Sopportare pazientemente dieci canzoni moleste

Brani avversi alla religione cristiana e che piacciono più di quelli “spirituali” riempiono la discografia mondiale della musica pop e rock. Alcune canzoni suonano il mancato incontro con l’Aldilà oppure cantano una visione distorta di Dio. Ho pensato dunque ad una playlist di dieci canzoni irreligiose o irriverenti, blasfeme forse. Di sicuro prive di manifeste simpatie per Gesù. [Continua »]


L’inflessibile tenerezza di Czesław Miłosz

Nasceva un secolo fa Czesław Miłosz, poeta, saggista e premio Nobel per la Letteratura nel 1980. Polacco d’origine ma statunitense di adozione, come già Isaac B. Singer, Milosz aveva chiesto asilo politico in seguito alla definitiva rottura con il partito comunista che manovrava con compatta naturalezza l’intera élite intellettuale del Paese. Le sue successive riflessioni sui meccanismi attraverso i quali il totalitarismo sovietico riusciva subdolamente a infiltrarsi nei cervelli falsificandone i concetti, raccolte nel volume La mente prigioniera (1953), sono a oggi giustamente celebri. Valga a esempio il sobrio brano posto in epigrafe: «Se due litigano e uno ha un buon 55% di ragione, benissimo. E se uno ha il 60% di ragione? È una meraviglia, una grande felicità. E che dire del 75%? I saggi affermano che è molto sospetto. Bene, e il 100%? Uno che dice di avere ragione al 100% è un brigante, è l’ultimo dei farabutti». Nei successivi anni della contestazione, con Lech Walesa alla guida del movimento Solidarnosc, Milosz assurse a simbolo nel proprio Paese nonostante l’esilio, tanto che gli operai trascrivevano le sue poesie ai piedi del monumento dedicato ai 39 lavoratori uccisi dalla polizia del regime durante gli scioperi del ’70. [Continua »]


Consonanze

“Ci sono libri […] che ci regalano vita, tempo, gioia. Dopo averli letti, siamo, in qualche misura, diversi, non siamo più noi e, nello stesso tempo, siamo, più profondamente e coscientemente, noi stessi. Sono i libri che parlano alla nostra anima, alla nostra mente, alla nostra immaginazione e arricchiscono anima, mente e immaginazione. La vita si allunga, quando li leggiamo”. Così scrive Angelo Mundula a p. 325 dei suoi Dialoghi (Edizioni Feeria, Panzano in Chianti (FI) 2011), un libro che presenta una visione della letteratura di forte consonanza con la nostra, come dimostra anche il fatto che Carmelo Mezzasalma nell’Introduzione (Letteratura per una buona vita) citi più volte Antonio Spadaro.
E’ un volume in cui l’autore raccoglie i suoi articoli apparsi nel corso degli ultimi 15 anni su “L’Osservatore Romano”, operazione quanto mai opportuna, perché i suoi interventi, le sue note e le sue recensioni, raggruppati per affinità tematiche, si illuminano a vicenda e si completano l’un l’altro in un discorso che alla fine assume una sua omogeneità concettuale. Come dice Federico Favali nella Nota del curatore, alla base e al centro del lavoro critico di Angelo Mundula c’è “un amore sconfinato per l’Uomo, per l’Uomo inteso nel senso più alto, per un Uomo che sa esprimere al massimo le sue potenzialità, per un Uomo che sappia essere, anche se in piccola parte, specchio del riflesso della Luce del suo Creatore.” Questo porta Mundula a considerare la letteratura come un veicolo “verso una buona vita”, “una vita a misura dell’anima”. Di qui nascono le sue scelte per quei testi di letteratura che sanno farsi progetto esistenziale in quella pienezza di umanità che trova nella fede cristiana il suo completamento. Questa prospettiva di fondo induce l’autore ad indagare Dietro il mistero della parola, approfondendo innanzitutto il significato dell’autobiografia, come “fitta, incessante interrogazione di se stessi, che si cala nella vita passata come una pioggia benefica, la rinfresca, le dà vigore”, soffermandosi sui temi della memoria e del ricordo, per poi indagare sul valore dei classici, sul significato dei simboli, come elementi d’unione “tra fisico e metafisico”, sulle infinite relazioni che legano libri

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Anfore

Sei tornato a casa con due vasi comperati all’edicola.
Sembrano anfore ma troncate dove più si distende il grano, il vino.

