Comedìa: un elogio del Giudizio

Diavolo
Ancora una volta l’alleanza dei meschini vuole esiliare i Grandi. Un’organizzazione di ricercatori – consulente speciale dell’Onu – ha chiesto che la Divina Commedia sia rimossa dai programmi scolastici, poiché presenta «contenuti offensivi e discriminatori sia nel lessico che nella sostanza». Richiesta tanto inconcepibile da provocare imbarazzate prese di distanza dalle stesse presunte minoranze “discriminate”. Certo, se la “discriminazione” fosse il vero problema, occorrerebbe in primis bonificare la cultura novecentesca dai tanti cult compromessi con i totalitarismi del secolo. E allora perché prendersela proprio con la Comedìa?
Forse perché a risultare indigeribile è il suo stesso presupposto: e cioè l’idea di Giudizio. Perché Dante prende posizione. Sempre. [Continua »]


Preposizioni – “SU”

Quando penso al su, tengo un dito puntato al cielo ed un occhio rivolto ai lacci delle scarpe; inevitabilmente finisco per tracciare una linea a mezz’aria, un’asticella invisibile che separa il mondo in due parti. Semplificando al massimo mi verrebbe da dire che alcune cose stanno su, altre stanno giù. Per scelta o per imposizione. Per vocazione. Cosimo Piovasco di Rondò, il barone rampante di Calvino, sceglie di salire sugli alberi, dove inizia la sua nuova vita; la giraffa ha compreso pian piano che deve allungare il collo se non vuole soffrire il digiuno; i fratelli Montgolfier hanno donato all’uomo un mezzo per guardare le nuvole da vicino.

Poi ricordo che su può accompagnare un’incitazione ad esser veloci, a farsi coraggio, o semplicemente ad alzarsi. A volte ha il tono, la cadenza di un imperativo: SALI. [Continua »]



Letture: L’estate alla fine del secolo

L’estate alla fine del secolo - Fabio GedaLa linea d’ombra è attraversata: senza improbabili  mutazioni, senza rinnegare il se stesso di prima, ma arricchendo temi prima solo accennati, approfondendo ricerche stilistiche e scavando più a fondo in se stesso e nelle storie che lo frequentano Fabio Geda, con L’estate alla fine del secolo (Dalai editore, 2011) ci consegna il suo romanzo fino ad ora più riuscito. Sono segnali discreti ma incontrovertibili della raggiunta maturità (ma maturi non si è mai del tutto) la scrittura puntuale e sorvegliata, ma capace all’occasione di vertiginose oltranze stilistiche, la fortunata invenzione dei due caratteri principali, rappresentati con affettuosa partecipazione, la sobrietà espressiva che evita il rischio di deviazioni verso eccessi retorici, sempre possibili dati i temi della storia narrata.

Nell’ultima estate del secolo scorso, proprio quando gli si spalancano davanti i giorni immensi delle lunghe vacanze estive, Zeno, un ragazzino siciliano dodicenne, è costretto a lasciare il suo piccolo straordinario mondo di preadolescente e a partire con la mamma per Genova. Lì il padre è ricoverato in una clinica specializzata per debellare una leucemia scoperta improvvisamente. Nella casa di cura non possono essere ospitati minori, e così la mamma decide di affidare il ragazzo al nonno. I rapporti tra madre e figlia sono interrotti da anni e Zeno viene accolto senza soverchie dimostrazioni di affetto. La convivenza è faticosa, resa difficile da silenzi scavati nelle nostalgie di Zeno per la lontananza dagli affetti consueti, nonché nelle sue inquietudini per la malattia del padre, e gravata inoltre da una sorta di aridità emotiva che affligge il nonno. Ma è anche illuminante per entrambi. Il nipote scopre tanto di se stesso, è l’età giusta, ma l’occasione così particolare illimpidisce lo sguardo all’interno di sé, amplia le prospettive, rivela qualcosa dell’universo degli adulti pur sempre così misterioso. Il nonno comincia a ripensare quel senso d’inappartenenza che l’ha attraversato fin dall’infanzia, consolidato nel tempo in una bolla d’incomunicabilità che gli si è incollata all’anima. [Continua »]


Un libro a lungo atteso

LeDieteMiaMoglie
È ufficiale: in tutte le librerie italiane (o quasi), è uscito questo libro di cui da anni si vociferava. Cos’è? un saggio? un romanzo? un diario? un trattato di sociologia? una satira sociale? una riflessione sull’idolatria moderna? un semplice libro comico? … ai lettori l’ardua sentenza, io posso dire che è un libro serio che, come ricordava Chesterton, non è l’opposto di divertente (perchè l’opposto di divertente è “non divertente, noioso”). Ecco spero che sia un libro non noioso ma divertente, cioè serio. Il mio modello (a parte Chesterton) è Jerome K.Jerome, uno dei grandi benefattori dell’umanità. Buona lettura a tutti!


La Biblioteca di Bilbo

BilboI grandi libri sono quelli aprono davanti al lettore interi mondi per lo più ancora inesplorati; come diceva Romano Guardini “il libro è un piccolo oggetto ricco di mondo”, e Italo Calvino aggiungeva che un classico è un libro che non ha ancora finito di dire quello che ha da dire. Il signore degli anelli di J.R.R.Tolkien è un grande libro e ormai un classico del ‘900. A conferma della fecondità del capolavoro è appena uscito da Effatà La biblioteca di Bilbo, un libretto che squaderna in lungo e in largo l’opera tolkieniana cercando di inseguire tutti i rivoli che debordano da quel fiume in piena che a partire dalla metà degli anni ’50 ha irrorato la letteratura novecentesca quando sembrava essersi prosciugata nelle acque stagnanti del materialismo e dell’approccio meramente sociologico e psicologico. [Continua »]


Report Laboratorio O’Connor febbraio 2012

ScaleSul finire di un febbraio che ricorderemo a lungo per un freddo straordinario e per dei bellissimi pupazzi di neve a Piazza Venezia, si rinnova l’appuntamento con il laboratorio di lettura O’Connor, ospiti ancora una volta del Caffè Letterario Aquisgrana.

Si inizia con una poesia, Mattina alla finestra di T. S. Eliot (in Poesie, Tascabili Bompiani, 2000). La sonorità dei versi di Eliot ci introduce in piccoli ambienti che in poche righe si dipanano pian piano nell’alba mattutina e svaniscono sul finale, come per magia:

Ondate brune di nebbia levano contro di me
Volti contorti dal fondo della strada,
Strappano a una passante con la gonna inzaccherata
Un vacuo sorriso che s’alza leggero nell’aria
E lungo il filo dei tetti svanisce.

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