Viaggio attraverso l’Eneide X
Il canto si apre con il concilio degli dei sull’Olimpo, sotto la presidenza di Giove, il quale, dolendosi della guerra scatenata tra Italici e Troiani, rivolge un invito, mirato a Giunone, a desistere dalle ire. Risponde Venere, rammaricandosi per la guerra che minaccia i Troiani, mentre Aeneas ignarus abest: ignarus et absit (v. 85), pur dopo tante assicurazioni divine sul destino che attende lui e i suoi compagni in Italia. Ella ricorda tutte le azioni a loro ostili provocate da Giunone e prega Giove che almeno Ascanio sia salvo. Giunone replica vivamente adirata. Ella getta su Enea la colpa di essersi allontanato dal campo, grida che i Latini hanno tutte le ragioni di difendere la loro terra contro gli invasori, e conclude col dire che la causa delle sventure troiane è stata proprio Venere, che ha provocato, con l’oltraggio di Paride a Menelao, la guerra degli Achei contro Troia. [Continua »]
Ho il piacere di segnalare l’uscita di:
Quando penso alla terra penso innanzitutto a una manciata di terra, alla terra marrone scuro. Precisamente color “terra di Siena bruciata“. Da ragazzino dipingevo a tempera e ad olio. Mi colpiva molto questo nome: color terra innanzitutto. Ma non si poteva dire semplicemente “marrone”? Non ho mai capito bene che tipo di colore sia il marrone. Non ho neanche capito se mi piace o no. Devo constatare che in questo momento indosso un maglione marrone. Certo dire “color terra” è molto evocativo, come fosse evocativo di una cosa che tutti sanno e che nessuno ormai vede, se non
Ore 17:00.
Cosa significa per l’uomo mutare? L’uomo abita il mutamento come una potenza che gli è in qualche modo esterna? O, al contrario, il mutamento è la condizione nella quale l’uomo abita il mondo? La filosofia occidentale ha pensato l’uomo come l’essere non ancora stabilizzato (Nietzsche), come l’essere che fuoriesce dal ciclo della natura (Heidegger) o come l’essere che è nascita continua (Arendt). Se l’individuo è ciò che fuoriesce o ciò che nasce continuamente al mondo con l’agire, allora l’umano è essenzialmente progetto, sfida, possibilità, rischio.
Giovedì 28 Febbraio si è svolto l’ultimo appuntamento del laboratorio di visione cinematografica di BombaCarta Roma, che è stato molto prolifico.
«Ciao, caro Raldo, sono tuo studenti Hafiz, nato Kabul, 1987, afganista, una paeizi numeroze lunga storia…». Comincia così questo splendido libro di Eraldo Affinati che non si sa bene come classificare. Un romanzo? Certo, una storia c’è. Eppure dietro ogni riga, dietro ogni singola parola, si avverte la corposità dell’esperienza. Un racconto autobiografico? Certo, eppure è molto di più: si direbbe che Affinati abbia convogliato anni d’insegnamento nell’alambicco della scrittura per distillarne queste pagine, forti e infuocate come la migliore acquavite. Pagine che ubriacano di lucida passione per la realtà, perché è amore guadagnato con fatica: desiderato, voluto, combattuto e solo alla fine conquistato.