppo giovane, troppo grasso o troppo magro, o troppo brutto, e troppo qui e troppo là. Canzoni che ti buttano giù, che non tengono conto della tua cattiva sorte o di quanto hai tribolato”.

Woody Guthrie spiegava così le canzoni in cui disquisiva di religione, politica e filosofia. “Canzoni che ci avvicinano a piccoli passi verso la verità finale”. La figlia di Woody, Nora, lo scrive nella premessa al libro “Le canzoni di Woody Guthrie” (edito da Feltrinelli). Nella musica è pressante il desiderio di conoscere la Verità, per riscoprire il senso della vita in un mondo sempre più smarrito e bisognoso della provvidenza divina. E nel 2009 – giunto al termine del suo mandato – il pop, il folk e il rock sembrano aver spalancato definitivamente la porta alla religione cristiana.

Qui una classifica dei dieci migliori album dell’anno che passerà, dischi per riflettere sulla spiritualità e sulla sacralità della vita. Con la solita leggerezza che distingue la musica, una delle migliori espressioni artistiche dell’intrattenimento popolare, quella che fa bene all’anima. [Continua »]


Laboratorio O’Connor – Report di dicembre

Ciao! Nonostante un inizio in sordina, l’ultimo laboratorio è esploso in una partecipazione piuttosto viva e poliedrica. La scelta dei testi si è basata essenzialmente sul tema del mese, ovvero “Tagliare”, ma ha avuto anche alcune incursioni su “temi altri”. Di seguito i testi che sono stati letti:

Thomas S. Eliot, Gli uomini vuoti: un vero “poema” senza tempo, dove la coralità e la teatralità del linguaggio accompagnano sensazioni sulla vita e sulla morte dentro versi tagliati e parole che traghettano verso un ambiente vuoto eppure colmo di immagini;

Pearl S. Buck, Il segreto di Natale: uno squarcio sulla cena di Natale in una famiglia gravata da un segreto indicibile con tanto di “sacro” taglio del tacchino, naturalmente cotto alla perfezione;

V. Grossman, Vita e destino: un breve passaggio fra sogno e realtà mentre fuori la guerra imperversa; un taglio dentro i ricordi che improvvisamente si tramutano nella necessità di salvarsi;

Walter J. Ong, Oralità e scrittura: da un saggio una molteplicità di spunti di riflessione sul rapporto fra scrittura e tecnologia; una serie di considerazioni che sono in se stesse l’anima dei nostri laboratori, in particolare quando l’oralità e la scrittura si incontrano;

Marco Lodoli, I professori e altri professori: la parte finale del racconto “Il rinoceronte” ci trasporta in una quotidianità fatta di sensazioni semplici quanto banali, ma così vere da segnare la vita di un’insegnante e della sua ex allieva, ora donna e madre;

J.R.R. Tolkien, Il Signore degli anelli: un tuffo con Gollum nella chiosa di un’epopea affascinante, con il famoso taglio del dito adornato dal tesoro;

W. Szymborska, Scrivere il curriculum: se il cinema per Hitchkock è la vita senza le parti noiose, il curriculum è la sintesi della nostra esistenza senza le cose brutte… ma in fondo “una selezione di fatti” a dirla tutta un po’ noiosa. La vita, infatti, è altrove!

Racconti di un pellegrino russo: ecco il brano letto, per intero: «Per grazia di Dio sono uomo e cristiano, per azioni grande peccatore, per vocazione pellegrino della specie più misera, errante di luogo in luogo. I miei beni terrestri sono una bisaccia sul dorso con un po’ di pan secco e, nella tasca interna del camiciotto, la Sacra Bibbia. Null’altro». Più che tagliare, c’è un’apertura verso il tutto, verso la vita, verso l’inizio di qualunque cosa;

L. Doninelli, L’incendio dei sogni: il prologo di un nuovissimo romanzo dove il cinema, il suo linguaggio, le sue invenzioni vivono nella luce, vera protagonista dei momenti salienti dell’incontro fra i due protagonisti, isolati in queste fessure luminose.