di
Elena Buia -
pubblicato il 25 Maggio 2009
Il 3 dicembre 1938, moriva, a soli ventisei anni, Antonia Pozzi, una delle voci femminili più intense della poesia italiana del Novecento. Il giorno precedente un contadino l’aveva trovata distesa in un prato nei pressi dell’abbazia di Chiaravalle, semiassiderata e priva di sensi per l’ingestione di barbiturici. A settant’anni dalla morte, la teologa Cristiana Dobner, carmelitana scalza, in un agile saggio edito da Marietti e intitolato All’altra riva, ai prati del sole. L’immaginario di Dio in Antonia Pozzi, ripercorre i luoghi, i volti, gli amori, le sconfitte, le gioie che hanno popolato la vita della giovane.
Sebbene in vita Antonia Pozzi non abbia pubblicato neppure un verso (la sua prima raccolta uscì postuma nel ’39), si assiste oggi a un interesse crescente sulla sua opera da parte di critici, accademici, editori e lettori. Fenomeno sottolineato, nell’introduzione al saggio, dal poeta Davide Rondoni: “In effetti, alcuni dei tratti di impotenza affettiva, di sofferta separatezza, e, in sintesi, di inverno dell’io, che ritroviamo nella poetessa, segnano oggi il volto di tanti, specie di giovani, insieme alla medesima confusa aspirazione a Dio”. Insomma, nell’esperienza di quella giovane donna tradotta nelle righe dei suoi diari, lettere e versi si agitano in modo serio e partecipato problemi e tensioni che ci abitano. “Antonia sta divenendo sempre più soggetto del paradigma culturale odierno”, precisa a sua volta l’A. Inquietudine, inappagamento e ricerca sono i punti di partenza emotivi e esistenziali esposti con sincerità assoluta e quasi disarmante nelle poesie di Antonia Pozzi: “la mia vita era come una cascata / inarcata nel vuoto”, recitano i versi di Vicenda d’acque. Ma [Continua »]