Un racconto "criminale" (giallo?)

Ecco la pagina del Diario del laboratorio di scrittura creativa di Bombacarta a Roma relativa all’incontro del 20 Dicembre 2006. Ha collaborato alla stesura del testo Agata Fuso.

I racconti “criminali” sono arrivati anche nel nostro laboratorio grazie alla prima stesura di una narrazione di Andrea. Gli elementi ci sono tutti: una casa di campagna un po’ appartata, un ostaggio bendato e malmenato, un delittuoso antefatto, una pistola, due personaggi dai soprannomi (“matto” e “maciste”) poco rassicuranti. Andrea ha un debole per la letteratura “hard boiled”, il romanzo poliziesco, il racconto giallo, ma la passione per questo genere di narrativa deve fare i conti con il rischio di costruire delle storie basete su elementi stereotipati. Bisogna saper andare oltre la patina superficiale di un immaginario alimentato da tanti film e romanzi di genere se non si vuole semplificare troppo la vicenda, banalizzare la tragedia di un destino e ridurre i personaggi a caricature.
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Oro. L'Eden a due dimensioni.

Parlando di giallo anch’io ho pensato immediatamente alle «trombe d’oro della solarità», a limoni e girasoli impazziti di luce, fiori e frutta di terre solari. Per tutto l’Oriente giallo è il colore della potenza e della gloria. Giallo è il sole che disegnano i bambini all’asilo, perché giallo è il colore che utilizziamo per simbolizzare la luce, che, di per sé è il caldo e invisibile bianco che si riversa su ogni cosa. Ma giallo puro, senza ombrosità alcuna, è l’oro. Trovo questo nesso intuitivo, ad esempio, in Nelly Sachs:

I sopravvissuti hanno afferrato il tempo
fino a ritrovarsi in mano polvere d’oro
Cantano il sole – il sole –

L’oro è segno di potere in quasi tutte le civiltà. È prezioso anche oggi, sebbene non ne sappiamo la ragione: [Continua »]


Giallo

L’altro giorno parlavo con un’amica. Indossava un maglione rosso e una sciarpetta gialla. Stava benissimo. Tra l’altro è bionda e la sua carnagione chiara. Dopo qualche minuto però c’era qualcosa che non andava, ma non capivo bene che cosa. Non riuscivo a guardarla bene in viso. Poi le ho detto: per piacere, puoi toglierti la sciarpetta? Appena tolta, il suo sguardo riappariva nella sua accessibilità umana. La “colpa” era del giallo. Il giallo le donava, la rendeva migliore, ma anche più distante, meno visibile, sebbene più brillante. L’occhio, alla fine, si affaticava. Il rosso, tra l’altro, esaltava il giallo dandogli una connotazione calda. Però il giallo accendeva il rosso. Era troppo per una conversazione rilassata. Era come se [Continua »]


Pugni & Strega, stridono i Nirvana.

«No, il vero dramma è che da un momento all’altro si era rotto l’incantesimo. Da un momento all’altro, dopo quella serie che mi aveva attaccato alle corde, i rumori e le grida e le voci e tutto il resto mi erano tornati addosso come un treno merci, e i colpi non li vedevo più al rallentatore, non avevo quella sensazione quasi magica che mi permetteva di giocherellare con i miei avversari, quella sorta di sguardo rallentato che mi faceva vedere i colpi non prima che partissero ma mentre ancora erano in movimento, e agire di conseguenza. D’un tratto la realtà si era ricomposta là davanti agli occhi così com’era, alla sua velocità, e questo mi terrorizzava.»

Metto su un glorioso ultimo disco (In Utero, Nirvana) per un libro che raccoglie tre racconti, Pugni di Pietro Grossi, (Sellerio, 2006), che ha immediatamente proiettato il ventottenne autore nella cinquina del Premio Strega di quest’anno. [Continua »]


Nasce il Videopodcast di Asterione

Nei giorni scorsi, dopo una lunga e silenziosa preparazione, il Gruppo Asterione ha dato alla luce il proprio videopodcast esordendo con un’intervista di Salvatore Martini a Raffaele Castria, attore, regista, direttore del Teatro Stabile del Giallo di Roma.

Raffaele Castria

Raffaele Castria

Castria è da anni coinvolto in prima linea nelle attività dell’Associazione Culturale “La Voce della Luna”, nata dall’omonimo Centro Diurno della ASL RM/E ed ora divenuta anche una Compagnia Teatrale dallo stesso nome.

La conversazione parte dal teatro per arrivare al teatro integrato (in cui lavorano insieme attori professionisti e persone di altra provenienza, spesso – ma non necessariamente – giunte da percorsi terapeutici o riabilitativi); inevitabilmente però la riflessione torna al senso stesso del teatro. È anche occasione per chiarire alcuni equivoci sul teatro integrato, troppo sbrigativamente identificato come mera “teatroterapia”. [Continua »]


No colors here

I fuochi nella notte, ieri fino a tardi, oggi mi hanno fatto pensare a una canzone. Niente più blu per piangere / non più tu nel mezzo della notte. Le lacrime sono incolore, e così anche un amore che si spegne. I colori si sfilacciano e svaniscono divorati da un vuoto buio che non asciuga il dolore, e che ingoiando i colori delle cose le lascia anche senza scopo. Lisa Germano è una cantautrice elegante, eccentrica. No colors here mi girava nella testa da quando si è iniziato a parlare di colori. Come svaniscono i colori? Quando si chiudono gli occhi? No, non basta, le palpebre sono così sottili perché tanto con gli occhi vediamo anche ad occhi chiusi, perché tanto i colori non si vedono soltanto. [Continua »]


Il disincanto o la speranza si incarnano nella concretezza del testo

Ecco la pagina del Diario del laboratorio di scrittura creativa di Bombacarta a Roma relativa all’incontro del 13 Dicembre 2006. Ha collaborato alla stesura del testo Agata Fuso.

Ogni testo di narrativa rivela la percezione della vita del suo autore. Ci sono testi amari, imbevuti di disincanto e di sfiducia. Altri, invece, anche quando raccontano episodi drammatici, sono capaci di speranza. Ce ne rendiamo conto a partire da una bella prima stesura di un racconto di Stefania. È la storia dell’incontro tra un uomo dagli “occhi liquidi”, seduto tra alcune baracche di lamiera sotto i ponti di una tangenziale, la sigaretta in bocca e un cane tra le braccia, e una giovane donna giunta a un punto di non ritorno della sua esistenza. Una donna bisognosa a tal punto di una parola che l’aiuti a superare lo stallo in cui si è fermata la sua vita che, nel prestare attenzione a quest’uomo e nel guardarlo intensamente negli occhi, le sembra di “nuotare in un lago e più parlava più la consistenza del tempo cambiava”. [Continua »]