di
Federica Franceschelli -
pubblicato il 1 Febbraio 2016

Yves Klein, “Saut dans le vide” (“Salto nel vuoto”)
C’è un’immagine che la mia mente ha recuperato mentre cercavo di visualizzare l’idea – meglio: la sensazione – di spazio vuoto. È una fotografia in bianco e nero, scattata nel 1960, che fissa il
“Saut dans le vide” (Salto nel vuoto) di Yves Klein dal secondo piano di una casa a Parigi. Dalla foto è stata rimossa la parte inferiore: un telone tenuto fermo dagli amici dell’artista, pronti a raccoglierlo. Sono andata a rivedere entrambe le fotografie e il confronto mi è sembrato curioso,
perché in una sembra esserci il vuoto, mentre nell’altra no. Che sia unicamente l’assenza di protezioni, il senso di vertigine, lo spazio privato di corpi (e in realtà un
corpo c’è, seduto su una bicicletta nella parte destra dell’immagine, e non rende il vuoto
meno vuoto), a creare il (la sensazione di) vuoto?
Che cosa rende tale, dunque, uno spazio vuoto? E, prima ancora: esiste il vuoto assoluto? È possibile pensarlo, rappresentarlo, trovarlo in natura? Si tratta di un luogo, di uno spazio vero e proprio? E ammettendo che il vuoto esista – sia come realtà fisica che come spazio personale – è possibile darne una definizione univoca? [Continua »]