OpenLab virtuale – pt. 5 e 6: Conrad e Verga

Prosegue l’OpenLab nella sua versione virtuale, adatta al momento che stiamo vivendo e sperimentazione di un “modello” per la condivisione e il commento di un testo a distanza.

Marta: La linea d’ombra (Joseph Conrad)

Solo i giovani hanno di questi momenti. Non intendo i giovanissimi. No. I giovanissimi, per essere esatti, non hanno momenti. È privilegio della prima giovinezza vivere in anticipo sui propri giorni in un ininterrotto flusso di speranza che non conosce pause né introspezione.
Ci chiudiamo alle spalle il cancelletto della fanciullezza – ed entriamo in un giardino incantato. Qui perfino le ombre risplendono di promesse. Ogni svolta del sentiero ha le sue seduzioni. E non perché questa sia una terra inesplorata. Sappiamo fin troppo bene che tutti gli uomini sono passati di qui. È il fascino di un’esperienza universale da cui ci attendiamo sensazioni non comuni o personali – qualcosa che sia solo nostro.
Andiamo avanti eccitati, divertiti, riconoscendo i segni lasciati intorno a noi da chi ci ha preceduti, accettando insieme la buona e la cattiva sorte – le rose e le spine, come si suol dire – il pittoresco destino che riguarda tutti gli uomini e che riserva così tante possibilità ai più meritevoli o forse ai più fortunati. Sì. Andiamo avanti. E anche il tempo va avanti – fino a quando distinguiamo di fronte a noi una linea d’ombra che ci avvisa che bisogna lasciarsi alle spalle anche la regione della prima giovinezza.

Questo è il periodo delle vita in cui è più facile che capitino di quei momenti di cui ho parlato. Quali momenti? Be’, momenti di noia, di stanchezza, di insoddisfazione. Momenti avventati. Momenti intendi in cui, chi è ancora giovane è portato a compiere gesti avventati, come sposarsi all’improvviso o abbandonare un lavoro senza alcun motivo. [Continua »]


Arte e quarantena

Nel 1995 usciva al cinema “Hello Denise” (“Denise calls up”), un film passato troppo inosservato sull’impatto che hanno avuto i cellulari sulla vita quotidiana americana. I protagonisti si chiamano l’un l’altro programmando incontri che – per imprevisti, rinunce all’ultimo momento, contrattempi – finiscono per essere sempre rinviati.

La reperibilità telefonica “permanente” anziché facilitare la relazione sembra quindi renderla più difficile: tutti siamo “a portata di mano” e questo non solo ci basta ma è quasi preferibile alle incognite e alle frizioni dell’incontro.

Attraverso una chiave ironica e una scrittura vivace, il film descrive un passaggio epocale che sarà vissuto nuovamente dalla generazione successiva con l’arrivo dei social. Ma più che facilitata/ostacolata, sarebbe corretto dire che la relazione si trasforma coi tempi e con le tecnologie a disposizione. [Continua »]


OpenLab virtuale – pt. 3 e 4: Pascoli e Beaulieu

Prosegue l’OpenLab nella sua versione virtuale, adatta al momento che stiamo vivendo e sperimentazione di un “modello” per la condivisione e il commento di un testo a distanza.

Greta: Il focolare, in Primi poemetti (Giovanni Pascoli)

“È notte. Un lampo ad or ad or s’effonde,
e rivela in un gran soffio di neve,
gente che va nè dove sa nè donde.
Vanno. Via via l’immensa ombra li beve.
E quale è solo e quale tien per mano
un altro sè dal calpestìo più breve.
E chi gira per terra l’occhio vano,
e chi lo volge al dubbio d’una voce,
e chi l’inalza verso il ciel lontano,
e chi piange, e chi va muto e feroce.
Piangono i più. Passano loro grida
inascoltate: niuno sa ch’è pieno,
intorno a lui, d’altro dolor che grida.

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OpenLab virtuale – pt. 1 e 2: Cortázar e Berlin

In periodo di quarantena, anche molte attività di BombaCarta diventano virtuali: iniziamo con l’OpenLab, che consiste nella condivisione e nel commento di un testo.

