C’è nell’intimità degli uomini un confine
Esiste un gioco tipico delle riviste di enigmistica in cui, data un’immagine, occorre individuare l’elemento dissonante rispetto agli altri. Il gioco è conosciuto come ‘trova l’intruso’ e la sua versione più nobile prevede che in una serie di numeri o in un insieme di figure geometriche siano rintracciati il numero o la figura che non hanno legami con gli altri.
Esiste in Westeros, il continente più importante nella serie fantasy Game of Thrones, una muraglia di ghiaccio, chiamata semplicemente la ‘Barriera’, che, similmente al Vallo di Adriano, divide il Sud ‘civilizzato’ dal Nord ‘barbarico’. Oltre questo confine si trovano i Bruti, ossia le popolazioni prive di leggi scritte che vivono di saccheggi e caccia, e gli Estranei, creature non umane dalla pelle bianca e gli occhi azzurri, che comandano un esercito di non-morti. La Barriera è controllata dai Guardiani della Notte, che hanno fatto voto di proteggere il Sud dalle minacce celate oltre la muraglia di ghiaccio. In un determinato momento della serie, di fronte al più grave pericolo rappresentato dagli Estranei, alcuni Guardiani della Notte propongono un’alleanza umana con i Bruti, offrendo a queste popolazioni un passaggio sicuro verso Sud. Altri Guardiani, tuttavia, si oppongono a una tale scelta, considerando i Bruti come degli intrusi. Le due visioni sono esemplificative di due distinti modi di intendere il confine. Nel primo caso, il confine è quello dettato dalla natura, che separa ciò che è umano da ciò che non lo è. Nel secondo, il confine è quello politico, una ‘Barriera’ eretta a dividere i popoli. Chi supera il confine viene immediatamente percepito come elemento diverso, dissonante; da ‘estraneo’ diventa un ‘intruso’ da trovare e, talvolta, espungere.

– Papà, io non voglio andarci al museo tutto rotto dove esplodono le bombe
In queste settimane i due colossi cine-fumettistici mondiali – Warner/DC e Disney/Marvel – porteranno nelle sale cinematografiche, rispettivamente, Batman v Superman: Dawn of Justice (diretto da Zack Snyder, liberamente tratto da Batman: Il cavaliere oscuro colpisce ancora, fumetto di Frank Miller ) e Capitan America: Civil War (diretto da Anthony e Joe Russo, adattamento del crossover a fumetti Civil War di Mark Millar).
Ieri sono andato a vedere il concerto di Francesco De Gregori al teatro Atlantico a Roma. 39 euro, un prezzo buono rispetto alla media dei concerti in circolazione, visto soprattutto che si tratta di un concerto doppio: la prima parte è dedicata a De Gregori che canta Dylan e poi, dopo un breve break, nella seconda parte un altro concerto con un’antologia della ultraquarantennale carriera musicale del “Principe”. Come terza canzone, De Gregori ci regala la sua versione di Not Dark Yet (Non è buio ancora), è forse il momento più intenso a livello emotivo della serata. Il cantautore si mette seduto su uno sgabello, si capisce da come presenta la canzone e dall’intensità della voce che questo brano gli sta molto a cuore: “E’ una canzone religiosa” ha detto di recente in una presentazione in una libreria romana del nuovo album De Gregori canta Dylan. Amore e furto. 
A distanza di un po’ di tempo dall’officina di gennaio sui luoghi della memoria, pubblichiamo il testo dell’intervento di Laura Tanchis, ringraziandola per la condivisione.