Napoli sul mare luccica
È possibile scrivere di Napoli cercando di dribblare i luoghi comuni, il folklore, il giudizio infamante, il pietismo, il piangersi addosso o il fatuo orgoglio?
Ebbene, Antonella Cilento ci è riuscita! Come? Con la forza di uno sguardo che si nutre di conoscenza approfondita della storia, della cultura e della vita di questa città. Con uno sguardo che attraversa in modo diacronico e sincronico Napoli e i suoi abitanti, con la forza che può avere una madre che ama il suo figlio pur malato e deforme.
In questa città mille volte filtrata attraverso lenti fosche e pessimiste o a colori folkloristici di bassa qualità Antonella Cilento ci vede, eccome, e ci restituisce, in questa “guida contromano” commissionata dall’editore Laterza, una visione ricca smagliante e terribile di una città che è cresciuta su se stessa inglobando storia vecchia e nuova che, se soltanto i suoi giovani potessero possederla davvero, donerebbe loro quella consapevolezza della propria storia, argine indispensabile alla discesa verso la barbarie. Solo chi ha dentro di sé radicato il senso del proprio valore e della propria storia rimane sensibile alla bellezza, non ha bisogno della una nuova mitologia della camorra e rimane impermeabile all’edonismo consumistico come agli effimeri paradisi artificiali. [Continua »]

Quale dovrebbe essere la principale qualità di un grande artista? Proviamo a dirne una: la capacità di meravigliarsi. Di fronte a cosa? Di fronte alla realtà così come la si percepisce attraverso i sensi. Ma oggi è ancora possibile meravigliarsi di ciò che vediamo, tocchiamo, udiamo, odoriamo, gustiamo?
correnti di pensiero, morali (tanto che Enzo Bianchi al Festival delle letterature di Mantova ci ha parlato di un futuro a rischio di uno “scontro di etiche” più che di uno “scontro di civiltà”) che spesso costituiscono un filtro troppo potente tra noi e la realtà, nel vivere la nostra vita, nell’accostarci ad un’opera artistica, nel tentare di esprimerci creativamente.
Dopo aver letto l’ultimo libro di Antonio Spadaro, La grazia della parola (Jaca Book), il saggio in cui riflette sulle considerazioni sulla poesia del teologo Karl Rahner, mi sono chiesta che cosa Spadaro avesse voluto in qualche modo comunicare a noi di BombaCarta con questo testo così ricco e profondo.
Il formidabile protagonista del nuovo romanzo di Eric-Emmanuel Schmitt, fortunato autore del recente Monsieur Ibrahim e i fiori del Corano, è Oscar un bambino di dieci anni, malato terminale di leucemia. Che morirà presto nessuno glielo dice ma proprio questo glielo fa capire. Tutti mentono e non dicono le cose come stanno, perché “..se dici “morire” in un ospedale, nessuno sente. Puoi star sicuro che ci sarà un vuoto d’aria e che si parlerà d’altro”. Tutti mentono, soprattutto gli adulti e, in primis, quei “vigliacchi” dei suoi genitori. Per fortuna c’è Nonna Rosa.
Il potere e la gloria, scritto dal cattolico inglese Graham Greene nel 1940, a seguito del suo viaggio in Messico, è un libro “sanamente” scandaloso (non a caso all’epoca fu messo all’indice dal Sant’Uffizio): le peripezie di questo prete, di cui l’autore non indica nemmeno il nome, vigliacco e peccatore, possono tranquillamente turbare la coscienza dei cattolici più chiusi e rigidi. Eppure ci troviamo di fronte ad uno dei grandi romanzi cattolici del ‘900.