Scendendo il fiume

A mezzogiorno piove e così la neve si scioglie,
invece al tramonto, mentre me ne sto sulla riva a osservare
la barca che si avvicina lontano con la corrente,
viene giù pioggia mista a neve….Scendiamo il fiume,
tenendoci vicino a una macchia di salici violetti. I vogatori
ci dicono che neanche dieci minuti fa un ragazzo su un carro
si è salvato da un sicuro annegamento aggrappandosia un salice; la sua pariglia invece è affondata…
I rami spogli dei salici si protendono sull’acqua
con un fruscio, il fiume di colpo si fa scuro… Se
scoppia un temporale dovremo passare la notte tra
i salici e alla fine annegare, e allora perché non proseguire?
Mettiamo la questione ai voti e decidiamo di andare avanti.Anton Cechov, “Attraversando la Siberia”
Cari Bombers,
Rielaborando alcuni suoi interventi sul tema pubblicati sulla rivista “La Civiltà Cattolica”, in
Nella tessitura morale, culturale e letteraria della Milano del primo novecento, in quella corposa fenomenologia del suo tragico intrigo moderno, vengono alla luce, nel giugno del 1913, i Frammenti lirici, del giovane milanese doc, Clemente Rebora, questo vero e proprio Canzoniere letterario che, con la dedica “Ai primi dieci anni del secolo ventesimo”, citata in epigrafe, vuole, attraverso la parola poetica, raccontare la quotidianità ostile di una città dai ritmi ingenerosi e scomodi, confusi e convulsi che le hanno rapito il respiro, ed il suo senso.
RUBER, RUBRA, RUBRUM