BombaMag n. 5: “Me, myself & I”
I quasi cinque mesi che separano l’uscita di questo numero di BombaMag dal precedente segnano concretamente la “fatica” cui siamo sottoposti in questo periodo. L’impatto violento con la pandemia, anche nel suo risvolto apparentemente paralizzante del lockdown, ci ha chiamati a una qualche forma di reazione. Dopo oltre un anno – esaurite le spinte attive, quelle reattive e, forse, anche quelle inerziali – galleggiamo tutti in uno strano brodo tiepido in cui le cose si confondono.
Si mescolano così in modo ineffabile le cicatrici della malattia e i germogli della guarigione, la paura e la speranza, ma soprattutto l’anomalia e la normalità: il “ritorno” a quest’ultima, che ci era così vivida alcuni mesi fa, inizia a somigliare al ritorno di Ulisse a Itaca. Stiamo inseguendo un’immagine diventata progressivamente uno spettro, mentre una nuova normalità si faceva silenziosamente largo nelle nostre esperienze senza che ce ne rendessimo conto? Quanto è cambiato nei rapporti che abbiamo con l’ambiente (primo fra tutti l’ambiente digitale), fra di noi, financo con noi stessi, in questo anno abbondante di pandemia?
La nostra piccola redazione informale ha attraversato anch’essa questi turbamenti: a un certo punto la matassa si è rivelata più imbrogliata del previsto e trovarne il bandolo, che pensavamo di avere ben saldo in mano, si è rivelato improvvisamente difficile.
Il risultato è un numero anomalo, che abbiamo deciso di qualificare come “monografia” più che come “magazine” vero e proprio e che non poteva che partire, per ripartire, dall’elemento più essenziale: il nostro Io che, spaesato, si (ri)guarda allo specchio e si specchia – cercandolo – nell’altro.
Cosa dicono le parole arancio e sardine di chi – o cosa – sia un poeta? In 
Nell’anno 2008-09 BombaCarta esplorò un “cambio di rotta” nelle sue Officine mensili. Invece di scegliere un tema generale e declinarlo in approfondimenti, decise di farsi guidare da opere d’arte: un libro, una scultura, un film, un dipinto… A distanza di oltre un decennio facciamo un’operazione analoga e, in attesa di riprendere le Officine “dal vivo”, abbiamo proposto una serie di brani in forma di “mini-officina”.
Dicesi passeggiata il “cammino compiuto per diporto o per esercizio igienico, spesso in compagnia di una o più persone e senza meta fissa; talvolta associato a un’idea di facilità”. La definizione è del dizionario Devoto-Oli.
Interrogato l’Oracolo per conoscere i propri natali, Omero si sentì rispondere in tal modo:
Che ci sarebbe di male nel volersi cullare per qualche riga in uno di quei proverbi di cui nessuno conosce o ricorda l’origine? Di certo, non c’è niente di male nel fidarsi e affidarsi alla familiare espressione “il tempo guarisce tutte le ferite”. Il problema sorge, come sempre, quando mettiamo in dubbio qualcosa che ci è dato per buono. Eppure chiediamoci, per un attimo, cosa essa significhi veramente.