Valerio: Istruzioni per ammazzare le formiche a Roma, in Storie di cronopios e famas (Julio Cortázar)

Le formiche si mangeranno Roma, sta scritto. Fra le lastre di pietra vanno; lupa, quale corso di pietre preziose ti seziona la gola? Da qualche parte le acque qui escono dalle fonti, le ardesie vive, i tremuli cammei che a notte fonda biascicano la storia, le dinastie e le commemorazioni. Dovremmo trovare il cuore che fa pulsare le fonti perché si premunisca contro le formiche, e organizzare in questa città turgida di sangue, di cornucopie ritte come mani di cieco, un rito di salvazione affinché il futuro si limi i denti sui monti, si trascini ammansito e senza forze, completamente senza formiche.
Prima di tutto cercheremo di individuare la dislocazione delle fonti, cosa facile perché nelle mappe a colori, nelle piante monumentali, le fonti hanno anche zampilli e cascate celesti, basta cercarle bene e iscriverle in un recinto di matita blu, non rossa perché una buona mappa di Roma è rossa, come Roma. Sul rosso di Roma la matita blu traccerà un recinto viola attorno a ogni fontana, e solo così possiamo essere certi che ci sono tutte, che ne vediamo i fiorami.

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Sospensione temporanea delle attività dal vivo di BC

Da diverse settimane la preoccupazione per il coronavirus tiene banco sui maggiori organi di informazione. Una risposta non sempre ben concertata delle istituzioni e le opinioni a volte contraddittorie degli esperti chiamati in causa rischiano di generare confusione ed eccessivo allarme nella popolazione.

Avendo diverse attività “dal vivo”, abbiamo seguito con attenzione gli sviluppi sin dalle sue prime fasi.

La situazione non va drammatizzata ma neanche minimizzata: siamo di fronte a una malattia che, al momento, non costituisce un pericolo grave per la maggior parte della popolazione. D’altro canto, sentiamo il dovere di proteggere le fasce più vulnerabili o sfortunate, di aiutare il Sistema Sanitario a gestire le emergenze e di seguire, anche più rigidamente del dovuto, le indicazioni del Ministero e degli organi competenti.

Abbiamo quindi deciso, dopo una valutazione attenta dei pro e dei contro, di sospendere le attività dal vivo per il mese di marzo e rinviarle – per il momento – ad aprile. Secondo come procede la situazione, decideremo se prendere altre iniziative: farà fede il calendario in alto a sinistra nella nostra home page e vi terremo aggiornati tramite questo sito e i nostri social (Facebook, Instagram, Twitter).

Con l’occasione, invitiamo tutti a tenersi aggiornati tramite i canali ufficiali:

e di seguire le semplici pratiche indicate dal Ministero:

È un piccolo disagio da sostenere per il bene comune. Cercheremo di “compensare” l’assenza con una più intensa attività virtuale, quindi continuate a seguirci (e, se volete, a suggerirci iniziative o attività alternative).

Grazie, ci “rivediamo” presto e avanti tutta!


“Ah, mi dispiace: ma io so’ io e voi…”

Qual è il senso del nome che ognuno di noi porta, dal momento in cui nasce fino alla sua morte?

Certamente il nome è qualcosa di tuo, ma non sei tu a sceglierlo, poiché ti viene dato; né sei tu a usarlo, nonostante serva a te per distinguerti dagli altri. Sono proprio gli altri a dare senso al nome, nel momento in cui ci viene chiesto: “Come ti chiami?”, a cui rispondiamo con facilità.

Non è altrettanto immediato rispondere alla domanda “Chi sei?” perché la mediazione del nome sparisce e ci viene richiesto qualcosa di più complesso: la nostra identità. L’identità non ci viene data, ma si costruisce nel tempo, attraverso quelle stesse relazioni con gli altri che consentono a un individuo di trovare il suo senso d’essere.

Il Marchese del Grillo può affermare “io so’ io” proprio perché si confronta con altri, che non sono nulla. Nella frase “Io so’ io e voi non siete un ca**o” la relazione si fonda su una disparità tra due parti, anzitutto numerica – tra “io” e “voi” – e in questo caso specifico sociale, poiché l’uno è marchese e gli altri sono popolo. [Continua »]


L’eternità del tempo

È nelle librerie il nuovo libro di Rosa Elisa Giangoia. Un romanzo storico (Febe. Dal tempo all’eterno) dedicato a due importanti protagoniste femminili che ci accompagnano in un racconto che si snoda fra presente e passato: Febe e la Storia stessa, quella con l’iniziale maiuscola.

Per BombaCarta Rosa Elisa è un’amica, un sostegno e una costante occasione di confronto.

A seguire la recensione di Mayra Novelo a quest’ultima fatica di Rosa Elisa, che, tra i moltissimi interessi e le mille occupazioni, è anche animatrice dell’associazione “Il Gatto Certosino”, con sede a Genova.

Nell’attuale panorama culturale può apparire davvero coraggioso il nuovo romanzo di Rosa Elisa Giangoia Febe. Dal tempo all’eterno, in quanto ripropone come tema centrale della narrazione la scelta della fede cristiana nella fiduciosa speranza della salvezza eterna.

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