Sembrano le anfore dei quadri
che hai dipinto da ragazzo. In silenzio le hai posate
sul tavolo, con calma, sicurezza. Un gesto definitivo.
“Vado a dormire” hai detto.
E ho seguito la tua testa bianca sparire alla curva delle scale
presagio di quella curva del tempo
dove il tempo si distende e non c’è risacca, suono.

Solo il correre confuso di amore sulle rive.

(Ida Vallerugo)


Intervista a Michele Lobaccaro [Radiodervish]

Un professore di Scienze delle Comunicazioni presso il seminario di Molfetta insegnò a me studente di non utilizzare mai aggettivi superlativi per giudicare la qualità di un disco, di un film o di un libro. In questo caso devo fare un’eccezione, dimenticando quanto appreso sui banchi di scuola e in una città nota per un vescovo che sconvolse la vita di molti, non solo quella dei cristiani. Il monsignore è Don Tonino Bello, il disco è “Un’ala di riserva. Messa laica per Don Tonino Bello” di Michele Lobaccaro, leader e fondatore dei Radiodervish.

L’album annota, tra le tante, le collaborazioni di Franco Battiato e di Caparezza, cresimato da Don Tonino Bello (lo rivela Lobaccaro nell’intervista). Un disco bellissimo, struggente, universale, liturgico ed eucaristico, come scrive Michele nella presentazione della sua opera musicale: “Questa messa laica e sparsa segue le indicazioni desunte nelle numerose riflessioni elaborate dalla stesso do Tonino sulla liturgia eucaristica. Una chiave per me utile è stata l’idea, più volte sostenuta dal vescovo di Molfetta, che la messa dovrebbe metterci in crisi ogni volta e che ci dovrebbe scaraventare fuori, allontanarci dalla ripetizione del già visto per orientarci verso l’inedito. Perché, come scriveva don Tonino, La pace è finita, andate a messa. Ché se vai a messa è finita la tua pace”. [Continua »]


I libri del ritorno

afternoon-readingVale la pena di rileggere i libri già letti? È questo ciò di cui ho recentemente discusso con un’amica, alla quale confessavo la mia cedevolezza alla rilettura dei libri. Piccolo peccato culturale che lei non approvava in virtù della sproporzione esistente fra brevità della vita e numero dei libri pubblicati: con tutti i romanzi, sillogi poetiche, saggi editi ogni anno come si fa ad avere il tempo di riprendere in mano il già letto? La ragionevolezza di questa constatazione mi ha scosso ma non ha rimosso quel senso di tepore e familiarità che il contatto con un libro amico suscita. Certo, per godersi questo tepore il contatto deve essere raro e cogente come quello del nostos ulissiaco a Itaca, deve sopraggiungere dopo aver navigato nella propria curiositas, deve sorprenderti dopo l’insediamento del nuovo, deve farti sostare sulla spiaggia della memoria e allenarti a una partenza. Non può essere un rifugio che impedisce la conoscenza, ma una reminescenza che la consolida. [Continua »]


The Tree of Life: come una battaglia

"The tree of life", posterIl giorno stesso dell’uscita in Italia del film The tree of life ho deciso di andare al cinema a vederlo. E’ un capolavoro? Non lo è? Come se fosse importante etichettarlo o meno come tale. Più importante è quello che dice allo spettatore che vi si paragona sinceramente, cosa che vale con qualsiasi forma d’arte, sia le arti visive, che quelle letterarie o musicali. Per questo siamo tutti dei “critici”.
Quello che posso dire è che si tratta di un film che cerca di andare al cuore della domanda del cuore dell’uomo (la ripetizione è voluta). Perchè c’è il dolore, cosa ci faccio io qui in questo mondo, che legame ha la mia breve ed effimera vita con la storia dell’universo, esiste un Dio?
La cosa che ho portato a casa da questa visione è l’idea, secondo me dominante nel film, per cui in qualche modo misterioso la tua piccola vita possiede un legame con tutta la storia che ti ha preceduto e tutta quella che verrà dopo di te. E questo salva ogni istante che vivi. Il tuo dolore e la tua vita non sono un cortocircuito della natura senza senso. Nel film sono presenti almeno due lunghissime sequenze in cui si susseguono immagini della nascita dell’universo, di fenomeni naturali magnificenti, sole, vento, ghiaccio, tornado, lo spazio, i dinosauri perfino (con il rischio di apparire un’esagerazione). [Continua »]